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SALTRE · PDF file 1 STORIE ALTRE IN QUESTO NUMERO Spedizione in abbonamento postale 45% - art.2, comma 20/B, legge 662/96v - Filiale di Trento - Supp. alla rivista “ Archivio trentino

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    S ETORIALTRE IN QUESTO NUMERO

    Spedizione in abbonam ento postale 45%

    - art.2, com m

    a 20/B , legge 662/96v - Filiale di T

    rento - Supp. alla rivista “A rchivio trentino”, n.1/2000, periodico sem

    estrale reg. dal T ribunale di T

    rento il 20.2.1997, n. 944 D irettore responsabile: Sergio B

    envenuti

    rivista periodica a cura del museo storico in trento, anno secondo, numero tre, luglio 2000 h t t p : / / w w w . m u s e o s t o r i c o . t n . i t

    La “deaustrifi cazione”

    dell’Austria di Günther Pallaver

    Haider e la paura del

    futuro. Intervista con

    Joe Berghold di Paolo Piffer

    Castel Tirolo:

    un progetto per il

    nuovo museo

    Il sindaco Alberto

    Pacher: “un rapporto

    sempre più stretto con

    la città”

    I 50 anni della rivista

    del Museo

    Giuseppe e Vittorio

    Gozzer: due fratelli in

    guerra di Giuseppe Ferrandi e Lorenzo Pevarello

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    S ETORIALTRE

    Fino agli anni ottanta l’Au-stria era considerata una nazione con un grado di organizzazione politica insoli- tamente alto, un consenso tra le élite particolarmente forte ed una altissima prevedibilità poli- tica, e quindi governabilità. Tut- to ciò è visibilmente cambiato. I primi giudizi sulla futura evolu- zione di questo processo formu- lati agli inizi degli anni novanta prevedevano una irrefrenabile erosione del sistema dei partiti, la diminuzione degli elettori dei socialdemocratici (SPÖ) e dei popolari (ÖVP) e la perdita del potere di coesione delle tre sub- culture, quella cattolica, quella socialista e quella nazional tede- sca. In tutte le varianti possi- bili, comunque, gli osservatori erano concordi nel ritenere che l’Austria si trovasse sulla via di una normalizzazione euro- pea: emancipazione della socie- tà dal sistema politico, dalle isti- tuzioni dello stato partitocratico e consociativo ed emancipazio- ne degli elettori dalle subcultu- re. L’evoluzione del sistema politi- co fi no ad una normalizzazione “europea” è sembrata giungere a compimento all’inizio del feb- braio 2000. Per la prima volta nel dopoguerra i due partiti bor- ghesi-conservatori (ÖVP e FPÖ/ Freiheitliche Partei Österreichs/ Die Freiheitlichen) hanno stret-

    to una coalizione. La “Grande Coalizione” tra SPÖ e ÖVP è tramontata, dopo trent’anni di governo il partito del cancelliere (la SPÖ) si è ritrovato all’oppo- sizione. L’alternanza dei partiti e delle coalizioni signifi ca l’avvenuta normalizzazione dell’Austria. In un sistema parlamentare nulla è più normale del cambiamento di ruoli di partito dal governo all’opposizione e viceversa. Altrettanto normale è il fatto che il secondo (FPÖ) ed il terzo (ÖVP) partito più votato gover- nino grazie ad una maggioranza parlamentare, mentre il partito di maggioranza relativa si trova all’opposizione. Alternanza come prova di demo- crazia, se non fosse per l’Unio- ne europea, i cui altri 14 mem- bri sotto la presidenza del Porto- gallo hanno deliberato di ridur- re i rapporti bilaterali con l’Au- stria, il che equivale ad una sanzione. Oltre al monito venu- to dalla commissione europea anche il Parlamento europeo ha condannato apertamente la formazione del nuovo governo austriaco. Questa reazione sen- za precedenti dell’UE alla coali- zione tra la ÖVP e la FPÖ con- traddice la tesi della normalità austriaca. È evidente che il pro- blema non è il cambio di gover- no, ma un partito ben preciso. Per l’Unione europea la FPÖ è e

    rimane un partito di estre- ma destra non legittimato a governare. Se le nazioni dell’Unione europea e gli Stati Uniti reagiscono in maniera più critica e di rifi uto nei confronti di partiti di estrema destra tedeschi e austriaci piuttosto che fran- cesi e italiani, il motivo è nella memoria collettiva del nazionalsocialismo e dell’olocausto. L’olocau- sto è infatti, per l’Europa, l’esperienza negativa per antonomasia del secolo passato. L’Unione europea ha sem-

    pre avuto l’impressione che la FPÖ giocasse con questa espe- rienza, poiché i suoi esponenti ripetutamente hanno minimiz- zato il nazionalsocialismo, gli hanno attribuito aspetti positivi, messo in dubbio o persino nega- to l’olocausto, praticato una reto- rica xenofoba. Per questi moti- vi la FPÖ è stata sempre isolata a livello europeo ed esclusa dall’Internazionale liberale, poi- ché nessun partito liberale vuole avere legami con un partito che ha rapporti ambigui con il nazi- smo, la xenofobia e l’antisemi- tismo. L’isolamento della FPÖ a livello europeo è stato un prodromo del- l’isolamento del nuovo governo formato con essa. L’Austria vie- ne considerata come outsider che si rifi uta di praticare e di intendere la democrazia così come è intesa dagli altri paesi europei. Per ora la normalizzazione del- l’Austria è quindi rinviata a cau- sa dell’entrata nel governo del- la FPÖ. La “deaustrifi cazione”, di cui spesso si è discusso, che si è espressa nella formazione di un nuovo sistema di partiti, nel- l’erosione delle subculture poli- tiche, nella messa in discussio- ne dello stato consociativo e nel rafforzamento della società civi- le nei confronti dei partiti pri- ma dominanti, è stata messa in ombra dal ritorno del passato.

    La “deaustrifi - cazione” dell’Austria di Günther Pallaver

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    S ETORIALTRE

    Lei scrive, in termini gene-rali, “del risorgere di ten-sioni nazionalistiche ed etniche” a fronte di “una globalizzazione che va avanti a passi da gigante”. Perché que- sto è accaduto e accade? Indubbiamente questo fatto è riconducibile ad una varietà di cause e fattori. Secondo me, una delle cause principali è comun- que il dilagare di enormi paure davanti alla logica socialdarwini- sta che si sta affermando nel tipo di globalizzazione nel quale ci troviamo coinvolti (caratterizza- to cioè da una forte deregolamen- tazione dei mercati, da un conti- nuo abbassamento delle sicurez- ze sociali e dei valori di solida- rietà, delle virtù civiche e dello spazio accordato alla “res publi- ca”, alle discussioni e decisioni politiche). Andando di pari pas- so con rapide spinte tecnologi- che e scientifi che, questo svilup- po non può non preoccupare for- temente un numero di persone in continuo aumento: sta diventan- do sempre più incerto per sem- pre più attori in quell’arena di concorrenza sconfi nata se si rie- sce ancora a cavarsela, ad evita- re una caduta economica e socia- le nel vuoto. Ad un livello più generale, deve provocare paure esistenziali anche il fatto che nel mondo odierno — che per sopravvivere ha un drammatico

    bisogno di una solidarietà capa- ce di comprendere l’intera socie- tà umana — prevalga invece in misura crescente la legge del più forte. Queste paure, se non ven- gono affrontate in modo adegua- to, devono per forza portare sia alla rimozione che al panico, tut- ti e due tipi di reazione che si raf- forzano a vicenda. I vari nazio- nalismi, gli odi etnico-razziali, le xenofobie e le varie “men- talità da fortezza” risultano poi modi particolarmente “idonei” per esprimere quell’insieme di rimozione e panico — non da ultimo perché le contrapposi- zioni nazionalistiche permettono “meglio” di tutte le altre di chiu- dere gli occhi sul fatto che ora- mai ci troviamo tutti nella stessa barca in quanto specie umana che convive su un piccolo piane- ta. Le illusioni che in una comunità “etnicamente epurata” (o in una fortezza-Europa) si possa stare al riparo dai venti gelidi della “libe- ra” concorrenza globale, o che il proprio gruppo sia per natura superiore a tutti gli altri, possono servire alla rimozione; e le pau- re rimosse devono poi cercarsi altri oggetti (spostati) che vengo- no ingigantiti nella fantasia fobi- ca: vari altri gruppi etnico-nazio- nali o “extracomunitari” vengo- no così investiti di percezioni di minaccia, che dovrebbero inve-

    ce trovare le loro cause reali in una dimensione sociale diversa — che ben poco ha a che fare con i confl itti che pure possono anche esserci tra varie comunità defi nite per la loro lingua, origi- ne geografi ca o etnica, religione, usi culturali.

    L’Austria ha trovato una sua dimensione europea specchio anche di un livello di vita medio e di sviluppo ormai avanzati. Dopo anni di consenso nei con- fronti dei popolari e dei sociali- sti, cosa ha portato la popolazio- ne a schierarsi a destra accla- mando Haider? La notevole perdita di consensi subita dai partiti popolare (Övp) e socialdemocratico (Spö) a par- tire dagli anni ottanta è molto condizionata dalle crescenti insi- curezze nell’ambito della glo- balizzazione in corso, che persi- no in un paese benestante come l’Austria fa aumentare in modo preoccupante il divario tra ricchi e poveri. Mentre quei partiti (e le varie reti corporativistiche ad essi collegate) si dimostrano sempre meno in grado di garantire alle loro clientele le consuete nicchie economiche, si stanno appunto, come già accennato sopra, dif- fondendo le paure del futuro — magari aggravate, nel caso austriaco, da una assai diffusa mentalità infl essibile e chiusa. La destra haideriana cresce in larga misura su questo humus di paure, e al riguardo il messagio di Hai- der si potrebbe riassumere con

    Haider e la paura del futuro. Intervista con Joe Berghold di Paolo Piffer

    Joe Berghold, austriaco, si occupa di psicologia politica. È conclusa da poco la traduzione in italiano di un suo ampio lavoro sui rapporti tra Italia e Austria, dalla seco- l