Faber Marzo

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Per rimanere liberi bisogna, a un bel momento, prendere senza esitare la via della prigione.

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  • HOMO FABER FORTUNAE SUAE

    Per rimanere liberi bisogna, a un bel momento, pren-dere senza esitare la via della prigione.

    Giovannino Guareschi

    Anno I_numero 04Marzo 2011

  • Direttore responsabileAmelia Beltramini

    EditoreAps FaberVia Cimarosa, 26 - 20144 Milano

    RedazioneLorenzo Aprigliano,Silvia Aprigliano,Alessandro Baggia,Bertone Biscaretti,Nicol Cambiaso,Maddalena Cirla,Cecilia Foschi,Andrea Gavazzi,Matteo Legnani,Taddeo Mecozzi,Matteo de Mojana, Filippo Montalbetti,Erica Petrillo,Giulio di Rosa,Alessandro Sarcinelli,Matilde Sponzilli,Marcella Vezzoli,Orlando Vuono

    CollaboratoriAnna Crosta, Redazione Bologna,Alice Vita,Camilla Dogliotti,Luca Boniardi

    Progetto_graficoLorenzo Aprigliano[lorenzo.aprigliano@hotmail.it]

    FotografiAnna Crosta,Francesco Criscione,Giovanni Trabucco,Costantino Balbo

    DisegniLaura Adorno,Giuseppe Di Lernia,Laura Forghieri

    CopertinaGIOVANNI TRABUCCO

    Questo giornale, con la sua massa di parole, stato prodotto in qual-che decina dore da un gruppo di persone non infallibili, che la-vorano con pochi mezzi in una minuscola redazione e cercano di scoprire cosa successo nel mon-do da persone che a volte sono riluttanti a parlare, altre volte op-pongono un deciso ostruzionismo.Tuttavia sarete sorpresi di scoprire che gli articoli qui presenti non sono frutto di compromessi coi proprietari e gli inserzionisti, in quanto stranamente n gli uni n gli altri esistono.[di David Randall da Il giornalista quasi perfetto]

    Contattiredazione@fabergiornale.itgrafica@fabergiornale.it

    www.fabergiornale.it

    RegistrazioneRegistrazione presso il Tribunale di Milano n. 576 del 5/11/2010

    Anno INumero 4

    Centro StampaLoretoprint, la tipografia digitaleVia Andrea Costa, 7 - 20131 MilanoTel. 02 2870026 (r.a.)[info@loretoprint.it]

  • 3UNA MILANO INSOPPORTABILE.100 SUICIDI ALLANNO E 50 MILIONI DI PILLOLE ANTIDEPRESSIVE.Buona parte dei cittadini preferisce sentirsi dire che in citt tutto fila liscio. La sin-gola notizia non deve contraddire i sentimenti dei lettori o spezzare lo status quo. Anzi, deve rassicurarlo. Cambiare opinione costa sacrifici, costringe a pensare. E non sempre si ha il tempo di farlo. La conseguenza potrebbe essere: il giorna-le non lo compro pi!, perch tocca la coscienza del lettore. Leditore lo sa bene quanto lo sanno degli scrittori, che vedono a rischio il loro stipendio. Mettere pulci nelle orecchie dovrebbe invece far parte del servizio che i giornalisti offrono ai loro lettori.

    I cittadini che invece vogliono guardare, potrebbero non essere abbastanza forti per reggere lo spettacolo scalpitante del malessere sociale manifestato dagli abitan-ti di Milano di tutte le fasce di et. Lo dimostrano i numeri. I malati di depressione della citt sono 85 mila (fonte: Centro depressione donna del Fatebenefratelli di Milano). Depressione che spesso raggiunge lapice nelle fermate metropolitane: 1 giugno 2010 una diciassettenne a Porta Venezia, il 26 novembre 2010 a Pagano, il 18 febbraio 2011 a Inganni: tre fermate, tre suicidi.Poi ci sono coloro che preferiscono gettarsi e nel 2010 successo 3 volte e 2 nei primi 2 mesi del 2011: il 12 gennaio dalla finestra del liceo Einstein; il 18 maggio del liceo Volta, il 20 giugno da un balcone di via Papiniano, e l8 gennaio dal davan-zale di un bagno in corso Monforte. Oppure da una guglia del Duomo, nel cuore pulsante della citt, sotto gli occhi di centinaia di passanti, lennesimo suicidio di un 24enne, l8 febbraio 2011 scorso.

    Il disagio in continuo aumento. Nel 2007 a Milano serano verificati 95 suicidi, 50 dei quali per precipitazione, 18 per impiccagione/soffocamento, 8 per armi da fuoco o esplosivi.Le chiamano sindrome bipolare, psicosi maniaco depressive etc., e spesso ven-gono spacciati come la fonte unica e il motivo sufficiente a scatenare un gesto estre-mo come il suicidio. Ma sono le complicazioni e i risultati di un sistema, che forse per alcuni aspetti insopportabile.Difficilmente la colpa viene attribuita alla citt, alla mancanza di prospettive che offre, al senso di soffocamento che pu produrre, alla difficolt di scorgere pro-spettive.Milano attira senza fatica lavoratori e turisti. una citt schietta, chi non gradisce pu starne fuori.E i rimedi? Difficile trovarli quando si tutti un po responsabili.In una lettera aperta alla citt il candidato alle comunali Giuliano Pisapia pone la questione: Pu un sindaco aiutare a essere pi felici? Io credo di s. Il metodo pi efficace sembra invece chiudere gli occhi e far finta di niente.

    Matteo Legnani

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  • 4Faber_indice

    faber_Milano /5UNA VITA DIETROLE SBARREdi Alessandro Sarcinelli

    faber_Milano/16LOVE IS ALL WE NEEDdi Erica Petrillo

    faber_cooperazione/26R.D. CONGO: ASSISTENZA INTEGRATA AGLI EX SFOLLATI di Camilla Dogliotti

    faber_lultima parola/30SBARREa cura di Silvia Aprigliano e Alice Vita

    faber_cultura/28RECENSIONE A LAMORE CARNIVORO E SANGUINARIO DI SALOMdi Matteo de Mojana

    faber_Milano/18STORIE AL CIOCCOLATOdi Cecilia Foschi

    faber_Bologna/21COGITO ERGO EDOa cura della redazione di Bologna

    faber_Milano /8LINVASIONE BIANCAdi Andrea Gavazzi

    faber_Milano /10ECOMAFIE. INTERVISTA A ANTONIO PERGOLIZZIdi Orlando Vuono

    faber_Milano /14MILANO UCCIDEdi Luca Boniardi

  • 5Faber_Milano

    UNA VITADIETRO LE SBARRE

    VIAGGIO NEL MONDO DELLE CARCERI:

    DALLA PERDITA DELLA COGNIZIONE DEL TEMPO

    FINO AL SUICIDIOarticolo di Alessandro Sarcinelli

    illustrazione di Giuseppe Di Lernia

    LENTRATAEntrare in un carcere come venire inghiottiti da un mostro. Don Pietro Raimondi, cappella-no di San Vittore definisce cos il primo impatto con la galera. La puzza di aria stantia, di fumo, di cibo e di sporco accumulatasi negli anni, i muri vecchi ammuffiti e loscurit sono il biglietto da visita della casa circondariale milanese.I detenuti entrano da una porta secondaria e vengono condotti in una cella tra le centinaia

    presenti nei sei bracci che si snodano dal corpo centrale.Difficilmente si rendono conto in che punto della struttura si trovano e perdono presto il senso dellorientamento; una piccola porzione di cielo grigio e qualche tetto visibile dalle pic-cole finestre delle celle rimangono lunica im-magine reale del mondo dei liberi.Tuttavia ad allontanare i carcerati dalla realt soprattutto lassenza di un ritmo della vita: Gio-ved e Domenica sono uguali. Il giorno non ini-

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    cala lolfatto per sentire meno la puzza di car-cere; successivamente, ludito si abbassa per difendersi dai rumori sordi del carcere come le urla e lo sbattere delle porte. Inoltre diverse malattie della pelle colpisco-no i detenuti. Il tuo confine non pi quello della tua casa, non pi quello della tua stan-za, perch non ne hai una tua. il tuo confine la tua pelle, che si irrigidisce creando una sorta di corazza, Pietro Raimondi spiega cos le per-centuali dei malati di psoriasi quasi doppie tra i carcerati rispetto al resto della popolazione.La caduta dei capelli infine conclude il quadro di queste preoccupanti reazioni psicosomatiche.

    LASSENZA DI PRIVACYIn una cella si vive in sette. I muri sono tap-pezzati da foto di donne nude, rosari, croci e scritte in diverse lingue. Non c una cucina e si costretti a cucinare in bagno. Non ci sono n tavoli n sedie e non possibile stare in piedi

    zia e non finisce mai. E in questo modo il tempo si trasforma presto in un eterna attesa. C chi attende lora daria, chi il colloquio e chi il pro-cesso. Non un caso che una delle richieste pi fre-quenti, ancora pi delle sigarette, siano gli oro-logi. Le lancette che scorrono diventano lunica testimonianza dello tempo che passa. Per chi, invece stato condannato allergasto-lo, spazio e tempo diventano concetti privi di significato: Guardo allergastolo che mi porto addosso, al suo interno non esiste principio n fine, n prima n dopo, cio alcun tempo. N sopra n sotto, cio alcuno spazio. Una dimen-sione di assoluto e di niente, di vuoto e di pieno, di peccato e di disgregante follia.Il carcere cerca di assimilarti allambiente. Gra-dualmente il corpo del detenuto reagisce al luogo in cui costretto e i cinque sensi si mo-dificano. In primo luogo la vista comincia a calare visi-bilmente a causa delloscurit. Allo stesso modo

    tutti contemporaneamente. Quindi, da un certo momento la branda diventa il mondo del car-cerato. In branda si dorme, si mangia, si fuma e si aspetta. In queste condizioni la privacy non esiste pi. La vita affettiva di un detenuto limitata, nel miglior dei casi, a un bacio alla settimana in luogo pubblico. lamore in carcere? Quando mai?al massimo c la perversione, lo sfogo ani-malesco, la prostituzione. Queste le riflessioni di un detenuto dopo essere entrato in permesso premio in un carcere femminilie. Ma in una cella anche solo esternare le proprie emozioni diventa quasi impossibile. Spesso i detenuti aspettano lora daria per rimanere da soli in cella e scoppiare in pianti lunghi e libe-ratori, evitando cos di apparire deboli davanti agli altri.

    FOTOCostantino Balbo

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    LA FUGA comprensibile quindi che la fuga sia una pen-siero ricorrente nella mente di un carcerato; ma spesso si trasforma in ossessione.Drogarsi il modo pi facile per fuggire o alme-no attenuare la disperazione della detenzione. La droga in carcere c. Don Pietro Raimondi ne sicuro : Entra la droga? Certo! Come en-tra laria entra anche la droga. Come non lo so. Invece A.S., agente penitenzario, preferisce non rispondere alla domanda su come vengono elu-si i controlli.Daltra parte quando la materia prima scarseg-gia ci si droga lo stesso: ci si inala la bomboletta del gas; si ruba la terapia al vicino; si usano le gocce chiedendo al dottore altre