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RASSEGNA STAMPA - fidas.basilicata.it · RASSEGNA STAMPA 14 aprile 2014 Rassegna Associativa 2 Rassegna Sangue e Emoderivati 10 Rassegna Medico-scientifica, politica sanitaria e terzo

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RASSEGNA STAMPA

14 aprile 2014

Rassegna Associativa 2

Rassegna Sangue e Emoderivati 10

Rassegna Medico-scientifica, politica sanitaria e terzo settore 12

Prime Pagine 19

Sommario:

Rassegna associativa FIDAS

LUCCA IN DIRETTA.IT

Alan Friedman sfida le associazioni dei donatori: Unitevi

La donazione oltre le diversit. Quelle tra le culture e le provenienze di chi dona, ma anche tra le associazioni che in Italia si occupano di questo settore. Parte dal Festival del Volontariato, giunto oggi (13 aprile) alla sua ultima giornata, la provocazione di una possibile fusione lanciata dal giornalista Alan Friedman a tre delle realt protagoniste della dona-zione del sangue intervenute a Lucca: Avis, Fratres e Fidas. Superare le differenze, tanto da unirsi in un unico soggetto: questa la proposta spiazzante lanciata questa mattina al Real Collegio dalla celebre penna statunitense, suggerimento che per non ha incontrato lentusiasmo di tutti i destinatari.

Perch non vi unite?. Ecco la spinosa domanda proposta da Friedman al termine di un incontro incentrato sui temi dellinterculturalit della donazione e della comunicazione dei valori che ne stanno alla base. Palpabile limbarazzo e la difficolt dei portavoce seduti al tavolo, bersagli della provocazione. Non tutte le risposte sono state entusiastiche. Deci-samente poco possibilista stato Franco Cavazza di Avis. Abbiamo uno stesso obiettivo ha affermato Cavazza -, ma storie differenti che ci contraddistinguono. Fidas, per bocca del suo presidente Aldo Ozino Caligaris, ha invece aperto uno spiraglio rispetto alla questione. La fusione pu essere un obiettivo risponde Caligaris -, la meta finale di un per-corso che gi oggi ci vede lavorare in sinergia. Maggiore apertura da parte di Luigi Cardini, presidente di Fratres, che ha ipotizzato addirittura un possibile nome per la futura formazione allargata. Potremmo anche fonderci ha infatti ri-battuto -, magari chiamandoci Donatori di Sangue Italia. Una conclusione movimentata per una tavola rotonda che ha acceso i riflettori sulla trasversalit e sulla multiculturalit della donazione volontaria allinterno della societ plurale, che non a caso si riflette nella tipologia di comunicazione adottata dalle associazioni del settore. Una comunicazione che si rivolge a tutti i soggetti della comunit, coinvolgendoli e rendendoli protagonisti allo stesso modo, al di l delle differenze di provenienza e cultura. Vanno infatti oltre Babele le campagne di sensibilizzazione utilizzate da Avis, Fratres e Fidas. I video di promozione realizzati da queste associazioni, proiettati durante il dibattito, parlano infatti una lingua da tutti compresa e condivisa: quella dei valori della solidariet e della prossimit. Punto di partenza la realt interculturale del mondo della donazione, di cui cittadini italiani e non fanno parte senza alcuna distinzione. La nuova campagna che abbiamo presentato proprio qui al Festival afferma Filippo Cavazza di Avis nazionale stata realizzata in collaborazione con la rivista Vita, da sempre dedita ai temi del sociale, e con Yalla Italia, il blog delle seconde generazioni. Il messaggio che vogliamo continuare a trasmettere che, attraverso la donazione, ciascun citta-dino, a prescindere dalla sua provenienza e dalla sua cultura, protagonista del Paese in cui vive. Attualmente, in To-scana, i donatori stranieri rappresentano il 3% del totale. Si tratta di un bacino importante di cui andiamo fieri e che vor-remmo veder crescere sempre pi. Da tempo Fratres si misura con il tema della multietnicit afferma il presidente nazionale Luigi Cardini, a seguito della proiezione del video di una campagna di sensibilizzazione di alcuni anni fa che ha per protagonista latleta Fiona Mei -. Questa attenzione emerge anche dai numeri: i donatori migranti di Fratres sono infatti stati in Italia oltre 2000 nellanno 2013, con una presenza massiccia soprattutto in Toscana. Questa si chiama integrazione. La vita un intreccio di storie, vicine e lontane. Ogni storia un dono. Dona sangue, dona vita. Con queste parole si conclude la campagna video di Fidas, commentata dal presidente dellassociazione nazionale. Lunica diversit di cui tener conto nelluniverso della donazione dichiara quella biologica. Tutte le altre differenze, sociologiche ed ideolo-giche, che riguardano la cultura, la provenienza geografica, il genere o il credo, non hanno alcuna rilevanza. La dona-zione ci invita ad abbattere le barriere, ad abbandonare il timore verso chi non conosciamo, a superare i pregiudizi. Per assicurare al Paese il continuo soddisfacimento delle esigenze trasfusionali presenti conclude - abbiamo deciso di coinvolgere con maggiore intensit nel nostro operato i giovani, le donne (che oggi rappresentano solo 1/3 dei dona-tori) e i nuovi cittadini. Proprio per questo abbiamo sviluppato nuovi strumenti e tecniche di comunicazione, pi coinvol-genti e in grado di parlare a tutti, accorciando le distanze. A concludere il dibattito lintervento del professor Franco Cardini. Per garantire un positivo sviluppo della societ af-ferma - dobbiamo seguire la direttrice che ha segnato levoluzione della civilt, rappresentando unalternativa alla vio-lenza: la solidariet. questa la strada che dobbiamo intraprendere per permettere a una delle tendenze naturali della storia di realizzarsi nel presente e nel futuro che ci attende: quella dellosmosi tra le comunit e le culture. Scambio, in-tegrazione, incontro: queste sono le prospettive da raggiungere. Gli esempi offerti dalle realt italiane che operano nel campo della donazione del sangue rappresentano un ottimo punto di partenza.

Laura Gianni

Domenica, 13 Aprile 2014 13:35

LA NAZIONE

Rassegna sangue e emoderivati

LEGGO.IT

Un prelievo di sangue per diagnosticare un tumore? Presto sa-

r possibile, ecco come Sabato 12 Aprile 2014

ROMA - Un prelievo di sangue per diagnosticare un tumore? Preso sar possibile

grazie ad una tecnica sensibilissima per scovare minimi frammenti di Dna tumo-

rale nel sangue del paziente. Chiamata 'CAPP-Seq', (acronimo per Cancer Perso-

nalized Profiling by deep Sequencing - profilo personalizzato del tumore attraver-

so un sequenziamento super dettagliato del Dna), la tecnica sensibile al punto da

scovare una molecola di DNA malato in un mare di 10.000 molecole di DNA sano,

spiegano i ricercatori che l'hanno sviluppata presso la Stanford University School

of Medicine.Il lavoro presentato oggi sulla rivista Nature Medicine. Molti gruppi

di ricerca lavorano all'ideazione di un test del sangue per fare diagnosi di cancro,

specie dei tumori solidi come quello ai polmoni; tutti questi test si basano sul fatto

che le cellule tumorali circolanti, morendo, liberano il proprio Dna malato (pieno

di mutazioni) nel sangue. Ma serve una tecnologia sensibile per scovare il Dna tu-

morale in mezzo a tanto Dna sano libero nel sangue. La tecnologia giusta potrebbe

essere CAPP-Seq, che va a cercare e a sequenziare in modo super-dettagliato le re-

gioni del Dna in cui si annidano le mutazioni pi frequenti in un certo tumore. Gli

esperti lo hanno testato con successo su pazienti con cancro ai polmoni: prima

hanno catalogato le 139 mutazioni pi frequenti in questo tumore, mettendo a pun-

to il test CAPP sulla base di esse. Poi lo hanno sperimentato su pazienti a diverso

stadio di malattia e visto che il test riesce a riconoscere il 50% dei tumori in fase

precoce e il 100% di quelli in fase pi elevata di malattia. Inoltre possibile stima-

re - sulla base della concentrazione di Dna tumorale misurata con il prelievo - il

volume del tumore e quindi la prognosi della malattia.

Rassegna medico-scientifica e

politica sanitaria

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