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Rivista DMA - La Frontiera della Evangelizzazione (Luglio - Agosto 2012)

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Rivista delle Figlie di Maria Ausiliatrice

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  • RIVISTADE

    LLEFIGLIE

    DIMAR

    IAAU

    SILIA

    TRICE

    damihianimas2012Anno LIX Mensilen. 7/8 Luglio/Agosto

    Poste Italiane SpASpedizione in Abbonamento PostaleD.L. 353/2003(conv. in L. 27/02/2004 n 46)art.1, comma 2 - DCB Roma

    LA FRONTIERADELLA

    EVANGELIZZAZIONE

  • 4EditorialeVivere per il VangeloGiuseppina Teruggi

    5DossierLa frontieradellevangelizzazione

    13Primopiano14IncontriValdocco e Mornese:un unico ardore missionario

    16Cooperazione e sviluppoFondazione Madreselva

    18Costruire la PaceSu strade di nonviolenza

    20Filo di AriannaLe paure

    RIVISTA DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICEdma damihianimas

    sommario

    dmaRivista delle Figlie

    di Maria AusiliatriceVia Ateneo Salesiano 81

    00139 Roma

    tel. 06/87.274.1 fax 06/87.13.23.06e-mail: [email protected]

    Direttrice responsabileMariagrazia Curti

    RedazioneGiuseppina TeruggiAnna Rita Cristaino

    CollaboratriciTonny Aldana Julia ArciniegasPatrizia Bertagnini Mara BorsiCarla Castellino Piera Cavagli

    Maria Antonia ChinelloEmilia Di Massimo Dora Eylenstein

    Maria Pia Giudici Palma LionettiAnna Mariani Adriana Nepi

    Maria Perentaler Loli Ruiz PerezPaola Pignatelli Debbie PonsaranMaria Rossi Bernadette Sangma

    Martha Sde

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  • 27In ricerca28CultureCredo nella presenza educativaperch...

    30PastoralmenteOratorio in progetto

    32Donne in contestoDonna ed evangelizzazione

    34MosaicoFamiglia. Risorsa per la crisi

    sommario

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    ANNO LIX MENSILE / LUGLIO AGOSTO 2012

    35Comunicare36Comunicazione e veritProfondit delle relazioni

    38A me le affidiI giovani mi hanno indicatola strada

    40VideoLincredibile storia di Winteril delfino

    42ScaffaleRecensioni video e libri

    44LibroIl linguaggio segretodei fiori

    46140 anni di storia

    n.7/8 Luglio Agosto 2012Tip. Istituto Salesiano Pio XI

    Via Umbertide 11,00181 Roma

    ASSOCIATAUNIONE STAMPA PERIODICA ITALIANA

    Traduttricifrancese Anne Marie Baud

    giapponese ispettoria giapponeseinglese Louise Passero

    polacco Janina Stankiewiczportoghese Maria Aparecida Nunesspagnolo Amparo Contreras Alvareztedesco ispettorie austriaca e tedesca

    EDIZIONE EXTRACOMMERCIALEIstituto Internazionale Maria AusiliatriceVia Ateneo Salesiano 81, 00139 Roma

    c.c.p. 47272000Reg. Trib. Di Roma n. 13125 del 16-1-1970Sped. abb. post. art. 2, comma 20/c,

    legge 662/96 Filiale di Roma

  • vorir una conoscenza pi profonda del-le verit che sono la linfa della nostra vitaper condurre l'uomo d'oggi allincontrocon Ges Cristo.Nuova Evangelizzazione in realt Incon-tro rinnovato con Ges vivo!

    La Madre nella circolare n. 922 ci ha offer-to orientamenti per non passare con indif-ferenza di fronte ad un momento tanto vi-tale della Chiesa, e ci ha invitate ariflette-re su questo evento come una chiama-ta urgente a tenere desta la via della santite a incoraggiarci a trovare sentieri nuovi diirradiazione del Vangelo.

    Di Evangelizzazione parliamo con passionee gioia in questo numero della Rivista: con-dividiamo in semplicit esperienze di vita difede, sentendoci attivamente coinvolte nelcammino ecclesiale, come lo sarebbero donBosco e madre Mazzarello, per i qualievan-gelizzare non stato indottrinare, ma testi-monianza, mediante la parola e lazione, diun amore concreto a Dio e ai giovani.

    Il 1 giugno mancata suor Maria Rampini,per vari anni redattrice della nostra rivistaDMA. La ricordiamo con gratitudine: unadonna vissuta per il Vangelo!

    [email protected]

    Vivere per il Vangelo Giuseppina Teruggi

    editoriale

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    numero...

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    perch la radice che alimenta il nostrocrescere e perch tutto nella vita cristiana finalizzato al Vangelo. Vivere per il Vangeloha valenza causale e finale. passione che faardere il cuore e dinamizza lazione. luceche accende lo sguardo proteso al futuro.Siamo in prossimit della celebrazione del-la 13 Assemblea generale del Sinodo dei Ve-scovi (Roma, 7-28 ottobre). Unopportunitper intensificare la preghiera e approfondir-ne il tema: La Nuova Evangelizzazione perla trasmissione della fede cristiana.

    Benedetto XVI ha voluto intrecciare leven-to del Sinodo con linizio dellAnno della fe-de. Incontrando i Vescovi della CEI in mag-gio, ne ha giustificato la coincidenza. Lamissione antica e nuova che ci sta innanzi quella di introdurre gli uomini e le don-ne del nostro tempo alla relazione con Dio,aiutarli ad aprire la mente e il cuore a quelDio che li cerca e vuole farsi loro vicino, gui-darli a comprendere che compiere la suavolont non un limite alla libert, ma es-sere veramente liberi []. Dio il garante,non il concorrente, della nostra felicit, edove entra il Vangelo, e quindi lamicizia diCristo, luomo sperimenta di essere ogget-to di un amore che purifica, riscalda e rin-nova, e rende capaci di amare e di servire.Il Papa ha spiegato che l'Anno della fede fa-

    RIVISTA DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICEdma damihianimas

  • La frontiera

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  • tri. Si tratta di aprire un dialogo con chi noncessa di interrogarsi su Dio, non tralascian-do di stabilire relazioni anche con chi in-differente nei confronti di tale questione.Frequentare il cortile dei gentili per la co-munit ecclesiale significa riservare spazidincontro con quelle persone che cono-scono Dio soltanto da lontano e vivono in-soddisfatti dei loro dei, dei loro riti e miti.Ma siamo in grado di affrontare questo nuo-vo compito?La vita religiosa, nonostante le difficolt cheattraversa, in grado di rispondere positiva-mente alla missione evangelizzatrice. Essa haavuto origine nel Vangelo e questo unico ele-mento lha sempre resa evangelizzatrice.Siamo chiamate a mostrare di essere esper-te di comunione, nonostante lesperienza deiconflitti e delle fragilit relazionali, e di pre-senza nelle frontiere sociali, culturali, religio-se, capaci di inserirci l dove si trova lumanitimpoverita, emarginata, esclusa, nonostantelinvecchiamento e la scarsit di vocazioni indiverse zone geografiche dellIstituto.In Europa e in alcuni contesti dellAmerica,la fede sta incontrando diverse resistenze,ma nelle giovani chiese lazione dello Spi-rito ci d uniniezione di speranza e di gioiapasquale come nel caso della Corea.

    Evangelizzazione venti venti

    il programma della Chiesa coreana chepunta a raggiungere il venti per cento diaderenti alla chiesa cattolica nel 2020. Non

    La frontieradellevangelizzazioneMara Borsi, Bernadette Sangma

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    Uno dei tratti che caratterizzanoil nostro tempo il misurarsicon il fenomeno del distaccodalla fede di societ e cultureche da secoli apparivano impregnatedi Vangelo.

    Listituzione di un dicastero per la nuovaevangelizzazione da parte di Papa Benedet-to ha suscitato non pochi interrogativi:perch la fede cristiana ha bisogno di unanuova evangelizzazione, cio di un nuovoannuncio? Che cosa sta mutando nel mon-do perch si giustifichi una tale impresa?

    Il cortile dei gentili

    La nuova evangelizzazione interpella tuttala Chiesa e, di conseguenza, ci sentiamochiamate in prima persona a collocarci inquesto importante processo con la stessapassione di don Bosco e di Maria Mazzarel-lo. Evangelizzare nella loro esperienza non stato indottrinare, ma testimonianza, nel-lo Spirito, mediante la parola e lazione diun amore concreto a Dio e ai giovani.In una recente intervista rilasciata allaCONFER (Confederazione spagnola deireligiosi) il Rettor Maggiore, don PasqualChavez Villanueva, ha affermato che la ra-gione della nuova evangelizzazione stanel fatto che la Chiesa si trova davanti a uo-mini e donne culturalmente nuovi, pisensibili a certi valori, pi refrattari ad al-

    RIVISTA DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICEdma damihianimas

  • solo boom economico: anche questannoin Corea del Sud decine di migliaia di cate-cumeni entrano nella Chiesa cattolica.Non c forse paese al mondo che nellul-timo mezzo secolo abbia registrato una cre-scita cos sostenuta di conversioni.La Chiesa cattolica nella Corea del Sud quella che in Asia cresce di pi.In Corea c piena libert di religione e i co-reani manifestano una forte tendenza al cri-stianesimo, perch introduce lidea dellu-guaglianza di tutti gli esseri umani creati dal-lo stesso Dio; e poi, sia cattolici che prote-stanti hanno partecipato al movimento po-polare contro la dittatura (1961-1987) men-tre confucianesimo e buddhismo promuo-vevano lobbedienza allautorit.Inoltre, il cristianesimo la religione di unDio persona, fatto uomo per salvarci, men-

    tre sciamanesimo, buddhismo e confucia-nesimo non sono religioni, ma sistemi disaggezza umana e di vita.A suor Pak Mi Suk Regina, suor Ryu Jae OkRosa e suor Yoo Kynghee Anna, fma corea-ne, che frequentano a Roma il Corso sullaSpiritualit dellIstituto, abbiamo chiestoqual il segreto di questa evangelizzazio-ne che continua a produrre conversioni.

    Suor Anna: I numeri, le statistiche sono in-coraggianti, tuttavia ci sono anche limiti;molti chiedono il battesimo, diventano cri-stiani, ma poi a poco a poco la pratica su-bisce una flessione.Ci che attira la testimonianza, ad esem-pio, dopo la morte del cardinale StefanoKim Suhwan, molto stimato da tutti i corea-ni per la sua testimonianza di amore alla pa-

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  • na c un gruppo che si occupa in partico-lare del rito funebre.Formato principalmente da uomini, il grup-po ha il compito di essere particolarmen-te attento alle persone pi povere e con me-no possibilit di ricevere una sepolturasecondo la tradizione.Testimonianza, carit concreta, inculturazio-ne, spiritualit: in queste parole possiamoracchiudere la proposta di evangelizza-zione che sorprendentemente continuaad attirare i coreani che, non si deve dimen-ticare, sono un popolo naturalmente aper-to alla religiosit.

    Testimonianze che evangelizzano

    Radicalit evangelica, gioia, semplicit di vi-ta, comunione visibile nella comunit, ge-nerosa donazione agli altri: sono questi gliingredienti di una comunicazione del Van-gelo efficace. Le testimonianze che abbia-mo raccolto sono in questa linea e arriva-no al cuore. Presentano parole, fatti e ge-

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    ce e soprattutto ai poveri, ci sono state mol-te conversioni.Suor Rosa: Difesa dei poveri, della giustizia,vicinanza alla gente con una carit pratica,capacit di rendere evidente la proposta diuna spiritualit concreta, attiva, questi so-no i motivi che convincono i coreani a guar-dare con sempre maggiore fiducia allachiesa cattolica. Levangelizzazione mol-to legata al passaparola.

    Suor Regina: importante sottolineare an-che la capacit della Chiesa cattolica di pro-porre unevangelizzazione inculturata, adesempio, in Corea il rito funebre ha moltaimportanza.Nella tradizione seguita dalla maggioranzadei coreani ci sono tre giorni di preghiera;in questi momenti le famiglie gradiscono lavicinanza dei cattolici, testimoni di unasincera solidariet.Dalla vicinanza nel dolore, si passa al dia-logo e alla possibilit di presentare Ges eil cattolicesimo. In ogni parrocchia corea-

    RIVISTA DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICEdma damihianimas

  • sti che richiamano il Vangelo in modo elo-quente e di conseguenza evangelizzano.

    La gioia dellevangelizzazioneFin dai primi anni dellarrivo delle fma nelNord Est dellIndia esistono le Touring Si-sters, ossia suore evangelizzatrici itineran-ti. Il loro compito si svolge in accordo conla parrocchia, il programma delle visiteviene, infatti, preparato insieme al parroco.Si tratta di visitare e stare in diversi villag-gi per due o pi settimane ospitate da fami-glie. Il compito principale da assolvere proclamare il Vangelo di Cristo. Suor Pro-vina Lyngkhoi lavora come Touring Sister dal1985, passata da una parrocchia allaltra nelNord Est dellIndia e conosce molto beneil territorio e la sua popolazione.Nelle sue esperienze di evangelizzatrice iti-nerante ha percorso molta strada, portan-do il messaggio di Ges attraverso forestee fiumi alle popolazioni delle zone rurali,vere isole di abbandono e di privazioni diogni tipo. Ha per incontrato gente con ilcuore aperto al Vangelo.Parla con disinvoltura di alcuni incontri nondesiderati con gli elefanti nella foresta,dei fiumi che si gonfiano durante la stagio-ne della pioggia rendendo difficile e peri-colosa lattraversata, delle sanguisughe,delle 5, 8, 9 ore di cammino a piedi per rag-giungere i villaggi perch non ci sono stra-de per le macchine, parla dello stomacovuoto che lancia fitte che reclamano cibo.Racconta allo stesso tempo delle relazioniumane, di come un gesto di affetto, di at-tenzione, di cura della salute con medicinesemplici pu aprire la strada al Vangelo.Conclude dicendo che la gioia, anzi, il pri-vilegio di annunciare Ges assoluta-mente imparagonabile e ben pi grande ri-spetto alle sofferenze causate dalle diffi-colt che si incontrano sulla strada per spo-starsi da un posto allaltro.

    Il prezzo altoLinda Dominique, novizia fma, del SudSudan, ma cresciuta a Khartoum.Racconta la sua esperienza di rimanere fe-dele discepola di Ges anche in un am-biente dove la vista della croce portata alcollo pu attirare delle critiche e pu di-ventare una barriera che non permette distringere amicizie.Mentre ero a scuola, io e le mie altre com-pagne cattoliche e cristiane dovevamo in-dossare lhijab, imparare il Quran e anda-re nelle moschee a pregare. Io andavo, manello spirito ero convinta della mia fede cri-stiana. Non cera altra scelta da fare. Erava-mo discriminate per due ragioni: per esse-re cristiane e per essere nere.La fede cristiana che ho ricevuto nella miafamiglia mi ha reso forte fino al punto di vo-ler offrire la mia vita per Ges. Seguire Ge-s bello anche quando il prezzo alto!.

    Annuncio esperienzialeHo sperimentato in prima persona leffi-cacia di un annuncio esperienziale.Ero incaricata di un gruppo di giovani ap-passionati di calcio e indifferenti alla Chie-sa. Tutti avevano frequentato il Catechismo,fatto la prima Comunione e la Cresima epoi... la vita di fede si era atrofizzata.Nel 2004, a confronto con la Strenna del Ret-tor Maggiore - Riproponiamo a tutti i gio-vani con convinzione la gioia e l'impegnodella santit come 'misura alta di vita cristia-na ordinaria - mi sono sentita fortementeinterpellata, leco della chiamata alla santitsi rivolto verso di me.Ho deciso di fare un cammino pi intenso,di vivere con maggiore attenzione la vita sa-cramentale, di curare la relazione con i gio-vani nella semplicit, pronta a essere la pri-ma a chiedere scusa, perdonare...Daccordo con la comunit, ho deciso diestendere il tempo delloratorio fino alle

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    18.00, per poter proporre un camminoconcreto di fede. A poco a poco ho visto igiovani imparare ad amare ci che io amo,perch ho amato anchio ci che loro ama-no: il calcio. Il gruppo ha iniziato nellami-cizia a vivere la preghiera, i sacramenti, la-dorazione eucaristica e a guardare a Mariadi Nazareth, come madre che accompagnanel cammino della vita quotidiana. Il fervo-re generato stato tale che erano loro stes-si a fare i programmi circa la proposta di fe-de e il gruppo cos diventato un vivaio divocazioni religiose e sacerdotali.Ancora oggi gli ex-allievi ricordano questaesperienza di fede. Riflettendo ho capitoche ho potuto introdurre i giovani in que-sto cammino di crescita della fede non tan-to con le mie parole, ma con la mia vita, conuna relazione damore con Ges e con lo-ro caratterizzata da affetto, comprensione,perdono (Suor Placida Nthia).

    Rimanere aperte al Vangelo

    Nellanimazione delle comunit educantirischiamo, senza rendercene conto, di di-menticare che siamo noi le prime destina-tarie dellannuncio del Vangelo.Essendo molto preoccupate di come tra-smettere la fede in Ges, rischiamo di fo-calizzare lattenzione solo su chi chiama-to ad accoglierla.Ci comportiamo come se, essendoci noi ap-propriate adeguatamente del Vangelo, nonci restasse che trasmetterlo agli altri. un po come se non avessimo pi nienteda ascoltare e da ricevere dal Vangelo e, di-venute maestre nellarte di interpretarloe viverlo, ci rimanesse semplicemente da es-serne le trasmettitrici per gli altri.Da qui limportanza di collocarci adeguata-mente nel processo ecclesiale della nuovaevangelizzazione di rimanere instancabil-

    mente destinatarie del Vangelo.In altri termini, la prima questione non sa-pere come annunciare il Vangelo?, ma pri-ma di tutto che cosa il Vangelo dice a meoggi?, in che cosa il Vangelo una buo-na notizia per me?.

    Lasciarsi evangelizzare

    Ogni mattina alla conclusione della medi-tazione, faccio propositi per vivere le impli-canze della Parola del giorno e alla fine del-la giornata scopro di aver combinato poco.Questa esperienza mi rende consapevoledi essere in cammino, e mi consegna unchiaro senso del limite e della fragilit.Nelle vie dello spirito non esiste iltutto su-bito. A volte mi sento come una personache raccoglie acqua inuncontenitore chehadei buchi. Alla fine della giornata forse non rimasta acqua dentro il contenitore, ma in-tanto ha lavato e pulito la giara del mio cuo-re e in pi sul cammino dove la mia giara hagocciolato spunta e germoglia la vita. E allo-radicoaGes:Anche senonvivopienamen-te la tua Parola, essa rimane nel profondodelmio cuoredadove attingo vita e coraggioperandare avanti (Suor Placida Nthia).La testimonianza della fede il segno di per-sone evangelizzate che evangelizzano.Esse hanno la fonte del loro impegno nel-lincontro vitale con Ges, evento quotidia-no che si rinnova nellascolto della Parola,nella partecipazione al mistero pasquale at-traverso la liturgia, i sacramenti, nella comu-nione e nel servizio ai giovani.

    La comunit che ama

    Lefficacia dellevangelizzazione non lega-ta solo ai progetti o ai processi di educazio-ne alla fede, ma al soggetto capace di susci-tare una ricerca personalizzata, un incon-tro profondo e un dialogo fecondo.

  • Questo soggetto non altro che la comu-nit educante. Tutta lazione pastorale chiamata a fondarsi prima di tutto nella vi-ta della comunit, nel suo carattere sacra-mentale e nel progetto di cui portatrice.La sua responsabilit si concretizza nelles-sere segno, nel testimoniare con la vita laproposta del Regno. Si tratta di promuove-re comunit dove si d molta importanza al-la comunicazione e al desiderio di relazio-ni personali autentiche, dove si risanano leferite e si impara a perdonare.

    Adeline Benimana, novizia fma, provienedal Rwanda. Sono 10 tra fratelli e sorelle, dicui due sono morti. Aveva solo 8 anni nel1994 quando ha vissuto lincubo del geno-cidio. La Parola guida che la sostiene dalVangelo di Matteo linsegnamento di Gessul perdono: Non dico fino a sette, ma fi-no a settanta volte sette (Mt 18,22).Racconta con serenit e libert interiore lo-dissea della sua famiglia. Nel 1994 hannodovuto fuggire dalla loro casa e dopo

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    due giorni di cammino attraverso le fore-ste sono giunti ai confini della Repubbli-ca Democratica del Congo.Qui, i soldati hanno preso tutto ci che ave-vano lasciando loro solo i vestiti che indos-savano. Hanno vissuto per un certo perio-do nel campo dei rifugiati dove non ceracibo sufficiente.La mamma aveva dato un Rosario a ciascunmembro della famiglia raccomandando dipregare e invocare la protezione di Maria.Nel 1996, in maggio, il campo stato bom-bardato. Sono morti un fratello e una sorel-la e il resto della famiglia si disperso.Adeline fuggendo si trovata assoluta-mente sola nella foresta vicino a un fiume.Vedendo arrivare i soldati si nascosta perunora nellacqua.Passato il pericolo ha poi continuato acamminare e alcune ore dopo ha incontra-to un uomo e una donna.Si unita a loro per andare verso il Rwan-da. Durante il terzo giorno di cammino ha

    La situazione contemporanea ciobbliga a verificare se veramentesiamo capaci di sostenere nellafede che la persona umana perma-ne "capace di Dio".Noi non creiamo la "capacit diDio": questa presente oggi comelo era in passato nel profondo de-gli esseri umani e sul crocevia deiloro incontri.Questa fede nei giovani "capaci diDio", tanto viva ed efficace nei no-stri Fondatori, ci anima davvero aproporre un annuncio evangelico,chiaro, senza timore, n timidezza?

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    trovato una delle sue sorelle. Loro due so-no state le prime a tornare nel luogo do-ve era la loro casa.La comunit cattolica al loro ritorno si su-bito organizzata per mettere a posto la ca-sa, quello che era rimasto.Successivamente sono state raggiunte pri-ma da due fratelli e una sorella e infine, do-po due mesi, dai genitori.Adeline racconta: Le mie amiche, i compa-gni di scuola e altri amici sono tutti morti.La preghiera che ho imparato in famiglia miha dato forza.Da questa esperienza, ho sperimentatoche il perdono possibile solo in Dio e conil sostegno di una comunit capace di aiu-tarti nel momento del bisogno. Solo chi hafede in Dio misericordioso pu perdonaresenza riserve.Il perdono guarisce le ferite, rimargina le ci-catrici e rinnova il cuore riempiendolo di pa-ce, facendo rinascere gioia e speranza.

    Avere una comunit di riferimento consen-te di comprendere e giudicare la propriaesistenza, di ricevere sostegno nei momen-ti di difficolt e di contrastare lillusione cheil nostro stile di vita dipenda solo da noi,senza bisogno di confronto e responsabi-lit sociale.Solo allinterno di un cammino che assicu-ra accoglienza e accompagnamento, pos-siamo offrire ai giovani la verit che con-duce alla carit, la ragione che conduce al-lamore, un amore ricevuto, per essere poicondiviso.Chi evangelizza non ha il potere di comu-nicare la fede, ma pu quanto meno veglia-re affinch si verifichino le condizioniche la rendono possibile; egli pu agevo-larne l'accesso.Il suo ruolo quello di raggiungere le per-sone dove sono, nelle loro stesse resisten-

    ze, al fine di scoprire con loro la grazia del-l'amore di Dio che donato gratuita-mente a tutti.La nuova evangelizzazione a cui ci invitala Chiesa implica il rilancio spirituale del-la vita di fede delle comunit, lavvio di per-corsi di discernimento dei mutamentiche stanno interessando la vita cristiananei vari contesti, la rilettura della memo-ria di fede, lassunzione di nuove respon-sabilit e di nuove energie in vista di unaproclamazione gioiosa e contagiosa delVangelo di Ges.

    Lannuncio che scuote

    Non qui. Vi precede in Galilea, l lo ve-drete. Questo annuncio ci chiede di dislo-carci o se volete di ricollocarci costantemen-te come comunit evangelizzatrici.Ci invita ad un radicale rovesciamento diprospettiva. Non abbiamo il Cristo con noicome un oggetto, trattenuto, posseduto,controllato che dovremmo trasmettere adaltri che non lo hanno.Cristo non un oggetto posseduto che sipu tenere qui per comunicarlo altrove.Per raggiungerlo dobbiamo uscire, andarenel luogo dellaltro la Galilea delle genti dove Egli ci precede.Ogni comunit educante dovrebbe chieder-si: qual il luogo dellaltro dove Ges ci at-tende come comunit che ama i giovani?Chi vive ci che dice, e si dona in una ma-niera autentica e continua, mostra che haqualcosa da dire. Queste sono le personeche attraverso la loro trasparenza e auten-ticit entrano subito in sintonia con ci chei giovani cercano oggi: adulti significativiche presentano valori vivi, in maniera sem-plice, vera, diretta.

    [email protected]@gmail.com

  • intensifica lo studio delle lingue straniere:spagnolo e francese; si offre la pena del di-stacco dal direttore don Costamagna, chia-mato anche lui nelle missioni di America, ele incomprensioni e critiche del paese riguar-do allinsegnamento di un salesiano e di unaFMA nella scuola comunale. Tutto vissutonel silenzio e sostanziato di preghiera conla certezza che la Madre sa comunicare aogni sorella: La Madonna e don Boscosanno tutto; noi ci fidiamo di loro e restia-mo in pace (Giselda CAPETTI, CronistoriaII, Roma, Istituto FMA 1976, 277).

    Arrivi e partenze

    Si susseguono in poco tempo vari eventi: afine mese vengono comunicati i nomi del-le neomissionarie, alla fine di ottobre arri-va il nuovo direttore don Giovanni BattistaLemoyne e parte don Costamagna. Alliniziodi novembre, dal momento che solo due del-le partenti potranno recarsi a Roma dalSanto Padre, perch cos impongono lecondizioni economiche, il direttore organiz-za una funzione di addio come si fa a Tori-no per i salesiani. La sera del 6 novembre laMadre con Suor Angela Vallese e Suor Gio-vanna Borgna partono per Sampierdarenaper poi proseguire verso Roma con i salesia-ni accompagnati da don Giovanni Cagliero.Il 9 novembre, segna lincontro con il San-to Padre che si meraviglia nel vedere ungruppo cos numeroso di missionari: Do-ve prende don Bosco tutta questa gente?

    Valdocco e Mornese:un unico ardore missionarioCarla Castellino

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    Valdocco e Mornese due mondi diversi incontinua interazione, quasi unosmosi di va-lori, desideri e ideali, ma anche con una pro-pria specificit: sfumature diverse di unostesso carisma.A Mornese la presenza di don Bosco re-sa viva dai sui figli. Dopo la morte di don Pe-starino, la cura generale dellIstituto delleFMA viene affidata a don Giovanni Caglie-ro e come cappellani vengono inviati i mi-gliori salesiani perch al Fondatore stamolto a cuore che le FMA vengano forma-te secondo il suo spirito aperto a grandiorizzonti con un unico ideale: servire Dioe il suo Regno. Ma cosa c di particolare aMornese che viene definito da don Costa-magna paradisetto; casa dellamore diDio;casa santa? E che ha lasciato nel suocuore una traccia di profonda nostalgia?

    Chiamate a salpare loceano

    L8 settembre 1877 don Bosco comunica al-le nostre sorelle di Mornese la decisione diinviarle nella lontana America, in Uruguay.Gioia e pena sono i sentimenti che accom-pagnano questa attesa notizia. Tutte vorreb-bero essere missionarie, ma la parola delFondatore chiara: Quelle che desidera-no consacrarsi alle missioni straniere, percooperare con i Salesiani alla salvezza del-le anime, facciano la loro domanda periscritto: poi si sceglier.La speranza e il damihi animas sostengonoe danno senso ad ogni fatica e sofferenza. Si

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  • segna a Suor Teresina Mazzarello con laraccomandazione di non cederlo a nessu-no, di custodirlo fino allarrivo in terra ame-ricana, perch egli intende tenerlo comericordo di Mornese.Poco dopo anche don Cagliero si presen-ta con un quadro dellAusiliatrice: lho ru-bato nella sacrestia di Valdocco - dicescherzosamente - lho rubato per voi. Fu di-pinto da un signore che soffriva mal di oc-chi e stava per diventare cieco.Guar con la benedizione di don Bosco e haregalato questa Madonna cos bella che tie-ne in braccio il simpatico Bambino sorriden-te. Una nuova benedizione del Fondatoree la consegna: Portatevelo, e che la Madon-na vi benedica e vi accompagni nel lungoviaggio (Ivi 288).Sulla nave, prima della partenza, si vivonomomenti di famiglia: la Madre visita cabinaper cabina, si intrattiene con ciascuna, le in-dirizza a don Bosco ed egli parla, sorride,conforta, si commuove.Quando il battello prende il largo si senteil coro delle missionarie: Io voglio amarMa-ria, il canto composto da don Costamagnaa Mornese con il ritornello ripetuto tantevolte e aveva provocato la reazione argutadella Madre: Andate un poa dire al signordirettore che non soltanto lui vuol amar laMadonna, ma che la vogliamo amare anchenoi. E che stia buono! (Ivi 291).Ogni incontro con don Bosco un nuovocolpo dala, un invito a pensare alle cosevere, quelle che non passano e per cui va-le la pena spendere nella gioia tutta la vita, un attingere nuove certezze per guarda-re il futuro con serenit, fede e speranza.

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    e poi le parole rivolte direttamente alle no-stre sorelle, vero programma di vita. Esse-re come le grandi conche delle fontane, chericevono lacqua e la riversano a pro di tut-ti: conche cio di virt e di sapere, a vantag-gio dei loro simili (Ivi 284).Il soggiorno a Roma, oltre allincontro conil Papa, caratterizzato dalla carit creativae disinvolta della Madre che, la sera dellar-rivo, sfida il buio e le novit della citt eter-na e va a comprare frutta, pane e formaggioper i salesiani e le suore.Alle catacombe di S. Callisto cede il suo scial-le al chierico salesiano Carlo Pane affetto dafebbre malarica. A s non bada, annota laCronistoria, tutte le premure e le attenzio-ni sono per gli altri. Le visite alle Basilichee ai monumenti della Roma cristiana lafanno esclamare: Come sar bello il Para-diso! (Ivi 286).Al ritorno da Roma ancora una sosta a Sam-pierdarena dove arrivano le altre missiona-rie da Mornese e lincontro con don Boscoche si mette a disposizione dei partenti: ce-lebrazione eucaristica, confessioni e racco-mandazioni paterne.

    Sulla nave con lAusiliatrice di Mornesee di Valdocco

    Don Costamagna, che si era portato con sda Mornese il quadro di Maria Ausiliatri-ce della cappella del collegio, ora lo con-

    segna a Suor Teresina Mazzarello con laraccomandazione di non cederlo a nessu-no, di custodirlo fino allarrivo in terra ame-ricana, perch egli intende tenerlo comericordo di Mornese. Poco dopo anche don Cagliero si presen-ta con un quadro dellAusiliatrice: lho ru-bato nella sacrestia di Valdocco - dicescherzosamente - lho rubato per voi. Fu di-pinto da un signore che soffriva mal di oc-chi e stava per diventare cieco. Guar con la benedizione di don Bosco e ha

    e poi le parole rivolte direttamente alle no-

  • cipano a campi di lavoro nazionali ed in-ternazionali, sostenendo chi si trova in si-tuazioni di povert, esclusione e margi-nalit. Tutti ricevono una formazioneprevia prima di vivere la loro esperienzadi volontariato.

    - Sensibilizzazione e educazioneper lo sviluppoDentro larea di sensibilizzazione ed edu-cazione per lo sviluppo la Fondazione cer-ca di portare a termine attivit che pro-muovano un cambio negli atteggiamentie consuetudini della societ, sostenendoi valori della giustizia e della solidariet.

    - Appoggio allinfanziaMadreselva ONGD, dal 1986 gestisce pro-grammi di appoggio allinfanzia in pi di20 paesi del Sud. Attualmente 2.123 bam-bini ricevono uneducazione insieme adunalimentazione adeguata e allopportu-nit dellassistenza medica.Madreselva si posiziona come un ponte trale opere sociali ed educative delle Figliedi Maria Ausiliatrice e i giovani, le famigliee le Istituzioni che desiderano contribui-re, con il loro tempo e il loro denaro, adaiutare donne, bambini e giovani a rischionei Paesi in via di sviluppo.Organizza progetti e attivit che contribui-scono ad un mondo pi giusto miglioran-do laccesso alleducazione e diffonden-do la solidariet e il volontariato.

    FondazioneMadreselvaLa Redazione

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    La Fondazione Madreselva una ONGD(Organizzazione non Governativa per loSviluppo) senza scopo di lucro, creata nel1984 nel Centro di Insegnamento superio-re don Bosco, delle Figlie di Maria Ausilia-trice a Madrid.Ha ambito nazionale e internazionale econta 1.835 collaboratori (tra volontari, en-ti pubblici e donatori privati).Crediamo che un mondo pi giusto possibile il suo motto che diventa con-vinzione. La sua finalit la cooperazio-ne internazionale per lo sviluppo sosteni-bile, sociale ed economico per contribui-re in tutti i Paesi al progresso e alla promo-zione umana, e si rivolge soprattutto aibambini, ai giovani e alle donne.Il lavoro di Madreselva si concentra fonda-mentalmente in quattro ambiti di attuazione:

    - Progetti di cooperazione per lo sviluppoDa quando ha iniziato ad operare, Madre-selva ONGD ha appoggiato 252 progetti dicooperazione per lo sviluppo che si sonoeseguiti in diversi Paesi dellAmerica La-tina, Africa e Europa dellEst, superando i115.000 beneficiari.I progetti sono rivolti alle fasce di popo-lazione pi povere e in difficolt.

    - Promozione e formazione del volontariatoI volontari di Madreselva ONGD parte-

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    Questo il mio quarto mese in Honduras.Prima di arrivare qui, sapevo solo che sareiandato come volontario in un posto perbambini a rischio di esclusione sociale inuno dei Paesi considerati ad alto rischio diviolenza. Ma una cosa sentirne parlare eunaltra vivere in questa realt e scontrarsicon il fatto che ogni giorno si sentono no-tizie di morti in scontri armati.Dentro questo scenario per allHogar donBosco incontro circa 53 bambini e bambi-ne dagli 8 ai 14 anni.Questi bambini vengono da situazioni dif-ficili, sono molto pochi quelli che hannola mamma e il pap. Molti di loro vivonosolo con la propria mamma e fratelli o conla nonna perch i propri genitori sono sta-ti uccisi o sono in carcere.Le situazioni familiari difficili, fanno cre-scere la rabbia e laggressivit in questi pic-coli, che spesso sono diffidenti e prontiallo scontro fra di loro. Ma, come tutti ibambini del mondo, sono sempre pron-ti anche al sorriso e a darti un abbraccio.

    Sono stato accolto bene. Qui aiuto in diver-si laboratori che si tengono per loro, faccioun podi sostengo, arbitro le partite e d unamano in casa dove c bisogno.Ma la cosa che mi riempie pi di gioia illaboratorio di graffiti. I bambini allinizio era-no incuriositi da questo tipo di lavoro e sisono iscritti in molti per provare.In questi tre mesi abbiamo dipinto vari mu-ri della casa e ogni volta che iniziamo a di-pingerne uno nuovo, a loro piace sempre dipi e lo fanno con molto entusiasmo.Un giorno una delle bambine del mio labo-ratorio mi si avvicinata e mi ha detto chele piacevamolto il fatto che io fossi l con lo-ro e avessi dato a lei la possibilit di impa-rare a dipingeremurales. In realt molto dif-ficile esprimere ci che sto vivendo qui.Forse riuscirei a farlomeglio con le immagi-ni di unmurales. Ci che loro stessi stannoimparando a fare: esprimono loro stessinei disegni che facciamo insieme sui muri.

    Miguel Lozano

    Quattro mesi in Honduras, da volontario...

  • veicolato nella comunicazione ordinaria at-traverso le relazioni quotidiane dove la pos-sibilit di conflitto inevitabile.In questo processo, gli studi di Marshall Ro-senberg, psicologo statunitense, esperto sultema, possono essere molto utili. Secondoquestautore, il linguaggio ordinario puavere due connotazioni: una paragonata al-lo sciacallo (animale che si nutre di cadave-ri) e laltra equiparata alla giraffa (animale ter-restre con il cuore pi grande). La prima un linguaggio che valuta, interpreta, giudi-ca e spesso offensivo e violento; la secon-da cerca di comprendere, non giudica, nonesige ma chiede. Se il linguaggio sciacallo prepotente, toglie ogni creativit (Devi!Fermati! Basta!), il linguaggio giraffa acco-gliente e rispettoso, libera e suggerisce(mi piacerebbe che mi facessi, se puoi).Rosenberg propone quattro condizioniper coltivare la comunicazione nonviolen-ta nella linea del linguaggio giraffa.

    Osservare senza giudicare:non si dicetu mi hai fatto arrabbiare, mapiuttosto tu hai alzato la voce tre volte.

    Esprimere i propri sentimenti:la frasesento che tu non mi aminon espri-me i tuoi sentimenti ma quelli dellaltro; in-vece sono triste che tu parta esprime inmodo chiaro i tuoi sentimenti.

    Prendere coscienza e verbalizzarei propri bisogni:invece di diretu mi hai deluso perch non

    Su strade di nonviolenzaMartha Sde

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    La vera scelta non tra nonviolenzae violenza, ma tra nonviolenzae non esistenza Se non riusciamoa vivere come fratelli,moriremo tutti come stolti.Martin Luther King

    La via delleducazione

    Questaffermazione di M. L. King, mette inluce la consapevolezza che la nonviolenzanon un fatto automatico, una scelta a fa-vore di una diversa visione del mondo. Sitratta di incarnare un nuovo stile di vita piautentico per recuperare il senso piprofondo della nostra esistenza nella di-mensione universale della filialit e della fra-tellanza. Questo processo esige necessa-riamente un intervento educativo capace difornire gli strumenti adeguati per affronta-re la realt naturale della violenza con lastrategia della nonviolenza vissuta nel quo-tidiano. Sappiamo che il tema moltocomplesso ed difficile intervenire contem-poraneamente su tutti i fattori (economici,politici, ambientali ) implicati nel proces-so. Ad ogni modo, leducazione alla nonvio-lenza non pu essere astratta, richiede unambiente, una relazione, un linguaggio, del-le condizioni per farne esperienza vitale at-traverso degli esercizi concreti.

    Coltivare la comunicazione nonviolenta

    Se vogliamo educare alla nonviolenza, unadelle vie obbligate appunto il linguaggio

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    sei venuto, meglio esprimere in questomodo:Sono rimasta delusa che tu non siavenuto quella sera perch avrei volutoparlarti di cose che mi preoccupano.

    Formulare in modo chiaro la domanda:invece di dire, voglio che tu mi compren-da; si dirmi piacerebbe che mi dicessi unacosa che ho fatto e che tu apprezzi. Tutti gliesseri umani sono condizionati da queste di-namiche linguistiche che riflettono latteggia-mento di fondo nella relazione. Per questo,lattenzione a questi quattro momenti pu fa-vorire lascolto empatico e orientare la comu-nicazione verso la nonviolenza.

    Creare comunit della nonviolenza

    Quando si coltiva la comunicazione nonvio-lenta nel quotidiano, le relazioni si nutro-no, si risanano e si rinsaldano verso la co-struzione della comunit. Infatti, il cuoredella nonviolenza il processo di creazio-ne di comunit edificate sulla sollecitudine,sul rispetto reciproco e sullamore.In definitiva, si tratta di creare comunit al-ternative dove si fa esperienza della nonvio-lenza che diventa un ministero.In questo senso, le comunit educanti di-

    BUTIGAN Ken, FromViolence toWholeness.A Ten Part Process in the Spirituality andPractice of Active Noviolence, Pace e BeneNoviolence Service, Las Vegas USA 2002.

    BUTIGAN Ken,Dalla violenza alla pienezza.Percorso indieci tappedi spiritualit e pras-si della nonviolenza attiva, traduzione diGloria Romagnoli, Bologna, EMI 2005.Le numerose pubblicazioni di Marshall

    Rosenberg sulla nonviolenza tradotte nel-le lingue pi comuni.Trasformazione nonviolenta dei conflitti.Manuale di formazione dei formatoripubblicato da un consorzio di organizza-zioni a livello europeo con loriginale inslovacco e la traduzione in pi lingue.Edificazione della pace.Manuale di forma-zione Caritas pubblicato da Caritas Inter-nationalis 2002. Traduzione in pi lingue.

    Sussidi per attivare dei percorsi di educazionealla nonviolenza

    ventano luoghi di cultura nonviolenta percontrastare la prepotenza, laggressivit elingiustizia nella nostra vita e nella societ.

    Per un cambiamento sociale nonviolento

    Secondo lattivista Bill Moyer, i movimentidi trasformazione sociale hanno svolto unruolo centrale durante tutta la storia nelconseguire cambiamenti sociali positivi.Costituiscono un mezzo potente di azioneradicata su valori profondi.Da questa prospettiva possiamo affermareche le comunit educanti che coltivano lacomunicazione nonviolenta e assumono lanonviolenza come un ministero, possonodiventare agenti di cambiamento sociale.Ci implica una strategia attentamente ela-borata a partire da valori forti, per realizza-re il cambiamento in forma capillare: nellavita delle singole persone, nei centri edu-cativi, nelle famiglie, nel territorio a livellocivile e politico, nella Chiesa.La strategia principale consiste nella pro-mozione della partecipazione dove tut-ti si sentano coinvolti a dare il meglio dis per il bene comune.

  • biamento, dal limite, dalla finitudine, mentrelaspirazione profonda dellindividuo quel-la di una vita stabile, sicura, senza fine.La paura un male che pu portare allau-todistruzione,perch la paura di morire indistinguibile dalla paura di vivere.La paura si pu esprimere direttamente, par-landone. Cos, di fronte ad una malattia dal-le conseguenze incerte, il parlarne pu, nonsolo liberare dallangoscia, ma anche stimo-lare dinamiche positive in grado di supera-re la crisi o di migliorarne gli esiti.Non raro, per, che, per il suo peso an-gosciante, venga rimossa e che si manife-sti indirettamente, con atteggiamenti didifesa. Sono atteggiamenti di difesa controil pericolo sempre incombente della mor-te, la tendenza morbosa allavere e al pote-re. Avere case, campi,granai pieni, pu da-re limpressione di sicurezza sulla vita.Cos, pure, avere il potere sugli altri, tenertutto sotto controllo, pu rassicurare cir-ca possibili agguati e imprevisti increscio-si. Anche la paura della verit in fondopaura della morte. La conoscenza di alcu-ni fatti riguardanti la propria vita pu es-sere sentita troppo dolorosa, schiaccian-te e quindi rimossa, rifiutata.Nel piccolo della quotidianit, possonoessere atteggiamenti o riti messi in attoper sedare, indirettamente, la paura ango-sciante e difficilmente controllabile dellamorte, la tendenza eccessiva a controllaredove le persone sono e vanno; la propen-

    Le paureMaria Rossi

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    La paura una delle emozioni umane piarcaica e primordiale.Accompagna lessere umano fin dalla nasci-ta. una normale reazione di difesa difronte a una situazione di pericolo reale, oanticipato dalla previsione, o evocato dal ri-cordo, o anche solo prodotto dalla fantasia. spesso accompagnata da atteggiamenti difuga o di aggressione o di immobilit (pa-ralisi fobica). Limmagine che di solito vie-ne usata per rappresentarla quella di unapersona immobile con gli occhi sbarrati.Nessuno totalmente libero dalle paure.Anche se non sempre si riesce a dare loroun nome, esse fanno parte della vita.Prima di stendere queste riflessioni, ho chie-sto a persone di varia et, se e di che cosaavevano paura.Le risposte pi frequenti, corrispondenti aquelle che avevo incontrato nella mia lun-ga esperienza di psicologa, sono state:paura della morte, della sofferenza, dellamalattia, dellincognito (persona o situazio-ne), dellincertezza, del giudizio degli altri,del buio. Qualche adolescente, con il clas-sico atteggiamento dellautosufficiente, harisposto anche: Non ho paura di niente.

    La paura della morte

    La paura fondamentale, dalla quale derivanole altre, la paura della morte, ritenuta co-me distruzione della vita. una paura ampia-mente giustificata. Lessere umano, come lanatura che lo circonda, sono segnati dal cam-

    RIVISTA DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICEdma damihianimas

  • sione al sospetto e allaggressione, il biso-gno di controllare che le porte siano benchiuse, che gli alimenti non siano scaduti eche le mani siano ben lavate.La stessa paura pu celarsi sotto il bisognodi avere il cassetto ben fornito e nel ri-correre al medico per ogni piccolo distur-bo, come pure nella tendenza ossessiva aconservare le cose, a non tollerare cambia-menti anche minimi, a voler perpetuareusanze prive di senso, ad evadere di fron-te alla verit dei fatti.La paura, se rimane entro limiti normali,non dannosa, anzi. Pu rendere pruden-ti, far evitare guai irreparabili, stimolare afar bene il proprio dovere e ad accettare ilproprio limite. Quando, invece, diven-tando eccessiva, invasiva e patologica, in-gigantisce a dismisura i pericoli, inibisce,blocca, diventa una gabbia.Ognuna/o reagisce alle paure, pi o menoconsce, come pu, con le modalit che glisono pi congeniali. Lideale sarebbe quel-lo di rendersi consapevoli delle proprie pau-re, chiamarle per nome, scoprire sotto qua-li atteggiamenti o difese si celano, parlarnee cercare di affrontarle con prudenza, corag-gio e pazienza, ma direttamente. La paura diconoscere alcune verit che toccano la pro-pria vita, per essere superata, richiede mol-to coraggio e una compagnia buona: si trat-ta, infatti, di immergersi in una sofferenzaprofonda, attraversarla senza pericoli e an-dare oltre, liberandosene.Le paure, se trattenute e coltivate aumenta-no, pesano sullanimo, inibiscono la vita. Al-cune, una volta espresse, svaniscono. molto importante superare le paure, manon si pu pretenderlo n da se stessi, n da-gli altri, anche se si riusciti pi o meno acomprenderne la causa. Un aiuto a supera-re la paura e langoscia della morte potreb-be essere una riflessione esplicita sulla pro-

    pria condizione creaturale, sulla finitudinepropria della natura umana, sui mutamentidelle stagioni della vita e di tutto ci che vi-ve. La riflessione e il parlarne, oltre a ridimen-sionare le ombre e i fantasmi angoscianti chela paura crea, aiutano ad accettare, almenorazionalmente, di avere un compimento, an-che se, a livello profondo, laspirazione alper sempre non si placa facilmente.Per chi ha appreso ad affrontare le paurein modo indiretto, attraversoritidi con-trollo, di accumulo, di mantenimento del-lostatus quoo le traveste e nasconde sot-to oggetti simbolici il buio, lacqua, il to-po, il ragno, lignoto, la folla e altro - il su-peramento diventa pi complesso e pro-blematico. Scoprirne la vera fonte diffi-cile, ma non impossibile: potrebbe essereutile per questo andare alle proprie origi-ni, ripercorrere la propria storia in compa-gnia di persone coetanee e amiche, o fa-cendosi aiutare da esperti.Un aiuto efficace e sicuro per superare lan-goscia della morte la fede. Essa, infatti, nonsolo rassicurando, ma anche dando la cer-tezza che la vita, in modo diverso e nuovo,continua, non ha fine, risponde allaspira-zione pi profonda dellessere umano. bene tener presente che chi ha paura, hapaura. E quando uno in preda alla paura,non gli si pu chiedere di ragionare, n tan-tomeno scherzare.Come si fa spesso spontaneamente, si aiu-ta chi soffre offrendogli semplicemente unacompagnia e un silenzio empatico. Soloquando la fase acuta si placata, si pu sti-molare la persona ad esprimere, se e comepu, i contenuti della paura. Farla parlare.Liberarsi e liberare dalla paura un gran be-ne, ma, quando risulta impossibile, comespesso succede perch non basta volerlo, altrettanto bene accettarsi con le proprie di-fese e vivere il pi serenamente possibile.

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  • te, anche in questo caso, la fede un poten-te farmaco. Essa, infatti, portando a consi-derare gli altri come fratelli e sorelle, figliee figli dello stesso Padre, apre agli orizzon-ti di una fraternit universale e sostiene nel-la fatica di accogliere il diverso, di perdona-re e anche di perdonarsi.Quando la paura a prevalere, la situazio-ne cambia. Nei confronti del diverso, la pau-ra si manifesta spesso con atteggiamenti diarroganza, con la tendenza ad emergere, aprevalere, con un eccessivo controllo del-le situazioni e delle persone e anche con ildominio. Alla paura dellaltro si pu asso-ciare il sospetto. Il sospetto stimola la fan-tasia a immaginare e a descrivere la perso-na o loggetto della paura come un mostro,una strega, un alieno, un infedele, un esse-re troppo pericoloso e quindi da elimina-re. In passato si sono giustificati in questomodo i roghi alle streghe e ancora oggi sigiustifica la pena capitale e varie modalitbarbare di eliminazione.

    La paura chiude la persona su di s e la ren-de gretta, meschina, immiserita nella pro-pria facolt di giudizio, incapace di larghevedute. Accogliere laltro, il diverso, non vie-ne spontaneo e non indolore.Richiede disponibilit, rinunce, sacrifici,capacit di superare il proprio egocentri-smo, di aprirsi, di non aver paura di rischia-re e anche di perdersi. Ma - come osser-va lAutore al quale ho fatto riferimento - importante comprendere tra il sacrificio chemortifica e quello che genera nuova vita,evitando di confondere le doglie del partocon le angosce dellagonia.1

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    1 BRENA Gianluigi, Identit e relazione.Per una antropologia dialogica,Messaggero, Padova2009, pag. 159.

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    La paura dellaltro

    La paura dellaltro, del diverso, collegataalla paura della morte. Laltro, gli altri sonogeneralmente desiderati per laiuto chepossono dare e la compagnia, lamicizia, la-more. Ma, per la loro diversit e le loro esi-genze, possono essere avvertiti come unaminaccia alla propria vita, come concorren-ti infidi e far paura.Se poi questo altro di etnia, di colore, direligione e di cultura diverse, le perplessite le paure aumentano.Quando una/o arriva, invade un campo, siriserva spazi prima liberi, chiede attenzio-ni, fiducia, rispetto alla sua dignit e alla suairrinunciabile libert. Laccoglienza compor-ta rinunce alla propria autoaffermazione, ac-cettazione dei limiti che laltro pone, tolle-ranza riguardante valori, usi, costumi emodi di pensare diversi. Si tratta di sacrifi-ci non indifferenti e anche di rischi.

    Accogliere laltro, comunque sia, unagrande vittoria sulla paura, anche se non indolore. La fatica a ridimensionare la ten-denza allespansione senza limiti, la rinun-cia al bisogno (non autentico) di possederee a una esagerata autoreferenzialit, lo sfor-zo per comprendere laltro nella sua diver-sit, portano con s una reale crescita inumanit e una vita pi piena e libera. Lacco-glienza, la relazione positiva, lincontro conil diverso nel suo mistero, anche con qual-che inevitabile scontro, aiutano a costruiree a rafforzare la propria identit personalee a forgiare una personalit poliedrica.La paura dellaltro pi facilmente supera-bile se, sfatando i pregiudizi culturali, si cer-ca di conoscere la persona per quello cherealmente .Spesso si sentono espressioni come:Cre-devo, pensavo, mi sembrava che , inve-ce tuttaltro. Come per la paura della mor-

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    I GIOVANI E I COLORI

    IL BUIO LOTTACON I COLORI

    UN DUELLOCHE NON LO VEDR

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    Testi presida Svolta di respirodi Antonio Spadaro

    IL VERDE IL COLOREDELLA MANIFESTAZIONECONCRETA DELLA VITA

  • Intervista a Sr. Sania Josephine (India)

    Credo nella presenzaeducativa percha cura di Mara Borsi

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    La situazione attuale della giovent ci spin-ge a mettere il Sistema preventivo in azio-ne, in particolare attraverso la presenza edu-cativa salesiana. Le difficolt che i giovanisperimentano nellacquisizione di uni-dentit solida, nellelaborazione del proget-to di vita, nella ricerca del lavoro ci interpel-lano a muoverci verso di loro.Conosco giovani intelligenti e curiosi, en-tusiasti per le cose buone e positive, deci-si nel realizzare il bene, ma anche fragili efacilmente manipolabili.

    Credo nella presenza educativa perch

    Oggi i punti di riferimento dei giovani,quelli che orientano veramente e nontradiscono sono pochi. Chi cresce ha biso-gno di vedere, sapere, sperimentare la pre-senza di adulti profondamente interessa-ti a loro, educatori, educatrici che sannoamare in modo disinteressato.A volte capita che adolescenti e giovani siribellano ai desideri dei loro genitori e li sfi-dano perch vogliono essere come i loroamici. Se i genitori non hanno la possibilitdi dare convinzioni, i giovani non hannonessun altro confronto che noi educatrici.Il rischio di essere chiuse nel nostro mon-do, poco attente al dialogo, a stare accan-to a loro, a intercettare la loro vita quotidia-na. Capita che anche noi FMA dimentichia-mo la nostra unica responsabilit: stare ac-canto a chi cresce con amore.I ragazzi e le ragazze che frequentano le no-

    RIVISTA DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICEdma damihianimas

    stre scuole esprimono talvolta comporta-menti indesiderati e sgraditi. Ho verificatoche laccoglienza della loro fragilit costrui-sce rapporti profondi e duraturi.Abbiamo bisogno di essere vere madri. importante dire la verit delicatamente enella carit, ma necessario far sentire cheli amiamo e non li condanniamo.

    Credo nella presenza educativa perch

    I giovani cercano la felicit e noi come edu-catrici siamo chiamate a indicare il Vange-lo come via per la felicit. Per questo, abbia-mo bisogno di essere gioiose, di dare testi-monianza di essere felici della nostra vitacon Dio. necessario essere animatrici at-tive e creative, rendere la nostra presenzaamichevole, creare quellambiente familia-re in cui i giovani possano godere la veracalma interiore, esprimersi liberamentesenza paura di essere rifiutati o giudicati.Molti giovani non sono soddisfatti del loroaspetto e cercano in molti modi di sentir-si meglio con se stessi, arrivano a volte a fa-re di tutto pur di essere accettati dal grup-po. Indubbiamente abbiamo la responsabi-lit di far capire che la vera bellezza vieneda dentro, non da ci che si indossa o dal-le cose che si possiedono.I giovani hanno la necessit di sperimentar-ci come persone felici e hanno bisogno delnostro invito a credere in Ges.Mi sono resa conto di quanto sia importan-te condividere la propria storia vocaziona-

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    le e lesperienza di Dio. Quando viviamo econdividiamo con loro, la nostra testimo-nianza li incoraggia a scegliere Cristo comeSignore della loro vita.Questa una sfida per ciascuna di noi.

    Credo nella presenza educativa perch

    S, lassistenza salesiana indispensabileper formare i giovani. La presenza educa-tiva pu prevenire esperienze negativeche possono seriamente danneggiare ebloccare una crescita sana.Il metodo educativo salesiano chiedeagli educatori, alle educatrici di dedicaretempo al di fuori della classe/lezione,dellufficio, della casa, per condividere eabitare il tempo libero dei giovani con unapresenza amichevole. La ricreazione spesse volte il momento pi opportunoper avvicinarsi, per conoscerli, per vince-re i loro cuori, in alcuni casi, diffidenti.La presenza educativa per me dedicazio-ne, aiuto, accompagnamento, condivi-sione della vita, che stimola e porta allamaturazione. Secondo Leon Barbey, Le-ducazione un incontro.Senza incontro non pu esserci educazione.

    attraverso lamicizia, la conversazioneinformale, il dialogo e la condivisione chesi stabilisce la relazione. Senza cordialit impossibile dimostrare laffetto, e senza laf-fetto non ci sar la fiducia.A mio parere le sfide che abbiamo di fron-te sono due: essere veramente tra i giova-ni e assumere lassistenza non solo per unperiodo o fase della vita, ma per tutta la vi-ta. Inoltre per rendere la presenza educa-tiva efficace sarebbe a mio parere necessa-rio ripensare in alcuni casi la struttura del-la vita comunitaria, ri-organizzare lorariodella giornata e della preghiera in modo dafacilitare il contatto diretto con i giovani, ri-scoprire il valore dellassistenza salesiana inmodo che non solo siamo per i giovani, masiamo con i giovani, ricordando la nostra re-sponsabilit di sviluppare il carisma.Madre Teresa di Calcutta ha detto: Sia-mo chiamati ad essere fedeli e non adavere successo. Se restiamo fedeli adamare i giovani e a fare tutto ci che pos-siamo, Dio far la sua parte. E presto cirenderemo conto che Dio agisce attraver-so di noi e con noi, in un modo misterio-so che non sempre riusciamo a capire.

  • fondamentali per fare dellOratorio un ve-ro laboratorio educativo.Navigare a vista rischioso in ambito edu-cativo, soprattutto quando la comuniteducante ampia e le attivit articolate; perquesto diventa indispensabile disporre diun progetto capace di generare veri e pro-pripercorsi educativiche consentano di:

    pianificare scelte responsabili e qualifican-ti per crescere come persone capaci di co-munione e come cristiani adulti nella fede;

    effettuare una verifica costante del cam-mino fatto e da farsi;

    diventare garanzia di continuit anche nelcambio delle persone coinvolte nellimpe-gno educativo;

    abilitare tutti gli operatori, sia professio-nali che volontari, a individuare il proprioruolo educativo (V. Baresi-F. Fornasini).

    Naturalmente, dire progettualit non vuoldire parlare di una certa sensibilit che pos-siede una sola persona o della passione diqualche volontario particolarmente coinvol-to. Dietro le quinte deve necessariamentestrutturarsi un cammino di formazioneche consenta a tutti gli operatori coinvoltidi conoscere chiaramente gli obiettivi e lescelte comuni, in modo da compiere i pas-si nella stessa direzione.Una condizione di base per lavorare in que-sta linea ovviamente il lavoro di quipe e,

    Oratorio in progettoPalma Lionetti

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    Pensare allOratorio in progetto come pensare ad un porto,con il suo partire e arrivare,il suo essere crocevia di personee di iniziative.Un movimento continuo che permettescambio e crescita.

    In genere, diciamo che un ambiente unporto di mare quando con questaespressione vogliamo evidenziarne i carat-teri del caos e della mancata organizzazio-ne, invece immaginare un Centro Giova-nile come un porto vuol dire renderequesto ambiente capace di ospitare pro-poste faro, promuovere progetti, stimola-re i giovani ad assumersi responsabilit, alanciarsi sui navigli di nuove idee.Certo, un luogo di animazione come lOra-torio non potr essere simile ad un depo-sito di imbarcazioni sempre ferme allor-meggio. Se cos fosse, perch i giovani do-vrebbero frequentarli?Ma allora, cosa fa di un Oratorio un luogocos dinamico? La progettualit!Nella lingua italiana il termine femmini-le progettualit porta nel suo grembosemantico la volont, la capacit di idea-re qualcosa, di creare, mase non c de-siderio, non c progettoe questo riman-do al significato del termine ci offre lapossibilit di richiamare subito linsie-me di convinzioni e di criteri pastorali

    RIVISTA DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICEdma damihianimas

  • di conseguenza, una gestione democraticache sappia generare massimo coinvolgi-mento e partecipazione. Intanto c dasgombrare il campo su questi due ultimi ter-mini, nei confronti dei quali in questi annisi creato un vero e proprio mito.Se partecipare influenzare la costruzionedel progetto, vero anche che non sempreriusciamo a promuovere quei processi chepermettono di definire/decidere collettiva-mente le istanze fondamentali quali i biso-gni, problemi, aspettative e obiettivi. La pro-gettazione partecipata, come quella chepu avvenire attraverso il consiglio oratoria-no, al tempo stesso obiettivo e strumento.Oramai ne siamo tutti convinti, almeno dalpuntodi vista teorico.Certo, attraverso lapar-tecipazione si migliora e si potenzia la capa-cit di azione intenzionale e consapevolede-gli attori della comunit educante, che impa-ranopianpiano ad agire allo scopodimiglio-rare la qualit della vita, e a non lasciarsi bloc-care da problemi e difficolt. Importante non ridurre la partecipazione adunaquestio-ne di tecniche che si utilizzano per promuo-verla e per sostenerla: andare oltre le tecni-che necessario per trovare o ritrovare unacornice di senso condiviso che mantenga al-ta questa tensioneper evitaredi scivolare, su-bito dopo la fiducia prestata in questa con-vinzione, nella disillusione.Enunciare la partecipazione, la gestione de-mocratica e praticarle, ovviamente, non so-

    no la stessa cosa. Diventano unesperienzadi crescita personale e di sviluppo di comu-nit, nella misura in cui sono anche unop-portunit di apprendimento e di scambio,utile per ampliare e approfondire le relazio-ni, per superare stereotipi e pregiudizi traanimatori e nei confronti dei giovani, per so-stenere la comunicazione, la mediazione,lassunzione collettiva di responsabilit ri-spetto agli interessi comuni.Si rendono necessarie alcune conversioni.Passare da una pastorale improvvisata ad unaragionata, pianificata, intenzionale; da unapastorale autoritaria, non sempre attenta al-le condizioni di ogni persona ad una pasto-rale in cui ogni persona accolta nella suastupenda e irripetibile unicit.AllOratorio la formazione avviene nellazio-ne e mediante lazione: ogni azione evan-gelizza i giovani che la vivono grazie alle-laborazione, alla preparazione, alla decisio-ne motivata di viverla, alla realizzazione ealla verifica che esige. Sono formativi tuttii valori di impegno personale e comunita-rio richiesto dalle attivit.Cos si passa dalla sicurezza del fare da so del dettare come si fa, al rischio dellaricerca e della responsabilit condivisa;dallefficientismo, alla pazienza che la ve-ra educazione esige; dallimprovvisazionealla fatica e allascesi della pianificazione; dalpochi che fanno tutto al tutti che fannoqualcosa; dal siccome non c tanta gen-te preparata e quindi i preparati fannotutto, al preparare i futuri animatori e ope-ratori pastorali. Queste sono solo alcunedelle proposte per fare dellOratorio quelporto il cui movimento interno ed ester-no vivacizza e permette, come dicevamo inapertura, scambio e crescita grazie ad unaprogettualit condivisa.

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    ANNO LIX MENSILE / LUGLIO AGOSTO 2012

  • be inizio nel giorno della Pentecoste (n.23). La considerazione ci mette innanzi alquadro degli apostoli radunati in preghie-ra al piano superiore e gli Atti si prendo-no cura di dirci che, nel cenacolo, ceranoanche alcune donne e Maria, la Madre diGes (At 1, 14).Il sottile dettaglio sulla presenza femmini-le come se evocasse un atto generativo,un parto della missione evangelizzatricedella Chiesa, sotto lazione dello Spirito San-to, allinsegna della stessa dinamica avvenu-ta nella nascita di Ges.Levangelizzazione non altro che la gene-razione della persona alla vita di fede e inquesto atto la presenza e la partecipazioneattiva della donna connaturale e fluisce co-me una rigenerazione spirituale, dandocontinuit a quel processo originario in cuila donna diventa uno spazio che accogliela vita, la custodisce nel proprio corpo, lanutre, la cresce e la porta alla luce.

    Nella storia della Missione Ad gentes...

    Uno sguardo veloce sulle attivit evange-lizzatrici e missionarie della Chiesa, duran-te la grande era missionaria dei secoli se-dicesimo e diciassettesimo, dimostra cheil coinvolgimento delle donne era assen-te. Nel Seicento poche ed isolate presen-ze di suore iniziano ad apparire allorizzon-te, nelle terre di missione.Segue per una trasformazione completanel diciannovesimo secolo, quando si ve-

    Donnaed evangelizzazionePaola Pignatelli, Bernadette Sangma

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    vedova, una donna minuta, fragile e ma-gra. Gestisce da sola una casa di acco-glienza con 37 bambini e bambine, comple-tamente orfani e abbandonati. Si chiama An-na. Eravamo due FMA e un sacerdote a vi-sitarla, in una delle periferie di Nairobi. Ar-rivando a casa sua verso sera, alcuni ragaz-zini pi grandi ci vennero incontro, altri pic-coli li trovammo a giocare con due gattinie altri ancora guardavano la televisione. Cisedemmo nel salone, intrattenuti dalle ra-gazze pi grandi che si davano da fare perprepararci il t e un dolce di banana.Quando tutto fu pronto e il tavolino imban-dito, arriv lo stupore pi grande: in mododel tutto spontaneo, un ragazzino, che cisembrava incollato alla televisione, interrup-pe il programma che stava seguendo, si alze venne a guidare la preghiera di benedi-zione sulla piccola merenda.Rimanemmo profondamente colpiti nelpercepire il clima di serenit che si respira-va in quell ambiente impregnato di Dio.Pensare a donne come Anna, al ruolo chegiocano nel creare quel canale fondamen-tale alla linfa vitale di Dio nella vita delle per-sone, soprattutto dei bambini e delle bam-bine, continua a suscitarci domande riguar-do al ruolo femminile nellevangelizzazione.

    Evangelizzatrici perch...

    Nei Lineamenta del Sinodo sulla NuovaEvangelizzazione si afferma checronolo-gicamente, la prima evangelizzazione eb-

    RIVISTA DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICEdma damihianimas

  • rifica una vera e propria proliferazione direligiose sul fronte dellevangelizzazio-ne. Da questo periodo in poi, la presenzadelle donne nelle missioni era non solo esi-gita, ma la loro assenza era considerata unavera e propria mancanza, nociva alla mis-sione stessa. La presenza indispensabiledelle donne religiose nella missione avvie-ne con il cambiamento dellapprocciomissionario, che inizia ad abbracciare leopere educative, sociali e di carit: ossia leopere che richiedono un tocco generato-re, come parte integrante dellattivit evan-gelizzatrice della Chiesa.Tale approccio apre una vasta gamma dipossibilit alle suore, coinvolgendole nel-le attivit di iniziazione cristiana, nelledu-cazione, nella cura della salute e in varie al-tre mansioni di cura della vita.La donna, capace di toccare e illuminare ibisogni fondamentali della vita, capace diportare nel suo corpo, nei suoi pensieri, pas-si e gesti una vita evangelica, anche se igno-rata e invisibile, solo per il fatto dessere don-na e madre, dunque capace damore, che

    lessenza universale del Vangelo, potr esse-re segno di una Chiesa Madre, quindidon-nae dunque generatrice di vita!Non questione di ragionare sul ruolodella donna nellevangelizzazione, quan-to pi forse di riflettere sullidentitstessa della Chiesa, chiamata a rappresen-tare le nozze, la maternit, la misericor-diaIn questo DNA come non colloca-re, in modo essenziale e permanente lafigura femminile, come ipotizzare unamissionariet priva di queste sfumaturerelazionali, capaci di empatia e riconcilia-zione, perch intrinsecamente portate adarmonizzare viscere e mente?Se il Vangelo Amore, le donne, educatri-ci dumanit, possono esprimerlo attra-verso la propria sensibilit verso il prossi-mo, soprattutto il pi piccolo e il pi debo-le e andando per il mondo, con santa auda-cia, possono renderlo pi piacevole, gene-rando passo passo unumanit migliore!

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  • famiglia siano mutate nel tempo e sianodiverse nei differenti contesti culturali, importante vivere la famiglia come unarealt caratterizzata da relazioni di amo-re che diventano storia e che legano traloro un uomo e una donna.La cultura individualista, utilitarista, con-sumista, ha impoverito le relazioni uma-ne e ha compromesso la fiducia tra le per-sone. La riscoperta delluomo come sog-getto essenzialmente relazionale e lacura per la buona qualit delle relazionipossono portare al superamento della cri-si del lavoro e della famiglia. La crisi faemergere il malessere latente da tempoe apre prospettive nuove.Ennio Antonelli, presidente del PontificioConsiglio per la famiglia, ha ribaditoche: Lattuale crisi, che preoccupa i po-poli e i governanti, non da considera-re solo una crisi economica, ma anche epi profondamente una crisi antropolo-gica e culturale... Serve una rivoluzioneculturale e antropologica, prima cheeconomica che chiama a far prevalere lalogica del dono non solo nella famiglia enella festa, ma anche nel lavoro e nelle-conomia. Il contributo pi specifico del-le famiglie al sistema economico consi-ste nella formazioni di capitale umano.

    Famiglia.Risorsa per la crisiAnna Rita Cristaino

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    RIVISTA DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICEdma damihianimas

    La famiglia va riscoperta quale patrimo-nio principale dellumanit, coefficientee segno di una vera e stabile cultura in fa-vore delluomo (Benedetto XVI).Profezia di speranza stato definito il VIIIncontro mondiale delle famiglie svolto-si a Milano dal 30 maggio al 3 giugno scor-si. Un grande evento per rilanciare latten-zione di tutti verso la famiglia, nucleo im-portante della societ che se ben curatarende felici i suoi membri e diventa unvantaggio per la societ.PapaBenedettoXVI, presenteallevento, ri-chiamando allamore familiare ha detto: fecondo per la societ, perch il vis-suto familiare la prima e insostituibilescuola delle virt sociali, come il rispettodelle persone, la gratuit, la fiducia, la re-sponsabilit, la solidariet, lacooperazione.La famiglia con la sua capacit di relazio-ne, servizio, accoglienza unarisorsa difiduciae undonoche contrasta le de-rive di oggi verso il disimpegno e laframmentazione. Di fronte allenorme pe-so che la crisi economica globale sta ri-versando su molte Nazioni del mondo sisente il bisogno di energia, fantasia perripensare lorganizzazione del lavoro e fa-miliare in unottica di conciliazione.Nonostante la struttura e la forma della

  • mana. Hestamos felices de vivir gracias a in-ternet la peregrinacin festiva que ustedconvoca. Feliz acogida en cada corazn desus hijas en todo el mundo para que Diosllegue a sus vidas con alegra y plenitud pa-ra todas. Ximena Palma, VDB.Carissima Madre, siamo felici dellincon-tro a Mornese e dellentusiasmo che ci hatrasmesso. []Continuiamo a seguirla per le strade dellaFrancia e della Lituania con la preghiera econ laffetto. Il suo sorriso si impresso nelcuore dei nostri ragazzi ed ha accresciutoil desiderio di vivere la vita con impegno.GRAZIE, Madre. Le sue parole, come tut-ta la festa ci hanno riempite di entusiasmoe anche di commozione. Siamo tornate acasa con gli occhi e il cuore pieni di bel-lezza e di desiderio di continuare la festanel quotidiano. Anche chi non ha potutoessere presente, l'ha seguita attraverso latelevisione con lo stesso entusiasmo percui a sera, ma anche oggi, abbiamo conti-nuato a condividere i vari momenti, comu-nicandoci gioia. Le suore di Pella.Queridsima Madre, Con el alma quere-mos decirte, que aunque lejos, estamosmuy cerca con la oracin y el corazn.Agradecemos y saludamos a todas las Her-manas de Europa y Medio Oriente, que tehan ofrecido una hermosa fiesta que hemosdisfrutado, gracias a internet. Tus Hijas dela Casa Santa Cecilia de la Chinca.Sono solo alcuni delle centinaia di mes-

    Una rete grande quanto il mondo

    Profondit delle relazioniPatrizia Bertagnini, Maria Antonia Chinello

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    La Rete diventata il tessuto che in que-sti anni sostiene la partecipazione allavita dellIstituto. Ormai quasi invisibile,grazie a Internet, molti eventi sonovissuti in direttadalle comunit. E comu-nit uguale a FMA, giovani in formazio-ne, allieve ed exallieve, laici e laiche, col-laboratori e collaboratrici, benefattori,membri della Famiglia salesiana.Un percorso di andata e ritorno: dalla Re-te allanimazione, dal web alla preghiera.Cerchi concentrici per tessere relazioni einterazioni, rimandi e ricordi, emozioni ericonoscenza.Linterrogativo circa le profondit delle re-lazioni che si vivono (e moltiplicano) inRete non scontato n tantomeno di po-ca entit: importante la qualit e porcicontinuamente la meta di rinsaldare la re-lazione e la comunicazione, perch quel-la Rete che ci avvolge diventi sempre pilegame di unit e di coinvolgimento, dipartecipazione e di dialogo, di sentire-con e di lavorare-per insieme.

    Una festa senza fine

    Querida Madre a Festa del Grazie aindacontinua aqui na nossa comunidade. Obri-gada, Madre! Ir. Dinair, Ir. Irene, Ir. Cilene,Ir. Maria Izabel e as Formandas. stata la festa pi bella ... Lho seguita congrande gioia, perch ero presente anch'iononostante la lontananza. Sr Virginia.El corazn de esta Villa es junto a cada her-

    RIVISTA DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICEdma damihianimas

  • saggi arrivati al sito dellIstituto durate igiorni della celebrazione della Festa del-la Madre.Certo, un evento amato, aspettato, per cuifacile comunicare, farsi presenti, no?Non pensiamo sia solo questo: eravamoproprio tutte l, a Mornese, a Saint-Cyr,a Kaysiadoris.Eravamo al fianco della Madre, ascoltava-mo le sue parole, le ripetevamo a quelleche per vari motivi non avevamo potutoascoltarle, leggerle, scorrevamo il pro-gramma, attendevamo laggiornamentodelle pagine sul sito, una nuova ondata difoto.

    Profondit di silenzio e di parola

    Questo solo lultimo evento. Ma pensia-mo allattesa che si sta creando attorno alfilm Man. La casa della felicit.Possiamo proiettarci in avanti: cosa sarla beatificazione di sr. Maria Troncatti?La Rete rende possibile tutto questo.Da pi di 10 anni il nostro Istituto ha scel-to di esserci nel web con una comuni-cazione di qualit.Una comunicazione che non pu accon-tentarsi di tessere una rete di fili soffici owireless. C bisogno di noi, del nostrocisono, ci sto!per costruire una conversa-zione grande quanto il mondo che vivedentro le nostre comunit, e che si allar-ga al mondo intero, alle gioie e ai dolori.Una profondit di relazione che si nutredi silenzio e di parola.Perch il silenzio che predispone allin-contro con ci che autentico. Perch laparola che rivela il bisogno di untu a cuirivelarsi, svelarsi e di cui accogliere lespres-sione e costruire insieme la comunione.

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    ANNO LIX MENSILE / LUGLIO AGOSTO 2012

    DELLA PROFONDIT

    C un pi forte bisogno di anima in une-poca come la nostra in cui via via pi sfu-mati si fanno i ruoli assunti dalle personeallinterno delle dinamiche comunicati-ve. Lo sviluppo della rete con lofferta glo-balizzata di una partecipazione ampia-mente diffusa in cui ognuno di noi pu es-sere, al tempo stesso, mittente e riceven-te ci offre, certo, la possibilit di abban-donare la logica dellunidirezionalit nel-la consapevolezza che uno solo il vostroMaestro e voi siete tutti fratelli (Mt 23,8), maci obbliga ad assumere la responsabilitpersonale del dialogo. Quello che il mon-do valuta, a ragione, come un di pi di li-bert, impone da un punto di vista etico oneri personali maggiori in ordine alla co-struzione di relazioni capaci di abbando-nare la superficie delle sensazioni perspingersi verso quelle profondit in cui irapporti sono pi pieni.La scelta di un profilo alto, costruito sullavalorizzazione di ci che non immediata-mente viene esibito, anche nella rifles-sione di Benedetto XVI nel Messaggio per

    la 46a Giornata Mondiale delle Comunica-zioni Sociali la chiave di lettura di unapastorale in grado di farsi interpellare dal-le profondit dei fratelli: Chi sono? Checosa posso sapere? Che cosa devo fare?Che cosa posso sperare? importante ac-cogliere le persone che formulano questiinterrogativi, aprendo la possibilit di undialogo profondo, fatto di parola, di con-fronto, ma anche di invito alla riflessionee al silenzio, che, a volte, pu essere pieloquente di una risposta affrettata e per-mette a chi si interroga di scendere nel piprofondo di se stesso e aprirsi a quelcammino di risposta che Dio ha iscritto nelcuore delluomo.

    LUCECONTRO

  • Allora mi ha proposto di frequentare un cor-so per diventare infermiera.Nel cuore di Juliet ci sono due grandi de-sideri, uno quello di continuare gli studi,laltro di diventare religiosa. Ne parla conil padre che la lascia libera di scegliere pro-mettendole comunque il suo appoggio.Sono andata dal vescovo e gli ho detto ilmio desiderio di diventare suora. Lui mi hachiesto in quale congregazione volessi en-trare e io gli ho risposto che conoscevo so-lo le Suore della Carit. Lui che conoscevale suore salesiane, mi ha proposto invecedi fare unesperienza con loro.Il vescovo chiama le Figlie di Maria Ausilia-trice che si trovano in citt, e dopo una set-timana Juliet pu gi recarsi da loro perunesperienza. Il vescovo le d un mese, perconoscere e decidere. Dopo un mese miha chiamata, ma io avevo deciso di rimane-re con le FMA.Juliet a questo punto decide di iniziare ilcammino di formazione come aspirante. Lesue sorelle sono un po scettiche.Il suo pap la sostiene. Mio padre non la-veva mai raccontato.Quando stavo per entrare mi ha detto cheanche lui da giovane aveva fatto unespe-rienza con i salesiani.Era stato in noviziato, ma poi era andato viaprima della professione. Non mi aveva maidetto niente prima, ma in casa avevamo ungrande quadro di don Bosco.Juliet, che ha conosciuto la povert attraver-

    Intervista a suor Juliet Kwye Kwye

    I giovanimi hanno indicato la stradaAnna Rita Cristaino

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    affid

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    Juliet Kwye Kwye una fma del Myanmarcon 10 anni di professione. Da piccola co-nosce le Suore della Carit nel cui Istitutofrequenta la scuola.Juliet attratta dalla vita di queste religio-se e sente nel suo cuore il desiderio di co-noscerle sempre di pi.Frequentandole anche dopo la scuola, ac-compagnandole anche nel loro apostolatotra gli ammalati inizia a comprendere la vi-ta di preghiera, lapostolato, la missione ecc.Quando finivo il tempo della scuola, iostavo sempre con loro, ritornavo a casasolo per mangiare e dormire. Ero semprecon loro. Le vedevo pregare e lavorare emi piaceva.Diventando pi grande, il sabato le accom-pagna nelle loro visite agli ospedali. Ho co-nosciuto la vita religiosa attraverso le Suo-re della Carit, lunico istituto religiosonel mio villaggio.Juliet appartiene ad una famiglia cattolica. la terza di tre figli.Ha perso la sua mamma quando era anco-ra una bambina. Ma il suo pap ha saputoprendersi cura di lei.Alla fine dei miei studi, ho lavorato comeinsegnante in un villaggio molto povero.Era il villaggio del vescovo con il quale ce-ra molta familiarit.Spesso parlavo con lui per essere aiutata adiscernere su cosa fare. Allinizio voleva cheio andassi a studiare nelle Filippine. Ma a mesembrava troppo lontano.

    RIVISTA DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICEdma damihianimas

  • so la visita agli ammalati, fa lesperienza di unaltro tipo di povert e di richiesta di aiuto.Nei primi mesi di esperienza con le fma,ho conosciuto tante giovani povere chenon avevano la possibilit di studiare.Erano giovani grandi, nei cui occhi ho let-to tanta sofferenza. Le fma aiutavano chiaveva avuto poche possibilit dando lorouna seconda opportunit per costruire unbuon futuro.Io ho iniziato a insegnare loro le prime co-se basilari per poter leggere e scrivere.Molte delle ragazze parlavano solo il lo-ro dialetto, quindi a volte era difficile co-municare.Molte di loro avevano paura.Juliet ama ricordare quel primo mese diesperienza in cui ha sperimentato lamo-re per le giovani pi povere e il suo po-ter essere al servizio della loro crescita.Ho capito in quel mese che potevo aiu-tarle ad avere un futuro buono.Juliet vive a stretto contatto con loro e in-tanto osserva la vita delle suore, che co-municano gioia nel dedicarsi ai giovani e

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    ANNO LIX MENSILE / LUGLIO AGOSTO 2012

    alle loro necessit, in una vita di comunitsemplice e fraterna.Due mesi di esperienza, un anno di aspiran-tato, e poi postulato e noviziato nelle Filip-pine. Torna in Myanmar dopo la professio-ne e le viene chiesto di stare con i bambi-ni della scuola materna.Un ricordo laccompagna. Durante il primomese di esperienza con le suore ha incon-trato una ragazza. Aveva molta paura. Co-nosceva sono il suo dialetto ed era diffici-le comunicare con lei. Ma si capiva che eramolto intelligente e che aveva buone capa-cit. Quando sono tornata dopo alcunianni, con sorpresa ho visto che aveva fini-to bene gli studi. Era cambiata.Aveva pi stima e consapevolezza di s. Mi sembrato chiara allora la nostra missione.Dare fiducia. Questa ragazza quando hasentito la fiducia, ha vinto la paura.Ha iniziato anche ad insegnare.Allinizio con un po di timore, ma poi po-co a poco diventata pi disinvolta nel ri-volgersi agli altri. Lei mi ha fatto compren-dere che Dio vuole da me che io aiuti le ra-gazze a scorgere il bello che hanno dentro.Juliet felice. Ha incontrato anche altre ra-gazze che si sono aperte con lei, hanno con-diviso i loro timori, le loro gioie e le loro sof-ferenze. E per lei vedere come la fiducia, laf-fetto ricevuto fanno rinascere questegiovani segno che il Signore continua achiamarla a questo compito. Ma non man-cano le difficolt.Quando sento che sto facendo la volontdi Dio, quando ho la consapevolezza checi che vivo nei piani del Signore, allorariesco a superare le difficolt con pi agi-lit. Credo molto nella mediazione delle miesorelle che mi aiutano a comprendere an-cora di pi la volont di Dio.

    [email protected]

  • Chi trova un delfinotrova un tesoro

    difficile immaginare la costru-zione di un copione cinemato-grafico pi capace di crearecommozione, partecipazione,slancio solidale. Si regge speci-ficamente con piena consape-volezza sullappeal naturaledellirresistibile protagonistadelfino, e sulla potenzialitnarrativa della sua storia perso-nale che viene trasformata inun simbolo per tutti i portato-ri di handicap. "Solo al Delfinola natura ha donato ci che ri-cerca il migliore dei filosofi: l'a-micizia disinteressata.Bench non abbia alcun biso-gno dell'uomo, egli amico fe-dele e numerosi sono quelliche ha aiutato". Lo scrive Plu-tarco gi dal primo secolo do-po Cristo, nel tentativo di espri-mere l'unione atavica, quasiancestrale, tra l'uomo e questonobile cetaceo che, nel corsodei tempi, ha dato forma a leg-

    gende, miti e storie tra le pi af-fascinanti. Eccezionali e quoti-diane ad un tempo.Nel nostro caso, inoltre, si de-ve aggiungere che la vicendaaccaduta/raccontata in sstessa dotata di drammatur-gia, per cui insieme allopinio-ne pubblica ha saputo muove-re le alte sfere dei produttori.Ha acceso i motori dellimma-ginario come delle macchineda presa del regista MartinSmith, e facendola passare dal-la cronaca televisiva locale al-la grandiosit del grande scher-mo ne ha moltiplicato il succes-so, linfluenza, il messaggio.In mano allabile professiona-lit degli sceneggiatori, i fatti dicronaca che mettono alla pro-va linfortunato Winter si in-trecciano con felice sensibi-lit ed intuizione alle diffi-colt ed ai bisogni profondi dialcuni membri della comunitin cui accolto, soccorso e cu-rato. cos che sulla spiaggiadove un pescatore chiede aiu-

    to di fronte al delfino ferito,compare Sawyer in fuga datutti, a cavallo della sua biciclet-ta. Insicuro ed introverso, do-po labbandono del padre pe-rennemente immerso nella suasolitudine, ma in seguito allin-contro con Winter trova unop-portunit di riscatto e di cresci-ta. Gli viene data la possibilitdi poterlo vedere/seguire quo-tidianamente, anche marinan-do la scuola estiva. E se all'ini-zio il biologo responsabile del-lAcquarium - padre della lo-quace amichetta Hazel - non d'accordo, notando il beneficionascente dalla loro amicizia,consiglia anche alla mammapreoccupata, di favorire quel-lincontro/intesa reciproci. Pur-troppo, la coda sanguinantedi Winter va amputata e il del-fino si trova costretto a nuota-re senza, ma i danni che neconseguono alla spina dorsaleminacciano ugualmente di far-lo morire. a questo punto cheentra in scena Kyle, il cugino di

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    RIVISTA DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICEdma damihianimas

    L'incredibile storia di Winter il delfinodI Charles Martin Smith Stati Uniti 2012

    LAvventura di un animaletto coraggioso cheha cambiato la vita a milioni di persone. Edifi-cante e in 3D, citano a pieno titolo le recen-sioni, mentre il giudizio della CVF lo proponecome occasione esemplare per introdurre conleggerezza temi importanti quali l'ecologia,l'ambiente, la ricerca scientifica, il ruolo dei ge-nitori, l'handicap nei minori. Dal punto di vistapastorale - scrive - da valutare come consiglia-bile, semplice, da segnalare per tutti.Il film si ispira a fatti realmente accaduti nel2005: un giovane delfino rimane impigliato in

    una trappola pergranchi e riportagravi ferite alla co-da. Viene soccorsoal Clearwater Mari-ne Hospital Acqua-

    rium dove riceve il nomeWinter, ma la sua lot-ta per sopravvivere appena agli inizi. Saran-no necessarie lincrollabile dedizione amica diun ragazzino, Sawyer, lesperienza di un appas-sionato biologo marino, lingegno di un brillan-te medico esperto in protesi per portare a feli-ce compimento limpresa che, non solo lha sal-vato, ma riesce ancora ad aiutare migliaia di di-sabili in tutto il mondo.

    a cura di Mariolina Perentaler

    una trappola pergranchi e riportagravi ferite alla co-da. Viene soccorsoal Clearwater Mari-ne Hospital Acqua-

    rium dove riceve il nome Winter, ma la sua lot-

  • Sawyer, reduce di guerra inAfghanistan con una gambaamputata. Mentre gli fa visita inospedale, conosce il celebreprotesista dott. McCarthy, e loconvince a prendersi in curaanche il delfino. Nonostante icosti per la progettazione/spe-rimentazione dellinedita pro-tesi rivoluzionaria e il violentouragano che metter a rischio

    la stessa sopravivenza dellAc-quarium, un intervento alla te-levisione progettato dallaffet-to tenace di Sawyer risolver lasituazione ottenendo la solida-riet di tutti: dalla comunitlocale al mondo.Non solo si troveranno i fondiper aiutare il delfino ma - comea volte e per fortuna accade -una ricerca finalizzata ad un

    esito specifico produce bene-ficio per tanti altri soggetti. Laguaina creata per attaccare laprotesi a Winter ha risolto iproblemi di molti reduci ampu-tati e non solo di loro: le ultimeimmagini del film ci mostranoriprese documentaristiche dibambini menomati con handi-cap. Opera edificante e irresi-stibile: da vedere, proporre.

    comunicarevid

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    ANNO LIX MENSILE / LUGLIO AGOSTO 2012

    Lidea del film:non lasciarsi scappare - nel difficile ma pre-zioso universo del family movie - una bellis-sima storia vera che ha per protagonista unadelfina e la sua amicizia con un adolescente.

    Una mattina stavo guardando la televisionequando sentii parlare di Winter dichiara il pro-duttore Richard Ingber - sono stato affascina-to dalla storia e realizzai subito che aveva il po-tenziale per un grande film per tutta la famiglia. proprio Winter ad interpretare se stessa nel-la pellicola - aggiunge Morgan Freeman nellaparte del chirurgo: la vera star e non vedevolora di lavorare con lei. Dello stesso avviso anche il resto del cast a partire dal bravissimoco-protagonistaNathan Gamble nelle vesti deldodicenne Sawyer, che instaura un rapportoprofondo con la delfina. Mentre racconta diver-tito dei provini sostenuti per convincere del-la sua sintonia/affinit con quella particolarecreatura, il giovane attore confessa:Winter miha insegnato che se dapprima lei ad aver bi-sogno di un amico vero e fedele per superarelhandicap, poi linverso.Sar proprio lei a dimostrare a tutto il mondocome possibile vincere le proprie paure/me-nomazioni e il potere di guarigione dato dalcontatto umano, dalla comunicazione di chiama. Ho imparato che la delfino terapia esi-ste veramente: in America utilizzata per la cu-ra di pazienti psichiatrici sfortunati e depressi.

    Il sogno del film:fare della storia di Winter una fonte di ispirazio-ne permigliaia di persone che si trovano ad affron-tare un handicap, e tutt'oggi visitano - anche viainternet il delfino al ClearwaterMarineAquarium.

    L'elemento della crescita, l'evoluzione ca-ratteriale e l'acquisizione di maggior consa-pevolezza, sono le fondamenta dell'architet-tura narrativa del film, progettata intera-mente intorno all'incontro/confronto tra lapurezza del mondo animale (Wynter) e l'ina-deguatezza inespressa di quello infantile(Sawyer) - osserva giustamente TizianaMorganti. Ma se a questo viaggio d'iniziazio-ne alla vita si aggiunge la frase celebre del film:Ti mai venuto in mente che non diffici-le solo per te?", il parallelismo si delinea trale ferite di Winter e quelle di tutti gli 'umani'.Oltre al ragazzino introverso, c il soldato fe-rito, ci sono i bambini con handicap e la sin-tesi/messaggio precisa: sopravvivere a un in-cidente, subire una amputazione e imparareadusareunaprotesi che allinizio il corpo sem-bra proprio rigettare non certo facile. Ma sehai unenorme voglia di vivere e persone ami-che che ti aiutano, puoi farcela. Cos la tua sto-ria si diffonde ed ecco che bambini e adultidisabili vengono a trovarti, ti prendono adesempio, trovano nella tua forza e in quelbrevetto che ha permesso a te di muoverti,una speranza per il loro futuro.

    PER FAR PENSARE