L'uomo che voleva essere pittore - giorgio piacenza Dassu - l'uomo che divenne pittore

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arte e amicizia nella torino degli anni sessanta

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  • luomo che divenne pittore

    arte e amicizia nella torino degli anni sessanta

    luomo che voleva essere pittoreGiorgio Piacenza

    Dassu

  • Galleria del Ponte

    Giorgio Piacenza

    Dassu

    Torino, 2 ottobre - 7 novembre 2009

  • Giorgio Piacenza con Michel Tapi nello studio di Strada Superga. 1963. (foto F.Aschieri)

    arte e amicizia nella torino degli anni sessanta

    luomo che voleva essere pittore

  • luomo che divenne pittore

    arte e amicizia nella torino degli anni sessanta

    luomo che voleva essere pittoreGiorgio Piacenza

    Dassu

    a cura di Claudio Dapr

  • 4 5

    Questa mostra stata fortemente voluta

    dalla famiglia del pittore Dassu.

    Un particolare ringraziamento

    alla nipote Marina

    senza la quale

    non sarebbe stata possibile.

    Dassu riflesso in uno specchio di Franco Assetto.Biella 1967.

    La Galleria del Ponte inaugura nel 1989 con la mostra omaggio a Torino da allora persegue lobbiettivo di documentare ed approfondire le vicende dellarte moderna a Torino nellarco del Novecento.

    Galleria del PonteCorso Moncalieri 3 (Gran Madre)10131 Torino tel+fax 011 819 323 3galleriadelponte@fastwebnet.it

    Catalogo a cura di Claudio Daprclaudio.dapra@tin.it

    Testi di:Marina Mancini marmalau@libero.it

    Pino Mantovani

    Claudio Dapr

    Fotografie: Archivio DassuProgetto grafico: Claudio Dapr

    Realizzazione e stampa: Graffio, Borgone (To)studiograffio.it

    Marina Mancini - Edizioni del Graffio

  • 4 55

    Sono passati 99 anni dalla nascita di Giorgio Piacenza e 40 anni da quando morto il pittore

    DASSU, forse nel rinascimento questi numeri sarebbero stati giudicati importanti parlando

    di un artista, forse un logico matematico ne trarrebbe ipotesi.

    Voglio ricordare lo zio Giorgio prima di tutto come era per noi: si andava nei giorni di festa a

    trovarli nella villa di Superga, il giardino era bellissimo, in fondo, in basso verso la valle, quasi

    nascosto, cera lo studio. Lo zio era sempre rintanato l. Si entrava a salutarlo, ci si fermava

    poco per non disturbarlo, la pittura per lui era la vita, la produzione artistica era complessa,

    a volte sembrava scontroso perch stava molto male e ci metteva in soggezione; sbirciava-

    mo rapidamente il grande studio misterioso pieno di giochi non adatti a noi e poi dovevamo

    uscire. Solo poche volte, con la zia potevamo impastare la creta, smaltarla con tutti quei

    colori insperati conservati nelle anfore da farmacista in fila su uno scaffale e poi metterle nel

    forno e aspettare dopo qualche giorno il miracolo dellamalgama dei colori.

    Alcune cose meravigliose che lui faceva uscivano dallo studio, le vedevamo nella villa in-

    sieme alla grande collezione di quadri dei suoi amici artisti, ce nerano anche nelle case di

    parenti e amici, fece anche qualche mostra, ma lontano e non le abbiamo viste.

    Giorgio Piacenza con Adriana e Michel Tapi nel giardino di Superga con il grande ikebana e la calligrafia di Sofu Teshigahara. 1963.(foto F.Aschieri)

    Marina Mancini

    luglio 2009

    Ciao, DASSU!

  • 6Ricordo con profonda emozione lincredibile performance/happening di Sofu Teshigahara

    che costru lIkebana gigante in quel giardino, ospite, lui e le sue grandi sculture, nel 1963

    degli zii Giorgio e Adriana.

    Dopo la sua morte la zia si trovata una grande cosa da gestire: la sua personalit e la sua

    enorme opera lo manteneva vivo, sono state fatte nel tempo diverse mostre, pi di quelle

    a cui stato presente in vita. Mostre che soprattutto hanno sempre fatto sentire la sua

    presenza nel ricordo profondo ed affettuoso di quanti lhanno conosciuto.

    Questa mostra diversa: ho trovato delle persone che non lo hanno conosciuto, ma forse

    riescono a capirlo meglio di noi. Mi stanno insegnando il lungo ed attento percorso da lui intra-

    preso per diventare pittore, la sua attenzione per il mondo dellarte antica e moderna, lumilt

    nel chiedere consiglio a quanti riteneva degni di ascolto, la lunghissima e profondissima speri-

    mentazione sulla forma, sulla tecnica e sulla materia dellarte, la sua modestia nel presentarsi

    come artista solo quando aveva raggiunto gusto, capacit e professionalit ben superiori a

    molti che lo facevano per mestiere, solo ora provo a interpretare il suo profondo inserimento

    nel panorama artistico torinese e mondiale in un periodo denso di polemiche e di novit.

    Voglio ricordare zio Giorgio industriale, collezionista e mecenate, capace, come ricordava

    Michel Tapi, di coltivare anche larte di vivere e lamicizia, con questo omaggio al Dassu

    sperimentatore materializzato in queste opere che vogliamo offrirvi come percorso di un

    vero artista poco conosciuto, perch schivo ed estraneo, per scelta, al mercato dellarte del

    suo tempo, ma che ben rappresenta un tassello nella cultura torinese degli anni 60 conta-

    minata dall art autre.

    La zia Adriana Bechis Piacenza, che ci ha lasciati da poco, ha passato il testimone proprio a

    me per la cura e la pubblicizzazione dellintera memoria e collezione, e anche di ci le sono

    profondamente grata.

    Ringrazio il destino che mi ha fatto incontrare al momento giusto e in modo fortuito quelli

    che sono diventati miei amici, consiglieri e collaboratori competenti nel momento in cui do-

    vevo salvare lingente quantit di quadri accatastati in un garage in riva al Po, a rischio per

    lumidit provocata dallalluvione.

    Ringrazio gli amici Stefano e Fabrizio che ne hanno resa possibile la salvaguardia e la con-

    servazione materiale, Claudio Dapr, entusiasta consigliere, architetto e curioso studioso,

    Stefano Testa e la Galleria Il PONTE che sono convinti delleccezionalit dellopera di DASSU,

    il pittore e critico Pino Mantovani che propone unanalisi dellartista e di quel fecondo periodo

    artistico e culturale di una Torino aperta al mondo.

    Ringrazio Anna Guasco che ha fornito materiali utili e scritti del padre Renzo, che fu gran-

    de amico dei Piacenza, che ne conserv la memoria e che cur la catalogazione dellintera

    opera di Dassu.

  • 7Dassu allinaugurazione della mostra Struttura e stileGalleria dArte ModernaTorino 1962

    Giorgio Piacenza nello stabilimento TT di Moncalvo.

  • 8Due pagine del diario del 1967da Giorgio Piacenza Dassu 1988

  • 9Non si pu ricominciare che da Renzo Guasco: dal saggio Ricordi di unamicizia pubblicato sul-

    la monografia del 1975 e dallinedito dattiloscritto (una ventina di pagine fitte) senza n titolo

    n data, che riporta ampi stralci dai diari, redatti da Giorgio Piacenza su certi taccuini regalatigli

    dallamico pittore Wilhelm Wessel nel 66. I due scritti di Guasco sono ben distinti, anche se

    hanno in comune interi brani (il taglia e incolla era tecnica consueta per Renzo). La differenza ri-

    guarda innanzi tutto il tono complessivo: il primo scritto gi nel titolo insiste sul coinvolgimento

    personale (ricordi, amicizia); il secondo imposta il commento critico con metodo pi oggettivo,

    puntando sui dati interni al lavoro (intenzioni e informazioni analitiche sui procedimenti) . Una

    chiave inoltre rappresentata dal differente utilizzo di due sogni dellartista.

    Nel saggio pubblicato, i sogni, rispettivamente del 26 aprile 66 e del 23 marzo 68, si col-

    locano in sequenza, quasi a conclusione del discorso, e servono a porre i termini di una sen-

    sibilit particolarmente intensa, eccitata dalla malattia e dalla sofferenza ma anche regolata

    da una sublimante maturazione. Nello stesso saggio, Guasco accompagna i due sogni e in un

    certo senso li chiarisce riportando una annotazione di Piacenza del 30 agosto 67, a margine

    di una visita alla tomba della madre mancata 15 anni prima: Oggi penso a mia madre con la

    tenerezza di sempre, ma senza langoscia. Sento che il desiderio di realizzare qualcosa di mio

    deve tener conto di queste sensazioni. Amore - Affetto - Amicizia - sono le sole cose in cui

    ho sempre creduto e che oggi sento vicine perch sono dentro di me. Sarebbe dunque dal

    cortocircuito tra sensazioni intimamente elaborate e desiderio di realizzare qualcosa di mio

    che scaturirebbe la necessit di un lavoro non descrittivo, non illustrativo di contenuti o con-

    cetti anteriori allesecuzione dellopera e distinti da questa, autosignificante, tanto che la

    convinzione faticosamente acquisita della capacit rivelatrice delloperare esclude laccom-

    pagnamento verbale (lultima annotazione dedicata alla pittura del 29 ottobre 1967).

    Nel dattiloscritto inedito, i due sogni sono invece distanti nel rispetto della cronologia (ci

    sono di mezzo circa due anni). Consapevole dellimportanza della scelta, lo stesso Guasco

    Del mio lavoro non ho nessuna sicurezza... Non ho sicurezza, ma solo certezze ... Ho la certezza che il mio lavoro comunque esso sia autentico, autentica manifestazione di me chiunque io sia. Sono certo che si rivela nel rigore, in rigore faticosamente cercato, mai raggiunto in assoluto... Lautenticit in sostanza questo rigore... Tutta la mia certezza gratuita...

    (Mario DAdda, Settantanni di vita,1972. Un altro ignoto autentico artista, separato consapevole senza illusioni).

    Pino Mantovani

    Felicit e sofferenza per una vocazione

  • 10

    sottolinea: Avevo pensato, in un primo momento, di pubblicare [i due sogni] uno di seguito

    allaltro, isolandoli dal resto del diario; poi ho preferito lasciarli al loro posto [cio allinterno

    del diario, in mezzo a ben diverse annotazi