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Le Officine Slanzi

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PresentazioneL’IDEAZIONE DELLA MEDAGLIA DEDICATA ALLE OFFICINE SLANZINota dell’autore Romano Pelloni.Per la medaglia del nuovo secolo è stato scelto il tema delle OFFICINE SLANZI, nate e sviluppatesi nel cuore di Novellara, si può dire a ridosso della chiesa parrocchiale.Per il fronte della medaglia ho quindi scelto la visione del grande complesso industriale colta dall’alto in una prospettiva “a volo d’uccello” che partendo dalla parrocchiale in basso si sviluppa con una trama ortogonale elegante e significativa come testimonianza storica, visto che l’intero complesso è stato abbattuto al concludersi dell’attività negli anni novanta.Tutt’intorno la scritta CIRCOLO FILATELICO NUMISMATICO “L. ORSI” NOVELLARA 2001.Nel retro è invece il marchio della ditta, che con la sua ruota dentata ci riporta le atmosfere della prima industrializzazione, a campeggiare nel cielo delimitato da un profilo della città.In basso la Pompa idraulica, emblema del più fortunato prodotto delle Officine e sotto la scritta “OFFICINE SLANZI”. Una medaglia che bene ricorda il secolo appena chiuso e i benefici sociali e il ruolo che la Ditta ha avuto per lo sviluppo di NOVELLARA. Romano Pelloni

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  • 1. CIRCOLO FILATELICO NUMISMATICO L. ORSI NOVELLARA GIAN PAOLO BARILLILe Officine Slanzi

2. Con il contributo di 3. CIRCOLO FILATELICO NUMISMATICO L. ORSINOVELLARA GIAN PAOLO BARILLILe Officine SlanziTIPO-LITO LUGLI - NOVELLARA2001 1 4. Le man enfumegdeEl vis tut negriCon doi padele nadeE n parolet sbusEl parolot el giraPer guadagnar na lira (Quirino Bezzi)Le mani affumicate/ col viso annerito/ due pentole malandate/ed un paiolo bucato,/ il ramaio cammina e cammina/ per gua-dagnarsi una lira/ 2 5. PresentazioneLIDEAZIONE DELLA MEDAGLIA DEDICATA ALLE OFFICINE SLANZINota dellautore Romano Pelloni.Per la medaglia del nuovo secolo stato scelto il tema delle OFFICI-NE SLANZI, nate e sviluppatesi nel cuore di Novellara, si pu dire aridosso della chiesa parrocchiale.Per il fronte della medaglia ho quindi scelto la visione del grandecomplesso industriale colta dallalto in una prospettiva a volo duc-cello che partendo dalla parrocchiale in basso si sviluppa con unatrama ortogonale elegante e significativa come testimonianza stori-ca, visto che lintero complesso stato abbattuto al concludersi del-lattivit negli anni novanta.Tuttintorno la scritta CIRCOLO FILATELICO NUMISMATICO L. ORSINOVELLARA 2001.Nel retro invece il marchio della ditta, che con la sua ruota dentataci riporta le atmosfere della prima industrializzazione, a campeggia-re nel cielo delimitato da un profilo della citt.In basso la Pompa idraulica, emblema del pi fortunato prodottodelle Officine e sotto la scritta OFFICINE SLANZI.Una medaglia che bene ricorda il secolo appena chiuso e i beneficisociali e il ruolo che la Ditta ha avuto per lo sviluppo di NOVELLARA. Romano Pelloni 3 6. GLI SLANZIGli Slanzi sono arrivati a Novellara dal Trentino nella prima metdellOttocento. Nel 1861 cerano tre nuclei famigliari: di Giovanni, diStefano e di Antonio; i primi due facevano i ramai il terzo il traffi-cante, il commerciante. Tutti provenivano da Vermiglio o da Fucinedi Ossana nella Val di Sole e tutti facevano capo a un unico progeni-tore, Marcantonio. Erano sudditi dellimpero austriaco. Similmente a quanto accadeva pressoch ovunque nelle zone mon-tane, gli uomini erano abituati a passare altrove una parte dellannoper integrare gli insufficienti bilanci famigliari. Tra questi cerano an-che i ramai che per costituivano una categoria a parte, non sempredi gente povera, piuttosto di artigiani specializzati che spesso eranoanche mercanti.Cesare Battisti, il patriota martire della Prima guerra mondiale, ci halasciato alcune interessanti note sui calderai che nel dialetto usualetrentino vengono detti paroloti.Il contingente maggiore di questi paroloti dato dai comuni di Ca-stello, Cogolo, Termenago, Pellizzano, Ossana e Peio. Essi emigra-no (ed un tempo tale emigrazione era assai maggiore dellattuale) dipreferenza nel veneto, nelle Romagne e in Toscana, pur non trala-sciando le altre terre italiane e la Francia. Ogni paroloto parte conuno o pi famei [famigli] e fa il magnano [fabbro] girovago, vendi-tore ed aggiustatore di utensili di rame, prendendo in compenso poipropri servigi e per le merci che vende non solo denari, ma cibarie,stoffe ecc., per cui alla sua volta il paroloto si trasforma in venditoredi mercanzie.I pi facoltosi fra i paroloti tengono aperto negozio in una citt enaturalmente alcuni di loro, fatta fortuna, si stabiliscono permanen-temente fuori della patria.Si pu dire che, comune per comune, i paroloti dellalta Val di Soleseguono speciali vie nelle loro peregrinazioni. Ad esempio quelli diPellizzano si riversano di preferenza a Venezia e a Padova; Modena,Reggio e Bologna sono la meta di quelli di Pejo; Pisa di quelli diTermenago; Firenze di quelli di Castello.Fino agli ultimi decenni essi furono i grandi monopolizzatori dun4 7. commercio e interessava loro mantenere il segreto pi rigido su diesso e poter fra loro scambiarsi, senza che altri lo capisse, idee,consigli, quando si trattava di barattare, vendere, comperare. Comenomadi erano e sono pi esposti alla sorveglianza delle autorit;come operai infine avevano ed hanno un gergo che si tramandanodi padre in figlio.Questi paroloti di Val di Sole, in qualunque parte del mondo si ritro-vino, comunicano fra loro col tarm.E la triplice qualit di nomadi, di mercanti e di operai che li ha spintia crearsi un linguaggio proprio .Ecco dunque, senza bisogno di andarla a cercare chiss dove, laspiegazione del come e del perch gli Slanzi vennero in paese e vi sistabilirono.A questo punto appare utile e interessante tracciare un albero gene-alogico. Un notevole aiuto venuto dalle ricerche effettuate da MariaTeresa Slanzi e Vanni Mariotti ed anche dagli appunti lasciatimi daArrigo Slanzi; un preziosissimo contributo per ricostruire le relazionidi parentela venuto dalle sorelle Ada e Miriam Slanzi di Vermigliofiglie di un Guglielmo, meccanico nel loro paese (gli Slanzi, eviden-temente, la meccanica ce lhanno nel sangue). La bottega degli Slanzi nel 1923 con fogon e ramin in bella mostra5 8. 6Albero genealogico semplificato della famiglia SlanziMARCANTONIO ALTRIMATTEOGIOVANNIGIUSEPPE ALTRIANTONIOMATTEO ANTONIOALTRI FRANCESCOSTEFANOGIOVANNIGIUSEPPEANTONIO ANTONIO GIUSEPPE GUGLIELMO ANGELA LUIGI VIRGINIAIOLE PIA ENNIO GUERRINO GUGLIELMO M. ANTONIETTA ANTONIOERIO CLEMENTINAELENAANNA M.LUISA MIRIAM ADA GIUSEPPEANGELA GIUSEPPE GUGLIELMA LUIGI FRANCESCO PIETRO VIRGINIAWALTER ARRIGOWILLIAM M.ANTONIETTA M.TERESA GIAMPIETROVALENTINA LUIGI PAOLAGIAMPAOLO 9. Casa Slanzi in Corso Garibaldi, anni 30Stefano SlanziDi recipienti di rame e della loro riparazione cera sempre bisognoovunque, qui da noi in particolare dove la lavorazione lattiero case-aria era antica di secoli e si stava sviluppando in senso artigianaleintensivo.Di fatto Stefano Slanzi, perch della sua famiglia che ci interesse-remo in modo particolare, arriv tra 1833 e 1834 e in quellannoprese stabile dimora. Aveva ventanni, una grande abilit nella lavo-razione del rame, uninnata predisposizione per la meccanica e tan-ta voglia di lavorare. Nel 40 spos Maria Bedogni da cui nacquerootto figli: Antonio, Clementina, Elena, Giuseppe, Angela, Giovanni,Virginia e Guglielmo. Nel 1835 risulta gi in funzione una bottega dafabbro che si dedica alla lavorazione, riparazione e stagnatura direcipienti di rame.Una fattura del 1847 ci dice che lofficina artigianale si evoluta innegozio di ferramenta. Il documento fa riferimento a chiodi e ferrovenduti a peso. 7 10. Era in corso Garibaldi, che allora si chiamava contrada della Torre, eoltre alla fabbricazione di pentolame per uso domestico si era spe-cializzato nella costruzione di caldaie di grandi dimensioni per casei-fici e in quella che oggi chiamiamo assistenza tecnica.Il titolare dellattivit era allepoca Antonio, primogenito di Stefano,che risulter ancora attivo nel 1889. Unaltra fattura, inviata a Gan-dini Domenico di San Giovanni, benestante e padrone del mulino(oltre che parente di Stefano) ci consente di dedurre che la ditta erasolida se si permetteva di far credito per pi di un anno, per unacifra non indifferente, ad un cliente che avrebbe potuto pagare subi-to e in contanti.Per chiarezza sar utile ricordare che allepoca cera un omonimoAntonio, figlio di Giuseppe, cugino di Stefano, pure di Fucine, chefaceva il commerciante. Da lui deriver la linea tuttora esistente deicommercianti di vini, Erio e Antonio.Guglielmo SlanziAlla fine dellOttocento, subentr nellaconduzione dellazienda Guglielmo, ilfiglio minore di Stefano; nellofficinaoperavano, oltre ai ramai, fabbri e fa-legnami che costruivano componentie accessori per vari tipi di impianti.A ridosso della Guerra del 15-18 al la-boratorio e al negozio si affianc unaFabbrica e noleggio di caldaie percaseifici. Noleggio perch trattandosi dimanufatti molto costosi non tutti i ca-seifici, molti dei quali a una sola calda-ia, non potevano permettersene lac-quisto.Lazienda, tra lartigianale e lindustriale, era ormai diventata unafabbrica: cominciava ad ampliarsi allungandosi sul retro, occupan-do nuova superficie.8 11. Macchina per battere il rame allinterno della vecchia officinaAssieme a Guglielmo lavorarono il fratello Giuseppe e, dopo il 1920,i figli Pietro e Francesco.Guglielmo cess lattivit nel 1931 lasciando il campo allimprendi-toria meccanica dei figli che si era avviata con successo nel 1924.Pietro SlanziIl vero imprenditore, colui alquale dovuto lo sviluppo e latrasformazione dellazienda fa-migliare in industria, Pietro.Pietro, noto come Piero, anzi al sgnor Piero, nato nel 1894,aveva studiato alle Scuole tec-niche industriali di Torino con-seguendo il diploma di collaudatore motorista nel 1911; nei dueanni successivi aveva lavorato per la fabbrica di motori Diatto,unazienda collegata alle OMI Reggiane, acquisendo una grande eaggiornata esperienza meccanica; in seguito era stato alla Landini di9 12. Fabbrico e alla Stanguellini di Modena.Chiamato alle armi nel 1916, combatt come fante nella GrandeGuerra e fu ferito sullAltopiano di Asiago nel corso di unoffensiva.Per le sue competenze tecniche ottenne il trasferimento allaero-nautica e pot frequentare un corso di specializzazione alla FIAT diTorino, conseguendo il brevetto di motorista daviazione. Rimasepoi a Mirafiori, presso la scuola di meccanica, fino al 1919 assegna-to al settore esperienze di volo. Ebbe modo di fare ulteriori, pre-ziose acquisizioni tecniche e di avere conoscenze dirigenziali; nongli mancarono esperienze sindacali.Al suo ritorno rientr nellazienda di famiglia cercando di evolvere laditta, ma gli ci vollero quasi cinque anni per mutare gli indirizzi tradi-zionali del padre. Fu un pioniere nella fabbricazione di motori adattia sopportare ogni genere di fatica; alcuni modelli furono anche adot-tati dalla Marina militare italiana. Aveva una carica straordinaria epreziose intuizioni. Riusc a coinvolgere tutta la famiglia: oper conil fratello, i cugini e i figli. Cre una scuola di meccanica agraria inpaese. Nel 1956 fu insignito del cavalierato della Repubblica da

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