Faber gennaio

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La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione"Articolo 9 della Costituzione italiana

Text of Faber gennaio

  • HOMO FABER FORTUNAE SUAE

    La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

    Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione"

    Articolo 9 della Costituzione italiana

    Anno II_numero 10Gennaio 2012

  • Direttore responsabileAmelia Beltramini

    EditoreAps FaberVia Cimarosa, 26 - 20144 Milano

    RedazioneLorenzo Aprigliano,Silvia Aprigliano,Alessandro Baggia,Bertone Biscaretti,Nicol Cambiaso,Francesca Carta,Maddalena Cirla,Chiara Francavilla,Cecilia Foschi,Marco Gardenale,Andrea Gavazzi,Giovanni Liva,Matteo de Mojana, Filippo Montalbetti,Eva Moriconi,Debora Peters,Alessandro Sarcinelli,Marcella Vezzoli,Orlando Vuono,Chiara Zancan

    CollaboratoriTaddeo Mecozzi

    Progetto_graficoLorenzo Aprigliano[lorenzo.aprigliano@hotmail.it]http://cargocollective.com/papalawrence

    DisegnatoriViola Leddi,Stefano Santamato

    CopertinaStefano Santamato

    Questo giornale, con la sua massa di parole, stato prodotto in qual-che decina dore da un gruppo di persone non infallibili, che la-vorano con pochi mezzi in una minuscola redazione e cercano di scoprire cosa successo nel mon-do da persone che a volte sono riluttanti a parlare, altre volte op-pongono un deciso ostruzionismo.Tuttavia sarete sorpresi di scoprire che gli articoli qui presenti non sono frutto di compromessi coi proprietari e gli inserzionisti, in quanto stranamente n gli uni n gli altri esistono.[di David Randall da Il giornalista quasi perfetto]

    Contattiredazione@fabergiornale.itgrafica@fabergiornale.it

    www.fabergiornale.it

    RegistrazioneRegistrazione presso il Tribunale di Milano n. 576 del 5/11/2010

    Anno IINumero 10

    Centro StampaLoretoprint, la tipografia digitaleVia Andrea Costa, 7 - 20131 MilanoTel. 02 2870026 (r.a.)[info@loretoprint.it]

    Corispondenti dallesteroAnna Crosta,Giulio di Rosa,Chiara Francavilla,Erica Petrillo

  • 3321 Buon Anno ?Un altro anno finito e come sempre si tende a ripensare al passato, a riflettere sui cambiamenti e soprattutto a progettare il futuro. Finalmente si riparte da zero ed ecco le liste di buoni propositi, ma da questanno che cosa ci aspettiamo? Nel 2011 sono cambiate molte cose: a Milano citt dopo 18 anni tornato a vincere il centro sinistra, e in Italia caduto lintramontabile governo Berlusconi; che cosa ci riserver dunque il 2012?Secondo i nostri concittadini purtroppo nulla di buono: mai come questanno gli italiani sono tanto pessimisti, 4 su 10 vedono infatti il 2012 pi nero del 2011, quasi met degli italiani valuta negativamente la propria situazione e poco pi della met pensa che il governo Monti far uscire lItalia dalla crisi.Crisi, pressione fiscale, tasse impediscono agli italiani di sognare paradisi futuri, e li forzano a concentrarsi sulla dura realt che attanaglia il bel paese.Che gli italiani si siano svegliati? Forse stata proprio la caduta dell uomo simbolo dellottimismo, lui che la crisi non si sente, che i ristoranti sono sempre pieni, che lottimismo il profumo della vita? Sar la sua caduta che ci ha fatto aprire gli occhi?Non si sa, ma finalmente il momento di tornare a fare i conti con la realt, con una-mara verit, verit dalla quale dovremmo ripartire, forse lunica che ci pu salvare, perch ora come ora bisogna avere voglia di verit.

    Francesca Carta

    faberg

    iorna

    le.it

  • 4Faber_indice

    faber_Teatro/5IL TEATRO AI TEMPI DELLA CRISIdi Matteo de Mojana e Eva Moriconi faber_Viaggi/22

    L'ELOGIO DELL'IMPREVISTOdi Erica Petrillo

    faber_Cultura/26ALL'OMBRA DELL'ULTIMO SOLEFrancesca Carta

    faber_Cultura/27 RECENSIONE DEL LIBRO 1Q84 DI MURAKAMI HARUKIdi Marcella Vezzoli

    faber_lultima parola/28MEMORIAa cura di Silvia Aprigliano

    faber_Teatro/12C'ERA UNA VOLTA... di Silvia Aprigliano

    faber_Milano/16I GAS, GRUPPI DI ACQUISTO SOLIDALE: UN MODO ALTERNATIVO DI CONSUMAREdi Chiara Zancan

    faber_Musica/19GOTHAM CITYLA MILANO DI CANOdi Marco Gardenale

    faber_Milano/14SEA E SERRAVALLE TANGENZIALIdi Taddeo Mecozzi

  • 5Faber_Milano

    faberg

    iorna

    le.it

    IL TEATRO AI TEMPI DELLA CRISISempre pi fragile leconomia dello spettacolo. Ma non tutti sono daccordo a parlare di crisi del teatroa cura di Matteo de Mojana e Eva Moriconi

  • 6ria, in attesa di un bando pubblico, ma agli anima-tori della protesta questo non bastato. In attesa della nascita vera e propria della Fondazione, gli occupanti intendono sperimentare nuove forme di direzione artistica, laboratori e corsi di forma-zione, dando libero spazio alla musica, al cinema e alla danza. Molte le personalit di spicco dello spettacolo che hanno presenziato per garantire il proprio appoggio alla protesta, cos come molti tra addetti ai lavori e semplici curiosi hanno fatto presenza,.

    MILANO

    A Milano invece si invece tentato di rivendicare uno spazio da troppo tempo inerte: il Teatro Li-

    rico di via Larga. Il 7 dicembre un gruppo molto eterogeneo di artisti, esponenti di collettivi uni-versitari e centri sociali, ha sfilato con un piccolo corteo da piazza Fontana fino al teatro. Presenti circa 300 persone; poche ma molto decise e fidu-ciose. Molti erano in abito elegante, a scimmiot-tare la prima della Scala in programma per lo stesso giorno; altri manifestanti andavano in giro sui trampoli, una banda di ottoni suonava, alcuni attori hanno improvvisato un reading.Nella piazza cera un diffuso disagio. L'arte gli artisti: non uno slogan. ma una possibilit che non si mai tentata veramente hanno detto al-cuni manifestanti. Avete sbagliato per decenni, ora date la possibilit a noi di farlo almeno una volta, creare un laboratorio di idee aperto e in centro citt, con vetrine trasparenti e non oscu-rate dagli aliti degli interessi. Non sono mancate le polemiche: La Scala: uneccellenza che siamo orgogliosi di avere qui a Milano, ormai un centro occupato dai banchie-ri, ma noi paghiamo la sua sopravvivenza

    ROMA

    Dal 14 giugno 2011 il Teatro Valle di Roma oc-cupato. I lavoratori dello spettacolo hanno com-piuto questo gesto dopo lultima finanziaria, che ha abolito lEnte teatrale italiano. Il Valle rischia di venire affidato a privati che ne tradirebbero lidentit di spazio dedicato alla scena contem-poranea internazionale. Il 20 ottobre scorso sta-to presentato lo Statuto della Fondazione teatro Valle bene comune, con il quale gli occupanti si sono prefissi di fare del teatro un luogo dedicato alle drammaturgie italiane e contemporanee, ol-tre che di formazione per tecnici di palcoscenico. Lassessore alle politiche culturali Dino Gasperi-ni ha assicurato che la stasi del Valle sar transito-

    QUALCOSA SI MUOVEFaber_Teatro

    Gli occupanti del Teatro Valle si sono prefissi lobiettivo di fare del teatro un luogo dedicato alle drammaturgie italiane e contemporanee

    La Scala: un eccellenza che siamo orgogliosi di avere qui a Mi-lano, ormai un centro occupato dai banchieri, ma noi paghia-mo la sua sopravvivenza

    In questa pagina: Il Teatro alla Scala, luogo sacro della cultura per eccellenza (foto di Matteo de Mojana)

  • 7teatri grandi e piccoli. La ripartizione del Fus ha pi o meno le stesse proporzioni da vari anni, e questo la dice lunga sullinteresse dello Stato; nessuno sembra essersi preoccupato di capire dove servissero finanziamenti e dove invece si dovesse tagliare, cos si preferito aggirare il problema puntando sul privato. Dal grafico che vi proponiamo salta subito allocchio la spropor-zione tra la lirica e le altre forme di spettacolo dal vivo. Senza togliere nulla alla bellissima tradizione lirica italiana, impensabile che un cantante della Scala per una serata venga pagato come tutti i 40 artisti che lavorano ogni anno per la nostra compagnia prosegue Carni. In merito si pronuncia anche Escobar: Il mon-do della prosa ha difficolt a pagare gli stipendi e poi ci sono i luoghi sacri che i politici ricono-scono come landmark: non parlo solo della Sca-la, che un teatro contro cui non ho niente da dire.

    COME SE NON BASTASSE...

    di danaro privato, e ci credo. Chi non paga le tas-se va in galera. Meglio investire sul teatro o farsi portare le arance? Da noi le leggi sulle donazioni sono ridicole, vietano persino la pubblicit del donante. E perch?

    SEMPRE PI VERSO IL PRIVATO

    Le realt teatrali fanno sempre pi affidamento su fondi privati. Lorenzo Carni, direttore di pro-duzione della compagnia Atir di Milano, ci ha riferito un chiaro esempio di questo fenomeno: La Fondazione Cariplo ci ha finanziato i primi tre anni al Teatro Ringhiera, facendo quello che dovrebbero fare i finanziamenti pubblici, cio aiutarti in una fase di start up. Per analizzare meglio la questione bisogna stare attenti a non confondere le varie realt: prosa, lirica, balletto,

    I FONDI PER LO SPETTACOLO

    Il tema complesso e molto articolato spiega Leone Barilli, ballerino del Maggio Fiorentino. Ogni ambito artistico ha avuto i suoi tagli e le sue modifiche regolamentari Dallultimo stan-ziamento del Fus (Fondo unico per lo spettaco-lo) lItalia risulta investire nello spettacolo meno dello 0,2% del Pil; cifra che, confrontata con altri paesi europei, induce a riflettere. La Francia e la Germania per esempio investono circa dieci volte tanto. La tendenza sembra quella a preferi-re il finanziamento privato tagliando risorse del pubblico, ma questo colpisce soprattutto le pic-cole realt. Si fa un gran parlare, dicendo che il teatro va fatto solo col denaro privato sostiene Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro di Milano. Citatemi un paese che non sia finan-ziato dal denaro pubblico con fondi almeno 3 o 4 volte quelli dellItalia. Il finanziamento dellO-den di Parigi 4 volte quello del Piccolo;il fi-nanziamento alla cultura in Inghilterra 5 volte quello italiano. Il Metropolitan di New York vive

    faberg

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