Spadaccini amaranto

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  1. 1. Nel futuro della scherma dal 1892 Spadaccini amaranto Il Circolo Fides e la storia del movimento schermistico livornese Nel futuro della scherma dal 1892 Pubblicazione realizzata con il contributo REGIONE TOSCANA in occasione dei Campionati Italiani Assoluti di Scherma Livorno 2011 www.fideslivorno.it
  2. 2. 1 Spadaccini amaranto Il Circolo Fides e la storia del movimento schermistico livornese Nel futuro della scherma, dal 1892.
  3. 3. 2 Si ringraziano per la collaborazione: Luciano Bernardini il cui volume Cenni storici intorno allarte della scherma a Livorno, da Angelo Tremamondo Malevolti a Nedo Nadi, pubblicato in Nuovi Studi Livornesi (IX) 2001, pp. 145-209, ha rappresentato la base della nostra ricerca storica. GIANCARLO TORAN Maestro di scherma e proprietario dellarchivio Nedo Nadi che ci ha fornito utilissime informazioni e documenti Aldo Santini dal cui libro Nedo Nadi, edito da Beforte Editore Libraio, abbiamo tratto spunti, aneddoti e immagini. AuGUSTO BIZZI per le belle fotografie che ci ha messo a disposizione. Madame VISSEAUX e Monsieur Pierre Lortet per le notizie e le immagini forniteci su Teresa e Faldoni Coordinamento editoriale: Gianluigi Guarnotta Progettazione grafica: Gianluigi Guarnotta Stampa: PIXARTPRINTING - Quarto dAltino (VE) Pubblicazione realizzata con il contributo REGIONE TOSCANA in occasione dei Campionati Italiani Assoluti di Scherma Livorno 2011
  4. 4. 3 Premessa In questo breve volume abbiamo cercato di riassumere i fatti salienti della storia schermistica livornese, un lungo percorso di oltre trecento anni durante i quali gli spa- daccini della nostra citt hanno compiuto a suon di successi unincredibile impresa: fare di Livorno una delle capitali della scherma mondiale. Affermare una cosa del genere pu sembrare presuntuoso, specialmente per noi livornesi che non siamo abituati a prenderci troppo sul serio, eppure maledettamente vero, anzi, se si considera che in tutto il mondo il Circolo Scherma Fides Livorno la so- ciet sportiva ad aver vinto pi trofei olimpici e mondiali, pu apparire quasi riduttivo. Nelle 29 edizioni delle Olimpiadi che, dal 1900 ad oggi, si sono disputate, gli scher- midori del Fides hanno conquistato infatti pi di 60 medaglie (di cui 29 doro), pi di due medaglie ad Olimpiade. Non male come media. Un palmares al quale si devono aggiungere pi di 100 medaglie ai campionati mondiali, unaltra ventina ai campionati europei, una quarantrina di titoli italiani tra individuali e a squadre e un numero incre- dibile di successi nelle pi importanti competizioni giovanili. Non meno gloriose sono le cronache delle nostre origini. Dalle leggendarie figure settecentesche di Angelo Tremamondo e Giuseppe Maria Gianfaldoni fino a Giuseppe ed Eugenio Pini e quindi a Beppe Nadi, si dipana una storia avvincente e tratti avventu- rosa, ricca di aneddoti e personaggi affascinanti, che merita davvero di essere raccon- tata e tramandata. Le pagine che seguono questa premessa, nate proprio dal desiderio di mantenere vivo il ricordo degli spadaccini amaranto e delle loro gesta, rappresentano un invito a scoprire una delle pi belle realt che la nostra Livorno abbia mai espresso e di quanto, nello scoprirlo, ci si possa sentire orgogliosi di farne parte.
  5. 5. 4 Nedo Nadi
  6. 6. 5 Il carattere dei livornesi e le affinit con la scherma I livornesi si distinguono per lespressione di tratti caratteriali unici e contrastanti, generati probabilmente da quel senso di accettazione della precariet e da quello spirito alla competizione, necessari per sopravvivere in un luogo dove il passaggio dallaltare alla polvere poteva avvenire in un breve lasso di tempo, dove la vita era regolata dallan- damento dei traffici mercantili e dalla volubilit del mare, dove il rispetto delle regole e delle convenzioni sociali era spesso un impedimento, dove popolo e borghesi condivi- devano le stesse banchine e le stesse bettole e dove il coraggio e la sfrontatezza erano strumenti di lavoro quotidiano. In tal senso la storia dei mitici risiatori, in ricordo dei quali si tiene ogni anno lomo- nima coppa remiera, quanto meno illuminante. I risiatori erano scaricatori di porto che, ogni giorno, si sfidavano a bordo di piccoli gozzi per raggiungere le navi in entrata e quindi assicurarsi il diritto di poterle scaricare. Con qualunque mare, in qualsiasi con- dizione atmosferica, davano vita ad una vera e propria gara remiera senza esclusioni di colpi, senza regole e senza paura, in palio cera la sopravvivenza, chi arrivava primo prendeva tutta la posta, agli altri non restava che tentare il giorno dopo. Aperto, altruista, coraggioso, ma anche fortemente individualista, polemico e irrive- rente, talvolta rissoso e guascone oltri i limiti del sensato e dotato di unironia tagliente e feroce, il livornese rispecchia un modo di essere assolutamente conforme alla perso- nalit tipica dello spadaccino e perfettamente affine con una disciplina sportiva crudele e affascinante come la scherma, nella quale si vince e si perde per una stoccata e dove non esistono appelli fino alla gara successiva. Ma siccome a Livorno le regole hanno spesso pi eccezioni che conferme, forse non un caso che il suo schermidore pi famoso, Nedo Nadi, sia stato invece un uomo pacato e gentile che ha fatto della determinazione, della disciplina e della coerenza le doti distintive del suo carattere.
  7. 7. 6 Angelo Tremamondo in unincisione conservata presso la National Gallery di Londra.
  8. 8. 7 Le origini della scherma a Livorno, da Angelo Tremamondo a Giuseppe Pini La scherma di gran lunga la disciplina che, in ambito sportivo, ha dato pi lustro alla nostra citt; una lunga storia fatta di successi le cui origini documentate risalgono a pi di tre secoli fa. Le prime cronache schermistiche furono raccolte dallo studioso Jacopo Gelli che, trasferitosi a Livorno dalla nativa Orbetello, divenne grande amico di una delle pietre miliari della nostra scherma: il diavolo nero Eugenio Pini. Nei suoi scritti, Bibliografia generale della scherma e Larte delle armi in Italia, il Gelli fa risalire le origini della scuola livornese proprio agli inizi del 700, periodo in cui la citt si rivel una fucina di eccellenti schermitori e maestri darmi. Il fervore mercantile aveva reso Livorno una citt co- smopolita, vivace e rissosa, i duelli donore erano allordine del giorno e imparare a tirare di spada, oltre che far parte delladdestramento militare, era considerato indispensabile per la difesa personale. Jacopo Gelli Il primo personaggio epico della scherma livornese fu senza dubbio Domenico Angelo Tremamondo dei Conti Malevolti, lAngelo della scherma. Nato a Livorno in via del Giardino il 6 febbraio del 1717 e battezza- to il giorno successivo nella cattedrale cittadina, era figlio del ricco mercante Giacomo Trema- mondo e della marchesa Angiola Malevol- ti. Ricco, colto, di nobile discendenza e di bellaspetto, grazie alle eccelse doti di scher- midore, cavallerizzo e maestro divenne uno dei personaggi pi noti del suo tempo. Angelo Tremamondo
  9. 9. 8 Primogenito di sei fratelli, Angelo ricevette uneducazione di primordine. Oltre al sapere accademico, alle lingue e alle buone maniere, venne istruito in tutte le discipline ritenute allepoca indispendabili per la vita in societ come la scherma, lequitazione e il ballo. Un percorso formativo che, come spesso accadeva ai nobili rampolli, si concluse con una serie di soggiorni nelle pi importanti citt italiane: Firenze, Torino, Napoli, Roma e infine Venezia, dove conobbe e frequent il Canaletto. Intorno al 1940 il pa- dre lo mand a Parigi per studiare economia, ma Angelo fin invece col dedicarsi a ci per cui era pi portato: le lezioni di equitazione del famoso Franois Robichon de La Gurinire e le lezioni di scherma impartitegli dal celebre Maestro Bertrand Teillagory del quale divenne amico e allievo prediletto. Nel clima mondano della capitale francese non potevano certo mancare le distrazio- ni femminili e il bel livornese, dotato di grande charme e abilissimo in pedana, fece cos tante conquiste tra le dame dellalta societ, da generare la leggenda, ritenuta invece dal Gelli un fatto vero, che egli fosse il vero padre di un principe e addirittura di un re. Tra le tante relazioni parigine, la pi famosa quella che Henry Angelo, primo figlio del maestro livornese, narra nel suo libro The Reminiscences of Henry Angelo. Durante unimportante accademia di scherma, alla presenza di oltre duemila spet- tatori, la bellissima attrice inglese Margaret Woffington, offr ad Angelo un piccolo mazzo di rose come pegno della sua ammirazione. Egli sappunt galantemente i fiori allaltezza del cuore e sfid il nutrito lotto di concorrenti dicendo: signori, difender questo dono prezioso contro qualunque avversario. Accettarono tutti la sfida, ma nes- suno dei pi celebri maestri darmi dEuropa riusc a scalfirne un solo petalo. In seguito alla breve ma intensa relazione con la Woffington, intorno al 1750, An- gelo si trasfer a Londra. Anche in Inghilterra le sue gesta schermistiche gli procurarono ben presto un tale prestigio che il Re Giorgio II in persona, dopo averlo visto allopera nel 1755 contro Heys, un valente schermidore irlandese, lo nomin precettore darmi del giovane Principe del Galles, il futuro Re Giorgio III, e di suo fratello il Duca di York. La stima che i Reali inglesi gli tributarono comprovata da numerose opere darte. La figu- Margaret Woffington e Henry Angelo
  10. 10. 9 ra equestre di Angelo, considerata come esempio di stile, serv infatti come modello per la statua a cavallo di Gugliel- mo III a Dublino e venne riproposta nel quadro comme- morativo The Battle of Boyne, dipinto da Benjamin West nel 1781. Lopera raffigura ancora Guglielmo III mentre in sella ad un cavallo bianco guida in battaglia un gruppo di cavalieri. Uno di questi, in primo piano, raffigura appunto lo spadaccino livornese. Il 25 febbraio del 1755, nella c