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Piccole storie del mondo grande / AlfredoPanzini · PDF filesta la coscienza e la verità alla fortuna e il disdegno di ogni profi- ... posare all'ombra o al sole con Leuma e provare

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Alfredo PanziniPiccole storie del mondo grande

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QUESTO E-BOOK:

TITOLO: Piccole storie del mondo grandeAUTORE: Panzini, AlfredoTRADUTTORE:CURATORE:NOTE: Il testo tratto da una copia in formato im-magine presente sul sito Internet Archive (http://www.archive.org/). Realizzato in collabora-zione con il Project Gutenberg (http://www.guten-berg.org/) tramite Distributed proofreaders (http://www.pgdp.net/).

DIRITTI D'AUTORE: no

LICENZA: questo testo distribuito con la licenza specificata al seguente indirizzo Internet: http://www.liberliber.it/biblioteca/licenze/

TRATTO DA: Piccole storie del mondo grande / Alfredo Panzini - Milano : F.lli Treves, stampa 1920 - VIII, 344 p. ; 19 cm

CODICE ISBN FONTE: non disponibile

1a EDIZIONE ELETTRONICA DEL: 14 novembre 2011

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INDICE DI AFFIDABILITA': 1 0: affidabilit bassa 1: affidabilit media 2: affidabilit buona 3: affidabilit ottima

ALLA EDIZIONE ELETTRONICA HANNO CONTRIBUITO:Distributed proofreaders, http://www.pgdp.net/

REVISIONE:Claudio Paganelli, [email protected]

PUBBLICAZIONE:Claudio Paganelli, [email protected]

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ALFREDO PANZINI

Piccole Storiedel

Mondo Grande

LEUMA E LIAIL CUORE DEL PASSERO

LE OSTRICHE DI SAN DAMIANONELLA TERRA DEI SANTI E DEI POETI

LE VICENDE DEL SIGNOR x*** E DELLA SIGNORINA y***I TRE CASI DEL SIGNOR AVVOCATO

LA BICICLETTA DI NINIL PRIMO VIAGGIO D'AMORE

IL CINABRO RIVELATORELE VIOLE

*/

MILANOFRATELLI TREVES, EDITORI

13. migliaio.

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PROPRIET LETTERARIA.

I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservatiper tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda.

Milano, Tip. Treves - 1920.

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DEDICATORIA

ALLA MIA CARA MAMMAFILOMENA SANTINI VEDOVA PANZINI.

Queste novelle, mia cara mamma, siano dedicate a te, anche perch un poco di merito ce l'hai tu.

Non che tu le abbia emendate o mi abbia incoraggiato a scrive-re: anzi!

Ti ricordi? Le mattine d'estate, quando suonava la campanella, tu piano piano uscivi dalla tua stanza - i cari bambini dormivano ancora o sognavano la spiaggia del nostro bel mare - con lo scial-le nero in testa e il libro della messa: alzavi il saliscendi della por-ta della mia stanza e mi trovavi gi curvo su le carte e sui libri. Tu dicevi: Guarda che bel sole (e il sole, sorto da poco, filtrava dal-le persiane verdi), monta in bicicletta, va a fare una bella passeg-giata, invece di star l a ammuffire tutto il santo giorno, e te ne andavi scuotendo il capo con mestizia e commiserazione.

N devi ancora esserti dimenticata che qualche mio scritto fece inavvertitamente, per opera tua, conoscenza con le fiamme del fo-colare. Allora te ne rimproverai, ma oggi...! oggi, chiss? Forse, meglio: alle fiamme purificatrici i fantasmi della passione e del pensiero: nel mondo e fra gli uomini le sane e forti opere. Certo tu non pensavi, ma intuivi cos, cara mamma!

Anche per quello che riguarda l'arte non ebbi da te troppi am-maestramenti. Tu, in fatto di romanzi e di letture, sei rimasta, caso mai, fedele alla vecchia scuola: cio i gran romanzi, in uso

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molti anni fa, pieni di avventure che ti conciliano piacevolmente il sonno dopo il desinare del mezzod. Quanto al pane dell'anima, sei contenta delle semplici parole di Cristo che sono ne' tuoi bre-viari, da te postillati con parole buone di speranza, di perdono e d'amore. La nuova arte che scruta sottilmente le passioni e le tem-peste dei mortali, passata vicina alla tua ignoranza: e tu non ti sei accorta di queste superbe conquiste dell'ingegno.

Dunque non grande conforto, come vedi, io ebbi da te a questi miei studi e a queste tormentose e pure affascinanti fatiche dell'i-maginare e dello scrivere.

Per se tu, cara, avrai la pazienza di scorrere queste belle pagi-ne - belle per la onorata veste dell'arte tipografica - vi troverai qualche cosa di te, e capirai perch a te le volli dedicate.

Queste novelle - ancor che umile frutto di quella passione e di quella nobile malattia del pensiero che spesso distrugge la vita scorza a scorza - non sono opposte a quei principi umani a cui stata conformata la tua vita. Vi troverai l'amore e la venerazione per le cose e per le opere semplici e generose: vi troverai antepo-sta la coscienza e la verit alla fortuna e il disdegno di ogni profi-cua vilt; e questo avvenuto non per alcun merito mio o per de-liberato proposito di far opera morale (tanto pi che la morale, proseguita da sola, ha in arte un ben tenue valore: inoltre - affer-mano i savi moderni - la morale fenomeno mutevole di sentire secondo il mutare della societ e della storia), ma perch tali prin-cipi mi furono da te inspirati, e in questa maniera di sentire e di operare tu, bench non dotta di filosofia e di lettere, mi fosti natu-rale maestra del pari che il Maestro mio venerato e grande di Bo-logna (tu ne conosci il caro nome, spesso ripetuto sotto il nostro umile tetto!).

Certo con tali princip la conquista materiale della fortuna non stata agevole, anzi...! e non lo sar, a quel che pare, n meno per l'avvenire!

Vero che non sarai tu a farmene rimprovero.

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Ma il sole splende su tutti e non fa pagare i suoi raggi, e poca terra ricoprir noi come i conquistatori della fortuna e della vita!

Troverai anche in queste novelle accenni a care persone che pi non sono e che molto amammo e che tu nutri fede di rivedere.

Per queste ragioni accetta l'offerta di questo libro e vivi a lun-go sana e consolata per mio conforto.

Milano, ne l'aprile del 1901.

ALFREDO PANZINI.

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LEUMA E LIA.

Da sette anni l'onorevole Astese non vedeva il dottor Leuma, anzi - a rigor di termini - non sapeva n pur pi dove fosse: se in questa vita o nell'altra.

Ma secondo ogni verosimiglianza dovea essere in questo mon-do perch non fu mai detto che i dottori muoiano come una perso-na qualsiasi.

Ora certo che l'onorevole Astese, se avesse avuto a pena una settimana libera, si sarebbe messo subito alla ricerca di quel caro compagno di Leuma. Oh, lo avrebbe s ripescato e avrebbe con lui rinnovato alcuna cosa della giovinezza, oim, della giovinezza cos da poco tempo fuggita e pure gi cos lontana. Oh, potersi ri-posare all'ombra o al sole con Leuma e provare il gran piacere di dire delle sciocchezze senza la paura di perdere di gravit, e por-tare anche i mattoni a quelle gran fabbriche di castelli in aria di cui Leuma era maestro architetto! Ma, oim, se Leuma era vivo, li sapeva ancor fare i bei castelli, cio era ancora viva la sua gio-vinezza del cuore; o era morta come era morta in lui?

Morta in lui? Che ne sapeva mai lui, Astese? Quando mai egli aveva avuto tempo di fare queste profonde analisi di se stesso?

Ma della giovinezza di Leuma si ricordava bene!Erano stati compagni di collegio a Venezia per alcuni anni:

egli era fra i grandi e Leuma fra i piccini; un pallido, meditabon-do giovanetto con una grande anima che si apriva allora piena di sussulti in un esile corpo; ed egli, Astese, ne riceveva le prime confidenze, e lo amava con quella idealit e pur non so quale te-nerezza di sensi come spesso avviene in collegio, e lo difendeva dalla protervia de' compagni. Poi lo ricordava per alcun tempo, fuor del collegio, ventenne, bellissimo. Come si era trasfigurato

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con la libert! Ebbro di entusiasmi, con i capelli lunghi, i fiori su la bottoniera, nitrente verso l'avvenire come un puledro. Signori, - pareva dire - Venezia da vendere? Il mondo va male? lo tra-sformer io: I segreti della gloria e della fortuna sono nel taschino del mio gil.

E poi?Scomparso!

Astese non aveva mai avuto nessuno dei fremiti e dei sogni di Leuma, anzi si divertiva a contemplarne lo spettacolo in Leuma: talvolta anche si aggrappava, per cos dire, alle gambe di lui; ma a pena si sentiva un po' lontano da terra, lo pregava di tornar gi e fare il piacere di mettere il piede sul sodo.

Eppure a trentasei anni Astese si era fatta - si pu dire dal nulla e senza sforzi eccezionali - una posizione invidiabile: avvocato quasi celebre, pubblicista autorevole, in fine, deputato.

Anche io come molti altri mi sono chiesto in che mai consi-stesse il segreto di tanta fortuna, e non ci sono riuscito. Se lo sa-pessi dire, come diventerebbe prezioso questo mio libro, e come ne approfitterei io stesso! No, non lo so dire. Ecco: forse ne' suoi occhiali d'oro che ridevano sempre su lo scarno e arguto suo volto sbarbato, e parevano dire: Noi, dopo aver bene esaminato, pi-gliamo il mondo sul serio per quel tanto che basta a non diventare scettici o filosofi pessimisti.

In pretorio, quando comi

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