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per non dimenticare. Shoah

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Text of per non dimenticare. Shoah

  • Questa pubblicazione rivolta ai nostri studenti, affinch non smettano mai di de-dicare le loro forze ad approfondire il tema della Shoah. Dobbiamo suscitare la loro curiosit intellettuale, aiutarli a combattere lindifferenza, promuovere il loro pen-siero critico.

    Far conoscere ai giovani la tragedia che si consumata nei campi di sterminio significa attualizzarne il senso, esortarli a riflettere sul continuo pericolo di un possibile ritorno di quei sentimenti che hanno portato allo sterminio ebraico.

    Acquisire coscienza sulla base della conoscenza. Una delle condizioni per apprendere dal passato conoscerlo. Quando parliamo di Shoah questo concetto di importanza fondamentale.

    Questa raccolta ci permette di mettere insieme alcune delle testimonianze di quanti hanno vissuto la Shoah in prima persona o attraverso i loro cari e hanno voluto la-sciare una traccia scritta della loro storia.

    Attraverso le loro parole, abbiamo ripercorso, per non dimenticare, ci che stato. Un esercizio di memoria utile a passare la fiaccola del ricordo alle nuove generazioni.

    Con gli anni i testimoni dello sterminio ebraico non potranno pi raccontarlo e noi non possiamo correre il rischio di dimenticare questa pagina di storia.

    Noi, li ricordiamo cos

    Il Ministro dellIstruzione, dellUniversit e della RicercaStefania Giannini

  • Aprile

    Prova anche tu,una volta che ti senti soloo infelice o triste, a guardare fuori dalla soffittaquando il tempo cos bello.Non le case o i tetti, ma il cielo.Finch potrai guardareIl cielo senza timori,sarai sicuro di essere puro dentroe tornerai ad essere Felice.

    Anna Frank

    Da domani sar triste, da domani.Ma oggi sar contento,a che serve essere tristi, a che serve.Perch soffia un vento cattivo.Perch dovrei dolermi, oggi, del domani.Forse il domani buono, forse il domani chiaro.Forse domani splender ancora il sole.E non vi sar ragione di tristezza.Da domani sar triste, da domani.Ma oggi, oggi sar contento,e ad ogni amaro giorno dir,da domani, sar triste,Oggi no.

    Poesia di un ragazzo - trovata in un ghetto nel 1941

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  • Un paio di scarpette rosse

    C un paio di scarpette rossenumero ventiquattroquasi nuove:sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbricaSchulze Monaco.C un paio di scarpette rossein cima a un mucchio di scarpette infantilia Buckenwalderano di un bambino di tre anni e mezzochi sa di che colore erano gli occhibruciati nei fornima il suo pianto lo possiamo immaginaresi sa come piangono i bambinianche i suoi piedini li possiamo immaginarescarpa numero ventiquattroper leternitperch i piedini dei bambini morti non crescono.C un paio di scarpette rosse a Buckenwaldquasi nuoveperch i piedini dei bambini mortinon consumano le suole(Gioconda Beatrice Salvadori Paleotti, coniugata Belluigi Lussu, pi nota con lo pseudonimo Joyce Lussu) Firenze, 8 Maggio 1912 - Roma 4 Novembre 1998

  • Erano centoErano cento uomini in arme.Quando il sole sorse nel cielo,tutti fecero un passo avanti.Ore passarono, senza suono:le loro palpebre non battevano.Quando suonarono le campane,tutti mossero un passo avanti.Cos pass il giorno e fu sera,ma quando fior in cielo la prima stella,tutti insieme fecero un passo avanti.Indietro, via di qui, fantasmi immondiritornate alla vostra vecchia notte:ma nessuno rispose, e invece.tutti in cerchio, fecero un passo avanti.

    Primo Levi incipit di Vizio di forma

    Se questo un uomo

    Voi che vivete sicuriNelle vostre tiepide case,voi che trovate tornando a seraIl cibo caldo e visi amici:Considerate se questo un uomoChe lavora nel fangoChe non conosce paceChe lotta per mezzo paneChe muore per un s o per un no.Considerate se questa una donna,Senza capelli e senza nomeSenza pi forza di ricordare

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  • Vuoti gli occhi e freddo il gremboCome una rana dinverno.Meditate che questo stato:Vi comando queste parole.Scolpitele nel vostro cuoreStando in casa andando per via,Coricandovi alzandovi;Ripetetele ai vostri figli.O vi si sfaccia la casa,La malattia vi impedisca,I vostri nati torcano il viso da voi.

    Primo Levi, 1947

    Difficile da riconoscere, ma era qui.Qui bruciavano la gente.Molta gente stata bruciata qui.Si, questo il luogo.Nessuno ripartiva mai di qui.I camion a gas arrivavano l...Cerano due immensi forni...e dopo, gettavano i corpi in quei forni,e le fiamme salivano fino al cielo.Fino al cielo?Si.Era terribile.Questo non si pu raccontare.Nessuno pu immaginare quello che successo qui.Impossibile. E nessuno pu capirlo.e anche io, oggi...Non posso credere di essere qui.No, questo non posso crederlo.Qui era sempre cos tranquillo. Sempre.Quando bruciavano ogni giorno duemila persone, ebrei,

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  • era altrettanto tranquillo.Nessuno gridava. Ognuno faceva il proprio lavoro.Era silenzioso. Calmo.Come ora.

    tratto da SHOAH di Claude Lanzmann

    Judenrein

    Da allora, senza segni premonitori,questa lenta agonia di continuo ritorna:e fino al momento in cuinon si racconta la mia terribile storiail cuore imprigionato dentro di me brucia

    Sandra Bianco

    Filo spinato

    Su un acceso rosso tramonto,sotto gli ippocastani fioriti,sul piazzale giallo di sabbia,ieri i giorni sono tutti uguali,belli come gli alberi fioriti. il mondo che sorridee io vorrei volare. Ma dove?Un filo spinato impedisceche qui dentro sboccino fiori.Non posso volare.Non voglio morire.

    Peter, bambino ebreo ucciso dai nazisti nel ghetto di Terezin

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  • Per non dimenticare

    Un giorno fummo presida uomini di ghiaccioe portati lontani dal sole.Non un frammento di luce,lasciarono nei nostri cuoriin silenzio, camminavanoi nostri sogni e, fu cos che, diventammo dei numeri, delle ombre, mucchi di tenebre.Poi leggeri leggeri, uscimmoda alti camini.

    25 gennaio 2002 - Gina Tota

    Dal diario di Anna Frank- 15 luglio 1944 cos scriveva Anna pochi giorni prima che i tedeschi irrompessero nellalloggio segreto -

    ...Ecco la difficolt di questi tempi: gli ideali, i sogni, le splendide speranze non sono ancora sorti in noi che gi sono colpiti e completamente distrutti dalla crudele realt. un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perch esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perch continuo a credere nell intima bont delluomo. Mi impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre pi forte lavvicinarsi del rombo che uccider noi pure, partecipo al dolore di milioni di

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  • uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volger nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesser, che ritorneranno lordine, la pace e la serenit. Intanto debbo conservare intatti i miei ideali; verr un tempo in cui forse saranno ancora attuabili.

    la tua Anna

    Rudolf HSS (*)

    Cultivez votre jardin! ripeteva il comandante di Auschwitza imitazione di Voltaire.E perch no? Ma se il suo giardinosi trovava in prossimitdei quattro crematoridove ogni giorno bruciavanomigliaia di cadaveri.

    Julius Balbin

    Le Arpe di Birkenau (*)frammento[] Le ruote saffrettano lungo la rottaspingendo la vittoria del crimine:trasportano, trasportano la gente al gas,la gente al crematorio, la gente alla pira cosparsa di benzina.Il fumo fluttua, denso e immondoQui, uomini bruciano altri uomini.

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  • E sui pali luminosibrillano i fili tesi.Queste sono le arpe di Brzezinka,le arpe di Birkenau.

    Zofia Grochowalska-Abramowicz,Birkenau, 1944

    Vita sciupata (*)

    Vita sciupataChe infamiaChe i giorni scorrano senza alcun sensoChe anzich il risoio conosca soltanto lacrimeSono avvilita, sono angosciataPer aver perduto ogni speranza da cos tanto tempoCome accettare la grettezza umana?Come pensare alla mortequando il mondo mi sta chiamando!Non ho ancora ventanniSono giovane!Giovane,GIOVANE!Vita sciupata, che infamia

    Halina Nelken,Auschwitz, 1944

    Infanzia miserabile

    Infanzia miserabile, catenache ti lega al nemico e alla forca.

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  • Miserabile infanzia, che dentro ilsuo squalloregi distingue il bene e il male.Laggi dove linfanzia dolcemente riposanelle piccole aiuole di un parcolaggi, in quella casa, qualcosa si spezzatoquando su me caduto il disprezzo:laggi, nei giardini o nei fiorio sul seno materno, dove io sono natoper piangere...Alla luce di una candela maddormentoforse per capire un giornoche io ero una ben piccola cosa,piccola come il coro dei 30.000,come la loro vita che dormelaggi nei campi,che dorme e si sveglier,aprir gli occhie per non vedere tropposi lascer riprendere dal sonno...

    Zanus Zachenburg 19/07/1929 Auschwitz 18/12/1943

    La Farfalla

    Lultima, proprio lultima,di un giallo cos intenso, cosassolutamente giallo,come una lacrima di sole quando cadesopra una roccia biancacos gialla, cos gialla!lultima

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  • volava in alto leggera,aleggiava sicuraper baciare il suo ultimo mondo.Tra qualche giornosar gi la mia settima settimanadi ghetto: i miei mi hanno ritrovato quie qui mi chiamano i fiori di rutae il bianco candeliere del castagnonel cortile.Ma qui non ho visto nessuna farfalla.Quella dellaltra volta fu lultima:le farfalle non vivono nel ghetto.

    Pavel Friedman (1921 1944)

    Pavel era un ragazzo ebreo che fu rinchiuso nella fortezza ghetto di Terezin (Repubblica Ceca), utilizzata dalla Gestapo come campo di concentramento per gli ebrei.Da Terezin gli ebrei venivano deportati dai nazisti in vari campi di sterminio. Pavel fu uno di loro e ad Auschwitz trov la morte.

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  • Vedrai che bello vivere

    Chi saggrappa al nidonon sa che cos il mondo,non sa quello che tutti gli uccelli sannoe non sa perch voglia cantareil creato e la sua bellezza.Quando allalba il raggio del soleillumina la terrae lerba scintilla di perle dorate,quando laurora scomparee i merli fischiano tra le siepi,allora capisco come bello vivere.Prova, amico, ad aprire il tuo cuore alla bellezzaquando cammini tra la naturaper intrecciare ghirlande coi tuoi ricordi:anche se le lacrime ti cadono lungo la strada,vedrai che bello vivere.

    La poesia porta la data del 1941, non si conosce il nome di chi lha scritta.

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  • Inferno (*)

    La Divina Commedia sarebbeunopera di grande sensazionese Dante, invece che allInferno,fosse stato nei campi di concentramento.

    Halina Szuman, Auschwitz, 1944

    La Paura

    Di nuovo lorrore ha colpito il ghetto,un male crudele che ne scaccia ogni altro.La morte, demone folle, brandisce una gelida falceche decapita intorno le sue vittime.I cuori dei padri battono oggi di paurae le madri nascondono il viso nel grembo.La vipera del tifo strangola i bambinie preleva le sue decime dal branco.Oggi il mio sangue pulsa ancora,ma i miei compagni mi muoiono accanto.Piuttosto di vederli morirevorrei io stesso trovare la morte.Ma no, mio Dio, noi vogliamo vivere!Non vogliamo vuoti nelle nostre file.Il mondo nostro e noi lo vogliamo migliore.Vogliamo fare qualcosa. vietato morire!

    Eva Pickov - anni dodici - morta il 18/12/1943

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  • Per Ricordare

    Tante, troppe coseluomo non deve dimenticare.Per non dimenticare la ShoahPer non dimenticare il fratello negroSchiavizzato torturato martoriato,per non dimenticare la crudelt dei cuori,per non dimenticare il pianto innocentedi un bimbo fra braccia tenere inerti,per non dimenticare lo sguardo della sofferenza,per non dimenticare il vuoto dellignoranzalarroganza delle serpiTroppo luomo ha da ricordare:Per non riviverloPer non farlo riviverePer non ricreare lInfernon alimentarne le fiamme.Furore del delittoTerrore della menteUbriacatura del potereMiseria avvilentePaura di Essere!Troppo luomo ha da disseppellireDa riportare in vita da una morte ingiusta:la dignit il rispetto lamore,la fierezza di essere Uomini.

    Letizia - conosciamo solo il nome di chi ha scritto questa poesia

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  • Notte su Birkenau (*)

    Unaltra notte. Torvo, il cielo si chiude ancorasul silenzio mortale volteggiando come un avvoltoio.Simile ad una bestia acquattata, la luna cala sul campo,pallida come un cadavere.

    E come uno scudo abbandonato nella battaglia,il blu Orione, fra le stelle perduto.I trasporti ringhiano nelloscurite fiammeggiano gli occhi del crematorio.

    umido, soffocante. Il sonno una tomba.Il mio respiro un rantolo in gola.Questo piede di piombo che mopprime il petto il silenzio di tre milioni di morti.

    Notte, notte senza fine. Nessuna alba.I miei occhi sono avvelenati dal sonno.La nebbia cala su Birkenau,come il giudizio divino sul cadavere della terra.

    Tadeusz Borowski,KL Auschwitz

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  • Lettera alla Madre (*)frammento

    [] Fili elettrici, alti e doppi,non ti lasceranno mai pi rivedere tua figlia, Mamma.Non credere alle mie lettere censurate,ben diversa la verit; ma non piangere, Mamma.E se vuoi seguire le tracce di tua figlianon chiedere a nessuno, non bussare a nessuna porta:cerca le ceneri nei campi di Auschwitz,le troverai l. Ma non piangere, qui c gi troppa amarezza.E se vuoi scoprire le tracce di tua figliacerca le ceneri nei campi di Birkenau:saranno l. Cerca, cerca le cenerinei campi di Auschwitz, nei boschi di Birkenau.Cerca le ceneri, Mamma, io sar l!

    Monika Dombke,Birkenau, 1943

  • Lappello del mattino (*)

    Il sole sorge sul campo di Auschwitz,splendente di un bagliore roseostiamo tutti in fila, giovani e vecchi,mentre nel cielo scompaiono le stelle.

    Ogni mattino stiamo qui per lappelloOgni giorno, con la pioggia o con il solesui nostri volti sono dipintidolore, disperazione, tormento.

    Forse proprio ora, in queste ore grigie,a casa mia piange un bambinoforse mia madre sta pensando a meLa potr mai rivedere?

    In questo momento bello sognare ad occhi aperti,forse proprio ora il mio innamorato mi pensaMa, Dio non voglia, seandassero a prendere anche lui?

    Come su uno schermo argentatolazione continua splendidapoco lontano arriva qualcunoin una limousine nuova e brillante.

    Scendono con lentezza e con grazia,le Aufseherinnen(1)indossano abiti blu.Ci trasformiamo immediatamente in pilastri di sale,numeri, nullit inanimate.

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    Ci contano con arroganza sprezzanteloro, la razza pi nobilesono i tedeschi, la nuova avanguardiache conta la marmaglia a strisce, senza volto.

    Allimprovviso, come per una scossa elettrica, rabbrividiamoal pensiero che simile a un razzo ci balena in testacostei deve essere anche una moglie o una madreuna donna E anche io sono una donna

    La pellicola sensazionale si svolge lentamenteAchtung! Sistemare la fila!Questo un momento davvero speciale,si avvicina il Lagerkommandant.

    possibile che il mondo sia tanto pericoloso?Un fischio e, in un attimo, il silenziofra di noi pronunciamo una preghiera quietama c qualcuno che ci pu sentire?

    Il sole di nuovo alto nel cielo, brillanti e rosei sonoi suoi raggi. O Dio caro, ti chiediamoarriveranno giorni migliori?(1) Sorveglianti.

    Krystyna Zywulska,settembre 1943

  • Ceneri (*)

    Un giorno torneremo a casao forse no,chi lo sa?

    Un giorno penseremoche tutto stato un sogno orrendo, tuttoquel che accaduto laggi, in quella Auschwitzdove il camino sputa fumodi continuo di continuoVedi la colonna di fumoe lenorme bagliore?C un fuoco?, domandiMa non lo sai?Stanno bruciandomigliaia, milioni di corpi umani!

    Gente arrivata qui in grossi gruppi,apparentemente ad un porto sicurodopo un viaggio lungo e stancante,qui dove c acqua per dissetarsie per lavarsi.Ma c anche il gasGas?, domandiMa non lo sai?

    il gas che soffoca asfissiastrangolaLa gente non pu dire paroladel dolore che provaViene subito ridotta al silenzioe in un attimo

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    solo una colonna di fumo mostrerche qui stata,che qui vissutae perita, lasciando soltanto CENERI!

    Autore ignoto,KL Birkenau

    Il Sonderkommando (*)

    Il Sonderkommando, quei prigionierinoti come la Squadra della Mortenon faceva che strascinarsiappresso la morte riordinandoe rimpacchettando le sue partiSpingevano le folle in branconelle docce le tiravano fuorigassate le innaffiavanoper toglier via gli escrementiAgganciavano i corpi scivolosicon cinghie attorno ai polsiE li stipavano dentro ai montacarichiche salivano ai forni.

    Lily Brett

  • La garanzia (*)

    Nel Sonderkommandoti erano garantiti tre mesidi lavoro, latte, pane,lenzuola pulite, cioccolatadolciumi, cognac e tre mesi di vita.

    Lily Brett

    Veduta aerea di una scena industriale (*)

    C un treno sulla rampa, scarica genteche cade dai vagoni ed incespica verso il portone.Le ombre delledificio si inclinano sul campo,dietro ogni ombra una pi lungae da quellombra sguscia unombra di fumonero come terra appena arata. Oltre il portone,un piccolo giardino e qualcuno inginocchiato.Sta forse tastando le gialle fioritureper vedere quali hanno attecchito e quali avvizziranno,avvinghiate a un pomodoro verde che cresce.La gente fa resistenza ma spinta a forza verso il portone aperto,e quando entrer vedr il giardinoe qualcuno, egli stesso giardiniere, aneler abuttarsi in ginocchio, per districare rampicanti,strappare erbacce, rinfrescarsi le mani nella terra umida.Moriranno presto, questione di minuti.Anche dalla nostra altezza, vediamo sulla fotografialombra dellaereo che, scura e immensa, si stampasu Birkenau, con unala nera che ombreggia il giardino.Non possiamo dire quali sono le guardie e quali i prigionieri.Siamo osservatori. Ma se avessimo delle bombe, le lanceremmo.Andrew Hudgins

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    Cioccolata vera (*)

    Mi attirarono fuori dalla baraccacon promesse di cioccolatae parole come Schtzchen,ma le altre donne sapevano,e, ancor prima di udire i rumori l fuori,mi chiamarono puttana dei soldati.Anchio sapevo,ma la fame ha un modo tutto suo di cambiarti,e di farti scordar chi sei.Buffo, come vi possa essere speranza nella disperazione.Gettarono la cioccolata per terrae risero: Da fri. La desideravo da impazzire,ma il sapore fu di fango. Dreh dich rum, Judenschwein.Vidi enormi stivali neri, paia e paia,e il terreno cos fangosoda far sprofondare il mio corpo.Tirai su il mio abito da prigioniera ed allargai le gambe.Erano cos leggere e saprirono cos facilmenteche ringraziai Dio, sapevoche non avrei resistito.Questo corpo non pi mio, questa fame;finalmente, non c pi motivo di lottare.Mi chiedo ora se il loro desiderio di mefosse una brama di morte:fottere una donna calva chera soltanto pelle e ossa,la cui unica salvezza era una tazza di zuppa acquosaper cena, una fetta di pane raffermo,e forse, se i soldati lavessero di nuovo voluta,questa volta, un pezzo di cioccolata vera.

    Stewart J. Florsheim

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    Da Auschwitz (*)

    Che porte enormi e pesanti!Un odore strano, tenaceFievole ma persistente Un disinfettante potente.Restate attorno al punto della doccia.Aspetta lacqua. Non pensare alla folla.Non notano la tua umiliazione.Non distinguono la tua testa rasata da tutto il resto!Mio Dio! Stanno chiudendo quelle maledette enormi porte!Perch? Non pu essere!No, fra un minuto arriver lacqua.Non piangere, sii soltanto paziente,Presto sar tutto finito.C un rumore lass.Stanno sollevando una grata.Tutti gli occhi osservano, sorpresi.Nessun suono.Che cosa sono quei cristalli? Disinfettante secco.Zolfo!!?Gas! Gas! Gas! Panico!Le urla, lannaspareStrattoni e mischia.Il terrore totale del rendersi conto.Minuti eterni ad arrampicarsi e azzuffarsi.Dimenticate le famiglie. Istinto di conservazione.Carne su carne che afferra e strappa.Gas, urla, morte silenzio.

    Elizabeth Wyse

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    La valle delle ossa secche

    In ricordo del mio amato zio Eugenio, dello zio Jacob e di sua moglie Ilona, dello zio Ernesto e di sua moglie Ethel, della zia Rachele, e di tutti i miei familiari uccisi dai nazisti ad AuschwitzNella valle delle ossa secchenon vi sono tombe, non vi sono lapidi I resti pietrificatidi vittime innocenti della persecuzionecoperti da macchie di sanguesono disseminati ovunque,incutendo orrore e sgomentosul terreno argilloso.Fui testimone della loro ingiusta esecuzione Vennero portati a forzanelle camere di sterminio,presi a calci e picchiati da pugni crudeli Avevano numeri tatuati sui polsie lo Scudo di David sui petti Andarono incontro alla mortepronunciando la preghiera sacracon lultimo respiro:ASCOLTA ISRAELE, IL SIGNORE NOSTRO DIOIL SIGNORE UNOMartiri coraggiosi della stirpe ebraica,membri della mia famiglia,compagni di prigionia,son passati tanti annida quando ve ne siete andati Ma io ricordo ancora il vostro grido disperato:Decadranno i nostri corpi,Marcir la nostra carne,Se sopravvivrai ad AuschwitzNon lasciare, per favore, che su di noi cada loblio!

  • La mia vita fu risparmiataper lintervento di Dio,conosco lo scopo di quella protezione celeste:far ritorno con il ricordodella vostra sofferenza e del vostro dolore,far s che non siate morti invano,esaudire il vostro ultimo desiderio,non lasciar mai perire i vostri spiriti coraggiosi

    Magda Herzenberger

    Quel che rimasto (*)

    Quando il resto del mondo Si ridest scopr in quel cheera rimasto del CanadaLe sei baracche che non eranostate incendiate38.000 paia di scarpe da uomo13.964 tappeti e 836.255 abiti da donna.

    Lily Brett

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  • Museo di Auschwitz (*)

    Capelli mortiche un tempo abbellironoil capo di giovani donneed ora giaccionodietro vetro trasparente.Scarpe vecchieche calzarono i loro piedie li condussero qui.E vecchi occhiali,denti finti,alcune stampelle, equalche protesi.

    Michael Etkind

    Auschwitz (*)

    Considerare ogni parolasu gli oggettisu gli occhialisu le scarpesu i capelli tagliatisu le brune valigiecon i nomiimmagini di doloredocumenti dorrorele scatole ammassatedi Zyklon Ble bambole rottenella vetrina

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  • le lunghe filenella latrinai ferrigni attrezzinel crematorioconsiderare ogni parolasu la realtad Auschwitzsbocciano rose rossee il cielo blu

    Peter Paul Wiplinger

    La visita, Auschwitz 1971 (*)

    Il Dottor Bronowski in piedi negli acquitrini. tornato in Polonia e si accovaccia sulle scarpe pesanti,raccoglie del fango e lo versa da mano a mano.Qui, dice il Dottor Bronowski, con lo sguardoche concentra la luce, stanno le ceneri di quattro milioni di persone.Osserviamo la melma fina dei nostri genitoriscivolare fra le sue mani.Ci parla camminando nellacqua. Lumiditgli sale nelle scarpe. Nel centro viscidoil cielo diventato i suoi occhi, la pellicola dello stagnogli si avviluppa contro, abbracciandogli la carne.

    Lisa Ress

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  • Anniversario, 9 settembre (*)

    Questo il giorno in cui inizi la tua agonia.Non riesco a richiamarlo alla mentema non posso dimenticarlo.Dopo Auschwitz, disse Adorno,nessuno dovrebbe scrivere poesia.Che cosa la poesia? Dopo Auschwitz?Io scrivo, tuttavia. Altri scrivono.In che altro modo potremmouscirne fuori?Perch dentro, vince loscurit.Oscurit. Luce mattutina. Il tuo risvegliocolmo di speranza, oggi, cinquantanni fa.La frontiera innanzi a te: salvezza, libert.Leccitazione, lesaltazione.Il sole che splende soavementepoi allimprovviso lintoppo: gli arresti,le retate. Ansia, agitazione, terrore,mani che forse si torcono, mani che ricordoLa mente non pu mettere ordineLe parole vengono menoMa io continuo a balbettare.

    Hilda Schiff

    Autunno 1975 (*)

    Da quando pap mortoosservo i tuoi passi minuscolisul fragile spazio della vita.Vento sferzante

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  • Ottobre come un corvosul tuo volto stanco.Lo so, non possochiederti un sorrisonei tuoi occhi il pozzo del tempogorgoglia, leco mai sacquieta.Mi salvasti la vita ad Auschwitzora, scoveremo piccole scintilleche brillano sul mare di ceneri.Non temere le foglie seccheresisti, Madre mia, resisti!

    Adam Szyper

    Continuo a dimenticare (*)

    Continuo a dimenticarei fatti e le statisticheed ogni voltaho bisogno di saperlicerco nei libriquesti libri occupanoventi scaffalinella mia stanzaso dove andareper confermare il fattoche nel Ghetto di Varsaviacerano 7,2 persone per stanzae che a Lodzdestinavano5,8 personead ogni stanzadimentico

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  • continuamenteche un terzo di Varsaviaera ebreoe che nel ghettostiparono 500.000 ebreinel 2,4 per centodellarea della citte quanticorpi bruciavanoad Auschwitzallapice della produzioneventimila al giornodevo controllaree ricontrollareed ho sognatoche il 19 gennaio alle 4 del pomeriggio58.000 carcerati emaciatifurono fatti marciare fuori da Auschwitz?ricordavo bene che a Bergen-Belsendal 4 al 13 aprile 1945arrivarono 28.000 ebrei da altri campi?Ricordo centinaia e centinaiadi numeri telefonici numeriche non chiamo da ventannisono immediatamente disponibilie ricordo le conversazioni delle personee quel che la moglie di qualcunoha detto al marito di qualcunaltrache buona memoria haimi dice la gente.

    Lily Brett

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  • Enigma (*)

    Da Bergen una cassa di denti doro,Da Dachau una montagna di scarpe,Da Auschwitz una lampada in pelle.Chi ha ucciso gli ebrei?Non io, esclama la dattilografa,Non io, esclama lingegnere,Non io, esclama Adolf Eichmann,Non io, esclama Albert Speer.Il mio amico Fritz Nova ha perduto il padre,un sottufficiale dovette scegliere.Il mio amico Lou Abrahms ha perduto il fratello.Chi ha ucciso gli ebrei?David Nova ingoi il gas,Hyman Abrahms fu picchiato e ucciso dalla fame.Certi firmavano le carte,e certuni stavano di guardia,e certi li spingevano dentro,e certuni versavano i cristallie certi spargevano le ceneri,e certuni lavavano le pareti,e certi seminavano il grano,e certuni colavano lacciaio,e certi sgomberavano i binari,e certuni allevavano il bestiame.Certi sentirono lodore del fumo,certuni ne udirono solo parlare.Erano tedeschi? Erano nazisti?Erano uomini? Chi ha ucciso gli ebrei?Le stelle ricorderanno loro,il sole ricorder le scarpe,la luna ricorder la pelle.Ma chi ha ucciso gli ebrei?William Heyen

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  • A coloro che verranno

    Davvero, vivo in tempi bui!La parola innocente stolta. Una fronte distesavuol dire insensibilit. Chi ride,la notizia atrocenon lha saputa ancora.

    Quali tempi sono questi, quandodiscorrere dalberi quasi un delitto,perch su troppe stragi comporta silenzio!E luomo che ora traversa tranquillo la viamai pi potranno raggiungerlo dunque gli amiciche sono nellaffanno?

    vero: ancora mi guadagno da vivere.Ma, credetemi, appena un caso. Nulladi quel che fo mautorizza a sfamarmi.Per caso mi risparmiano. (Basta che il vento giri, e sono perduto).

    Mangia e bevi!, mi dicono: E sii contento di averne.Ma come posso io mangiare e bere, quandoquel che mangio, a chi ha fame lo strappo, emanca a chi ha sete il mio bicchiere dacqua?Eppure mangio e bevo.

    Vorrei anche essere un saggio.Nei libri antichi scritta la saggezza:lasciar le contese del mondo e il tempo brevesenza tema trascorrere.Spogliarsi di violenza,render bene per male,non soddisfare i desideri, anzidimenticarli, dicono, saggezza.

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  • Tutto questo io non posso:davvero, vivo in tempi bui!Nelle citt venni al tempo del disordine,quando la fame regnava.Tra gli uomini venni al tempo delle rivolte,e mi ribellai insieme a loro.Cos il tempo passche sulla terra mera stato dato.Il mio pane, lo mangiai tra le battaglie.Per dormire mi stesi in mezzo agli assassini.Feci allamore senza badarcie la natura la guardai con impazienza.Cos il tempo passche sulla terra mera stato dato.

    Al mio tempo le strade si perdevano nella palude.La parola mi tradiva al carnefice.Poco era in mio potere. Ma i potentiposavano pi sicuri senza di me; o lo speravo.Cos il tempo passche sulla terra mera stato dato.Le forze erano misere. La metaera molto remota.La si poteva scorgere chiaramente, seppure anche per mequasi inattingibile.Cos il tempo passche sulla terra mera stato dato.Voi che sarete emersi dai gorghidove fummo travoltipensatequando parlate delle nostre debolezzeanche ai tempi buicui voi siete scampati.Andammo noi, pi spesso cambiando paese che scarpe,attraverso le guerre di classe, disperati

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  • quando solo ingiustizia cera, e nessuna rivolta.

    Eppure lo sappiamo:anche lodio contro la bassezza

    stravolge il viso.Anche lira per lingiustiziafa roca la voce. Oh, noiche abbiamo voluto apprestare il terreno alla gentilezza,noi non si pot essere gentili.

    Ma voi, quando sar venuta lorache alluomo un aiuto sia luomo,pensate a noicon indulgenza.

    Bertolt Brecht Poesie di Svendborg, 1939

    Il Piccolo Giardino

    piccolo il giardinoprofumato di rose, stretto il sentierodove corre il bambino:un bambino graziosocome il bocciolo che si apre:quando il bocciolo si apriril bambino non ci sar.

    Frantisek Bass (nato il 4-9-1930, deportato a Terezin e ad Auschwitz muore il 28-10-1944)

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  • La Casa

    Fisso e fisso il vasto mondo,il mondo vasto e distante,fisso e fisso verso sud-est,fisso e fisso verso casa mia.Fisso e fisso verso casa,verso la citt dove sono nato.Oh, mia citt, mia citt natale,con quale gioia tornerei da te.

    Frantisek Bass

    La Notte

    Mai dimenticher quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.Mai dimenticher quel fumo.Mai dimenticher i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.Mai dimenticher quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.Mai dimenticher quel silenzio notturno che mi ha tolto per leternit il desiderio di vivere.Mai dimenticher quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.Mai dimenticher tutto ci, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.

    Elie Wiesel

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  • Terezn

    Pesanti ruote ci sfiorano la frontee scavano un solco nella nostra memoria.Da troppo tempo siamo una schiera di maledettiche vuole stringere le tempie dei suoi figlicon le bende della cecit. Quattro anni dentro a una paludein attesa che irrompa unacqua pura.Ma le acque dei fiumi scorrono in altri letti,sia che tu muoia o che tu viva.Non c fragore darmi, sono muti i fucili,non ce traccia di sangue qui: nulla,solo una fame senza parole.I bambini rubano il pane e chiedono soltantodi dormire, di tacere e ancora di dormire...Pesanti ruote ci sfiorano la frontee scavano un solco nella nostra memoria.Neppure gli anni potranno cancellare tutto ci

    Mif -1944 dati anagrafici non accertati

    Terezn

    Una macchia di sporco dentro sudicie murae tuttattorno il filo spinato30.000 ci dormonoe quando si sveglierannovedranno il maredel loro sangueSono stato bambino tre anni fa.Allora sognavo altri mondi.

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  • Ora non sono pi un bambino,ho visto gli incendie troppo presto sono diventato grande.Ho conosciuto la paura,le parole di sangue, i giorni assassinati:dov il Babau di un tempo?Ma forse questo non che un sognoe io ritorner laggi con la mia infanzia.Infanzia, fiore di rosetoMormorante campana dei miei sogni,come madre che culla il figliocon lamore traboccantedella sua maternit.Infanzia miserabile catenache ti lega al nemico e alla forca.Miserabile infanzia, che dentro il suo squalloregi distingue il bene e il male.Laggi dove linfanzia dolcemente riposanelle piccole aiuole di un parco,laggi, in quella casa, qualcosa si spezzatoquando su me caduto il disprezzo:laggi nei giardini o nei fiorio sul seno materno, dove io sono natoper piangere Alla luce di una candela maddormentoforse per capire un giornoche io ero una ben piccola cosa,piccola come il coro dei 30.000,come la loro vita che dormelaggi nei campi,che dorme e si sveglier,aprir gli occhie per non vedere tropposi lascer riprendere dal sonno...

    Hanus Hachenburg, da Vedem, settembre 1944

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  • Vorrei andare soladove c unaltra gente migliorein qualche posto sconosciutodove nessuno pi uccide.Ma forse ci andremo in tantiverso questo sogno,in mille forsee perch non subito?

    Alena Synkov

    A Terezn

    Appena qualcuno arriva quiOgni cosa gli sembra strana.Come, io devo coricarmi per terra?No, io non manger quella sudicia patata nera.E questa sar la mia casa? Dio come lurida!Il pavimento solo fango e sporciziae qui io dovrei distendermi?Come far senza sporcarmi?C sempre un gran movimento quaggie tante tante mosche, ma le moschenon portano le malattie?Ecco, qualcosa mi ha punto: una cimice forse.Com orribile Terezin!Chiss quando ritorneremo a casa

    Teddy 1943 scritta da un bambino di cui si conosce solo il nome

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  • Dite: faticoso frequentare i bambini.Avete ragione.Poi aggiungete:perch bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inchinarsi, cur-varsi, farsi piccoli.Ora avete torto.Non questo che pi stanca.E piuttosto il fatto di essere obbligati ad innalzarsi fino allaltezza dei loro sentimenti.Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi.Per non ferirli.

    Janusz Korczak, medico, educatore, morto a Treblinka, con i bambini del ghetto

    Voi, Nuvole Grigio Acciaio

    Voi, nuvole grigio acciaio, dal vento frustate,che correte verso mete sconosciuteVoi, portatevi il quadro dellazzurro cieloVoi, portatevi il cinereo fumoVoi, portatevi della lotta il risso spettroVoi, difendeteci! Voi, che siete fatte solo di gas.

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  • Veleggiate per i mondi, semplicemente, spazzate dai venticome leterno viandante aspettando la morteVoglio una volta cos come voi i metri misuraredi lontananze future e non tornare piVoi, cineree nuvole sullorizzonteVoi, siate speranza e sempiterno simboloVoi, che con il temporale il sole copriteVi incalza il tempo! E dietro a voi il giorno

    Hanu Hachenburg Vedem (morto nel 1944)

    Sono Ebreo

    Sono ebreo ed ebreo restoanche se dalla fame morircos al popolo non recher sconfittasempre per il mio popolo sul mio onore combatterOrgoglioso del mio popolo sonoche onore ha questo popolosempre sar appressosempre di nuovo vivr

    Frantisek Bass

    Nostalgia della casa

    pi di un anno che vivo al ghettonella nera citt di Terezine quando penso alla mia casaso bene di che si tratta.O mia piccola casa, mia casetta,perch mhanno strappato da te,

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  • perch mhanno portato nella desolazione,nellabisso di un nulla senza ritorno?Oh, come vorrei tornarea casa mia, fiore di primavera!Quando vivevo tra le sue muraio non sapevo quanto lamavoOra ricordo quei tempi doropresto ritorner, ecco gi corro.Per le strade girano i reclusie in ogni volto che incontritu vedi che cos questo ghetto,la paura e la miseria.Squallore e fame, questa la vitache noi viviamo quaggi,ma nessuno si deve avvedere:la terra gira e i tempi cambieranno.Che arrivi dunque quel giornoin cui ci rivedremo, mia piccola casa!Ma intanto preziosa mi seiperch mi posso sognare di te.

    Anonimo 1943

    Lacrime

    E dopo di loro la rassegnazione giunge,lacrimesenza le quali la vita non ,lacrimeispirazione alla tristezzalacrimeche scendono senza tregua

    Alena Synkov

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  • Una volta

    Una volta una volta arrivaUna volta la consolazione appareUna volta compare la speranzaUna volta terribilmente si sfogaUna volta una brocca di lacrime scoppiaUna volta alla morte dice Taci ormaiUna volta arriva il giorno giustoUna volta dacqua sar il vinoUna volta di piangere smettiamoUna volta le ferite si rimarginanoUna volta Giuseppe, Dio questovincolo di schiavit gettaUna volta anche Erodemuore impazzendo dal terroreUna volta Davide pastoredi porpora si colorir la tunicacolui che lo inseguivadiventa storpio il vecchio Re Saul.Una volta ha fine anche il doloredella malinconica esistenzauna volta arriva il salvatoreper levare il giogo ai soggiogatiUna volta saremo se vuole il SignoreA Canaan portatiUna volta laloe fiorirUna volta la palma i frutti dUna volta tutto quello che pauraUna volta passa la nostra povertUna volta entriamo nella tenda di DioUna volta, una volta per noi germoglier.

    Ivo Katz

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  • Lettera a pap

    Mammina ha detto, che oggi debbo scrivertima ho avuto tempo, nuovi bimbi sono arrivatidagli ultimi trasporti e giocare volevo, nonmi accorgevo come fugge listante.Mi sono sistemato, dormo sul materassoper terra, per non cadere.Almeno non c bisogno di farsi il lettoed al mattino dalla finestra vedo il cielo.Ho un po tossito, ma non voglio ammalarmicos sono felice quando corro in cortile.Oggi da noi una veglia si terr proprio comein estate al campo degli scout.Canteremo canzoni conosciute, la signorinasuoner la fisarmonica.So che ti meravigli di come stiamo bene eche sicuramente ti rallegreresti di stare qui con me.Qualcosaltro, pap: vieni qui presto esia pi lieto il tuo volto!Quando sei triste, mammina allora si dispiace edei suoi occhi mi manca lo splendore.E hai promesso di portarmi i libri, cheveramente da leggere non ho nulla.Per favore vieni domani prima che sia buiodel mio grazie puoi essere sicuro.Ormai debbo finire. Da parte della mamma ti saluto.Con impazienza aspetto il suono dei tuoi passi nel corridoio. Prima che di nuovo con noi sarai tisaluta e ti bacia il tuo fedele ragazzo.

    Hajn un bambino a Terezn

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  • cosIn quella che chiamata la piazza di Terezn seduto un piccolo vecchiocome se fosse in un giardino.Ha la barba e un berretto in testa.Col suo ultimo dentemastica un pezzo di pane duro.Mio dio, col suo ultimo dente:invece duna zuppa di lenticchiepovero superstite.

    Kolba (acronimo di: Miroslav Koek, morto ad Auschwitz a 12 anni, Hanus Lwy, morto ad Auschwitz a 13 anni e Bachner, forse sopravvissuto)

    O chiaro ricordo

    La poesia propone la voce di un ragazzo di 15 anni deportato nel campo di concentramento di Terezin. dedicata alla sua amata lasciata nel paese natale.

    O chiaro ricordo che minviti alla quietee mi rammenti colei che amai,ancora sorrido alla tua carezza,ancora con te mi confido come al migliore amico.O dolce ricordo, raccontami la storiadella mia ragazza perduta,racconta, racconta dellanello doroe chiama la rondine che la vada a trovare.E tu pure vola da lei e sottovocedomandale se ancora pensa a me,

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  • se sta bene e se ancora, se ancorasono rimasto il suo amore di un tempo.E poi ritorna veloce, non ti perdere,perch io possa ricordarmi qualche altra cosa.Era cos bella: chiss se mai pi la rivedr.Addio, mia cara, addio! Ti amavo.

    M.Prenna (Istituto comprensivo Uruguay Roma, Settebagni)

    Tutti questi bei momentisi son persi senza rimediola mia vita non ha una metae per cercarla non ho pi le forze.Ancora una volta soltantola tua testa nelle mie mani, prenderepoi chiudere gli occhie nelle tenebre andarsene in silenzio.

    Anonimo

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    Non c ruggine in terrache consumi le spinedei reticolati di allora.Non c profumo di fioreChe copra la puzzascatenata dalle bestie.Occorre la spina acutadella memoriaperch torni viva la rosa.

  • 21 sul binario della morte

    Soffocata da putridi aromispalla a spallacon cadaveri erettidove orbite mortehanno il nero del niente.Su rotaie assoldatei pensieri digrignano i dentimentre lurlo rappresosi fa muto e deriso.Scoppia lentalacrimevole arresa-dignit chiede udienza-ma nellaria che getta cristallisolo lultimo ferroso viaggio.

    Manuela Magi

    Innocenza dumanit

    Nei frangenti dolentitorna pensierodi quel che infinitososta in lacrimemai asciugatedalloblio...No, non si puimpedire memoria,non ha dirittilindifferenza. rumore costante di dolore,

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  • grida di ingiustizia,al delirio di menti arrogantidi congetturali imperfezioni.E continua per presagionellanima che savvedeche lorrore ancor di casaa turbare esistenza,mentre ore riflesse sonoogni volta visionespaurita e increduladellOlocausto.Ah immane follia gestitadallessere umano stesso tuttora strisciante...No, non si deve dimenticare mai,occorre proteggere, reminiscentidi quel che fu solo vergogna,innocenza dumanit.

    Mariella Mulas

    Lodore della morte

    Corpi ammassaticome sacchi dimmondiziasotto quel cieloche piange i suoi figli.Il vento soffiaportando via lodore della morte.La pioggia cadepurificando quei corpidallodio delluomo.Il silenzioin questi luoghi

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  • ha il volto della morte.La mano delluomoha cambiato la storiaha cambiato la sorte.E qui ad Auschwitzcome in altre parti del mondoha ucciso la speranzaha ucciso la vita.

    Stefano Centrone

    Bambina

    Tenevo un diario.La sera con il silenzio e la fantasia scrivevo diposti e luoghi dove popoli e idee si conoscevano e sirispettavano pur nelle differenze.Poi una mattina con passi veloci e mitra spianatiCi presero.Non so dove mi trovo n perch, so solo che si chiamaAuschwitz Birkenau.Dietro al filo spinato con il freddo e la neve continuoa pensare che la notte passer.A credere che luomo non malvagio,che luomo non ferocia e brutalit.La notte passer.Anche se ormai non ricordo da quanto tempo che non mangio pi, io credo nelluomo.La notte passer.Sono come legno roso dal tempo, vecchio di secoli.E ho solo 15 anni.Poi una notte sono diventata silenzio.

    Massimo di Veroli

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  • 50

    La ragazza dallo scialle

    Lameno ricordoDi un ormai canuto vecchioQuando il filoSerrava ogni dove...Col capo chinoLa giovane donnaRammentaDallo scialletto color porpora.Sospirava ellaE di tanto in tantoTremando sorrideva mesta.Vorace daffettoDi maniChe a trattiPoteva sfiorare.Ed era la gioiaLa forzaLa speranza.Il cuore suo puroNon sapeva lamoreMa gli occhi di leiScioglievano il gelo...Come un musicante a teatroSentiva il suonoDi mille violiniDi voci dangeloDi primavera...Leco del kapCos distante...Che per un attimoUn attimo soltantoParea vita...

    Raffaella Amoruso

  • 51

    Scialboil suo viso

    Non sapeva che avrebbe perso tutto,cos, in un attimo, con un soffio di vento.Dimprovviso tutto scomparve,si sgretolarono i sogni, le libert.La vita gli si sgretol davanti agli occhi;non esisteva pi il tempo, prigioniero anchesso...Il sole non riusciva pi a splendere,non esistavan giorno e notte,n tanto meno bei tramonti e sogni sereni;cera il buio negli occhi di quegli uomini,privi di carattere oramai, di vivacit.Privi di voglia di vivere e reagire,oppure semplicemente sperare e andare avanti...Niente pi pareva aver senso,solo sterminio, puzza di morte;solamente cattiveria, crudelt;niente pi affetto, calore umano,tutto era morto insieme a quei corpi...Ed io guardavo in faccia quel bambino,dallaltra parte del recinto,come se stessi assistendo ad uno spettacolo.Ma tutto era vero, cos dannatamente reale...Scialbo... Era il suo viso.

    Gianni Spadavecchia

    Con gli occhi di un bambino

    Fu cos che imparaicon gli occhi di un bambinoattraverso gli occhi di un bambino

  • come mestessi capellistesso sguardostessa voglia di vitastessi dirittistesse paurestesse necessitstesso desiderio di diventare grandeFu cos che imparaiche oltre al beneal mondo esisteva il maleusciva da quei libridalle copertine scuredalle pagine lucide di ricordie lacrimeun grido soffocatodentro quei libriche profumavano di nuovourlava lodiovecchio quanto il mondoe due occhi di un bambinoche piangendomi guardavano negli occhi...

    Laura Marchetti

  • Salmo

    Nessuno ci impasta di nuovo da terra e fango,nessuno rianima la nostra polvere.Nessuno.Che tu sia lodato, Nessuno.Per amore tuo vogliamo fiorire.Incontro a te.Un Nulla fummo, siamo, resteremo noi, in fiore: la rosa di Nulla, di Nessuno.Con il pistillo chiaro-anima,lo stame deserto-cielo,la corolla rossaper la parola porpora, che cantammoal di sopra, oh al di sopradella spina.

    Paul Celan - (versione curata da Donata Feroldi ed Enrico Cardesi)Paul Celannasce a Czernowitz, in Bucovina, nel 1920; nel 1942 vede i genitori deportati ad Auschwitz, lui sopravvive alla Shoah ma non supera mai il trauma e si suicida nel 1970.

    Ogni caso

    Poteva accadere.Doveva accadere. accaduto prima. Dopo.Pi vicino. Pi lontano.E accaduto non a te.Ti sei salvato perch eri il primo.Ti sei salvato perch eri lultimo.Perch da solo. Perch la gente.Perch a sinistra. Perch a destra.

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  • 54

    Perch la pioggia. Perch unombra.Perch splendeva il sole.Per fortuna l cera un bosco.Per fortuna non cerano alberi.Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.Per fortuna sullacqua galleggiava un rasoio.In seguito a, poich, eppure, malgrado.Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,a un passo, a un peloda una coincidenza.Dunque ci sei? Dritto dallanimo ancora socchiuso?La rete aveva solo un buco, e tu proprio da l? Non c fine al mio stupore, al mio tacerlo.Ascoltacome mi batte forte il tuo cuore.

    Wisawa SzymborskaQuesta poesia uscita nella raccolta Vista con granello di sabbia

    Scritto a matita in un vagone piombato

    Qui, in questo convoglio,io Evacon mio figlio AbeleSe vedrete mio figlio maggioreCaino, figlio di Adamo,ditegli che io..

    Dan Pagis. Era uno scrittore Ebreo nato in Bucovina nel 1930; ha trascorso i suoi anni giovanili in un campo di concentramento in Ucraina, da cui riusc a fuggire. Trasferitosi in Israele insegn Letteratura Ebraica Medievale allUniversit Ebraica di Gerusalemme. diventato una delle voci pi importanti nella poesia Israeliana contemporanea; i riferimenti alla Shoah sono spesso

  • obliqui e filtrati attraverso luso di immagini bibliche. morto nel 1986.In un testo brevissimo, di soli 6 versi, Pagis riesce a convogliare il dolore ed il terrore della Shoah: nella prima famiglia universale la madre chiede di mandare un messaggio allaltro figlio, e tale messaggio rimane inespresso.

    Prima vennero

    Prima vennero per gli Ebrei,e io non dissi nullaperch non ero Ebreo.Poi vennero per i Comunistiio non dissi nullaperch non ero Comunista.Poi vennero per i Sindacalisti,e io non dissi nullaperch non ero Sindacalista.Poi vennero a prendere me.E non era rimasto pi nessunoche potesse dire qualcosa.

    Martin Niemller. Era un religioso e teologo Tedesco, nato in Germania nel 1892. Allinizio sostenne le politiche di Hitler poi si oppose ad esse. Fu arrestato e rinchiuso a Sachsenhausen e poi a Dachau da dove fu liberato dalle truppe alleate nel 1945. Ha continuato la sua carriere religiosa in Germania ed diventato un noto pacifista.

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  • 56

    (**) Da Terezin, dal ghetto di Varsavia ai campi di sterminio: viaggio terribile, durante il quale molti furono gli adulti che presero per mano i bambini, i ragazzi, offrendo ad essi esempi di umanit e di vicinanza. Qualche testimonianza per ricordare...

    (**) Janusz Korczak - medico e pedagogo, direttore dellorfanotrofio nel ghetto di Varsavia. Accompagn i suoi bambini fino allultimo, entrando con essi nelle camere a gas. Ecco il ricordo di un testimone oculare:

    Venne lordine di deportare tutti gli ebrei e le prime vittime furono le pi innocenti, i bambini.Janusz Korczak non volle lasciare i suoi duecento bambini. Uno o due giorni prima che cominciasse il blocco di via Sienna, ordin a tutti i bambini di fare un bagno, di mettersi i vestitini puliti e ciascuno ha ricevuto un sacchetto di pane e una bottiglia dacqua. Non si sa se avesse spiegato ai bambini del suo orfanotrofio a che cosa dovessero prepararsi e dove sarebbero stati condotti. Nessuno fra di loro scapp, nessuno si nascose. Si stringevano soltanto, come tanti pulcini, al loro maestro, al loro padre e maestro, a Janusz Korczak, perch li proteggesse. Lui stesso si mise davanti a tutti e li nascondeva con il suo corpo magro e curvo. A capo scoperto, con una cintura di cuoio alla vita, gli stivali ai piedi tutto chino, teneva uno dei bambini per mano e camminava davanti. Camminavano insieme a lui duecento bambini, ben puliti e lavati, che venivano condotti al macello....

    (**) Petr Fischl, 14 anni, stato deportato a Terezin da Praga, nel 1943, in dicembre.Dietro si lasciato linfanzia, la gioiosa ansia di un bambino che si prepara trepidante alla scoperta delladolescenza. Le sue dita battono con fatica sui tasti della sgangherata macchina.Scrive di s e di migliaia di altri bambini che ancora non sanno di essere destinati allorrore finale di Auschwitz.

    Siamo abituati a piantarci su lunghe file alle sette del mattino, a mezzogiorno e alle sette di sera, con la gavetta in pugno, per un po di acqua tiepida dal sapore di sale o di caff o, se va bene, per qualche patata. Ci siamo abituati a dormire senza letto, a salutare ogni uniforme scendendo dal marciapiede e risalendo poi sul marciapiede. Ci siamo abituati agli schiaffi senza motivo, e alle, botte, alle impiccagioni. Ci siamo abituati a vedere la gente morire nei propri escrementi, a

  • veder salire in alto la montagna delle casse da morto, a vedere i malati giacere nella loro sporcizia e i medici impotenti. Ci siamo abituati allarrivo periodico di un migliaio di infelici e alla corrispondente partenza di un altro migliaio di esseri ancora pi infelici

    (**) Ilse Weber: autrice di narrativa per ragazzi, suonava la chitarra e componeva melodie struggenti, ninne nanne per tutti i bambini di cui si prendeva cura. Cantava con i pi piccoli e con loro rimase fino alla fine, accompagnandoli per mano nelle camere a gas di Auschwitz. Ilse aveva affidato il figlio minore ad un parente residente in Inghilterra. Ecco un brano, tratto dalle lettere inviate al figlio lontano:

    Mio caro figlio, sono passati tre anni da quando ti ho lasciato solo in un mondo cos lontano. Riesco ancora a vederti alla stazione l a Praga, in lacrime, a dirci addio. Appoggi la tua testa castana e ricciuta a me e mi implori: Voglio stare con te! Dirti addio stato duro, eri cos piccolo, fragile, avevi solo otto anni; quando abbiamo dovuto tornare a casa senza di te ho sentito il mio cuore spezzarsi in due. Ho pianto cos tanto e desiderato starti accanto, ma ora sono felice che tu non sia qui. Una sconosciuta ti ha preso come figlio. Andr in paradiso per quello che ha fatto. La vita qui penosa e piena di paure. Non possiamo tenerci i nostri nomi. Ci hanno denudati e dato numeri da indossare intorno al collo, marchiati come bovini. Sopporterei la disgrazia se tuo padre vivesse con me in questo postosono sola come non mai. Stai bene mio caro? Temo che nessuno ti canti ninne nanne. La notte sei davanti ai miei occhi e ancora una volta ti sento accanto a me. Giochi ancora con i soldatini di piombo? Io qui lavoro alla casa dei bambini, li sorveglio durante la notte. Siedo in silenzio e proteggo il loro sonno e ogni bambino sei tu, che non posso tenere con me. E allora penso e sogno di poter stare insieme, ma ancora sono felice che tu non sia qui.

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  • 58

    (**) Otto Krauss, un sopravvissuto, in un libro autobiografico testimonia il valore dellarte, il potere della musica, quella che da Terezin i bambini ebrei erano riusciti a portare con s ad Auschwitz, per unirsi nel ricordo della vita, per allontanare la paura

    A volte, specie dopo che i bambini della baracca ceca ad Auschwitz avevano mangiato la zuppa e non avevano la pazienza di imparare, Fabian si arrampicava sul camino e dirigeva il canto comune. Non era un musicista, come Dezo Kovac, che sapeva leggere le note e suonava il violino, ma era interprete e clown. I bambini lasciavano i loro banchi e come uno stormo di uccelli si sistemavano sul pavimento sporco. Cosa cantiamo oggi? Alouette gridarono Adam e Bubenik.La canzone fu sfrenata e chiassosa perch Fabian dirigeva il coro con le mani, la testa e tutto il corpo. Alcuni bambini gesticolavano a tempo insieme a lui mentre altri, come Bubenik, tamburellavano il ritmo su un bidone. Erano a tal punto immersi in quella melodia che dimenticavano il tempo, il posto e lo squallore della loro esistenza. Cantavano e mentre cantavano trascendevano la loro miseria...Talvolta si presentava per ascoltare il comandante del Campo, altre volte un artigiano internato nel campo degli uomini, o addirittura una sentinella delle SS che non comprendeva le parole ma applaudiva la linea melodica. In quei momenti il Block dei bambini era come una barca nelloceano impetuoso e il canto corale aveva il sapore di casa.

  • 59

    Una donna. Ricordando la Shoah

    Una donna,resa calva dingiuriache trasportalungo il ciglio-del dopo-il suo corpo ormai offesopoi deriso.Una stella sul pettocome spilla e vergognaun pesante fardellosul respiro affannoso.Le sue ciocche recisedall inverno che scendesono fiori di aprilequando un raggio di sole,sulla neve si immerge.

    Manuela Magi

    Negazione

    PENSO alle urla nel campo,PENSO poi allimprovviso silenzio.IMMAGINO chi stringeva pugni, pieni di ossa.IMMAGINO la rabbia e la rassegnazione.GUARDO uomini uccidere altri uomini,GUARDO occhi morire mentre GUARDANO.NEGAZIONE una parola sporca di sangueNEGAZIONE di chi ancora offende la memoria.Massimo di Veroli

  • 60

    NumeriNumeri senza nome, si muovononel cammino spoglio di speranza.In rotta, per leden, privi di un Diovittime di uomini, senza dignit.

    Numeri incancellabili sulla pelle,nel silenzio, solo amaro silenziodove ride la morte, senza cuoredei volti ossuti, colmi di dolore.

    Numeri, seppelliti nelle fossesvestiti, coperti solo dal cielo, numeri che cercano un nomeun temporale, per consolarsi.

    Numeri da non dimenticare

    Calogero Pettineo

    Solo un numero

    Perch non brucia questo numeroimpresso a forza sulla mia pellenon ho dolore fisicoNellanima sguardo la cifra e tutto trova una sua logica7 sono i miei fratelli, o forse erano2 i miei genitori, bruciati3 i figli che mi son stati strappati8 le volte che mi hanno torturato4 i minuti di vita che mi restano

  • 61

    72384 questo il mio nometutto il resto non contaperch ora sono solo un ricordopassato

    Cesare Righi

    Lettera di un bambino di Terezin Miei cari genitori,addioSe il cielo fosse carta e tutti i mari del mondo inchiostro, non potrei descrivervi le mie sofferenze e tutto ci che vedo intorno a me.Il campo si trova in una radura. Sin dal mattino ci cacciano al lavoro nella foresta. I miei piedi sanguinano perch ci hanno portato via le scarpe Tutto il giorno lavoriamo quasi senza mangiare e la notte dormiamo sulla terra (ci hanno portato via anche i nostri mantelli).Ogni notte soldati ubriachi vengono a picchiarci con bastoni di legno e il mio corpo pieno di lividi come un pezzo di legno bruciacchiato. Alle volte ci gettano qualche carota cruda, una barbabietola, ed una vergogna: ci si batte per averne un pezzetto e persino qualche foglia.Laltro giorno due ragazzi sono scappati, allora ci hanno messo in fila e ogni quinto della fila veniva fucilato Io non ero il quinto, ma so che non uscir vivo di qui. Dico addio a tutti, cara mamma, caro pap, mie sorelle e miei fratelli, e piango

  • 62

    La notteIl nostro primo gesto di uomini liberi fu quello di gettarci sulle vettovaglie. Non pensavamo che a quellosolo al panenon ci fu nessuno che pens alla vendetta. Il giorno dopo, qualche giovanotto corse a Weimar a raccogliere patate e vestiti e qualche ragazza, ma di vendetta nessuna tracciavolevo vedermi nello specchio che era appeso al muro di fronte: non mi ero visto dal ghetto. Dal fondo dello specchio un cadavere mi contemplava. Il suo sguardo nei miei occhi non mi lascia pi. Elie Wielsel

  • 63

    Le rose biancheChi vuole vedere la mamma faccia un passo avanti fu la crudele frase pronunciata per convincere i bambini a offrirsi.

    Con questo inganno il dottor Josef Mengele, langelo della morte,selezion 20 bambini ebrei, tra i 5 e i 12 anni, 10 maschi e 10 femmine per mandarli dal campo di sterminio di Auschwitz a quello di Neuengamme. L un altro medico nazista, Kurt Heissmeyer, aveva richiesto cavie umane peresperimentisulla tubercolosi. Inizi cos la tragica vicenda di queste piccole vittime, provenienti da: Francia, Olanda, Jugoslavia, Italia e Polonia. Dopo aver subito dolorosi e inutili esperimenti medici, i bambini vennero impiccati nei sotterranei di una scuola di Amburgo il 20 aprile 1945.

    Le rose bianche

    1. Birnbaum, Lelka, 12 anni, polacca2. De Simone, Sergio, 7 anni, italiano3. Goldinger, Surcis, 11 anni, polacca4. Herszberg, Riwka, 7 anni, polacca5. Hornemann, Alexander, 8 anni, olandese6. Hornemann, Eduard, 12 anni, olandese7. James, Marek, 6 anni, polacco8. Junglieb, W., 12 anni, jugoslavo9. Klygermann, Lea, 8 anni, polacca10. Kohn, Georges-Andr, 12 anni, francese11. Mania Altmann, 5 anni, nata nel ghetto di Radom12. Mekler, Bluma, 11 anni, polacca13. Morgenstern, Jacqueline, 12 anni francese14. Reichenbaum, Eduard, 10 anni, polacco15. Steinbaum, Marek, 10 anni, polacco16. Wassermann, H., 8 anni, polacca17. Witnska, Eleonora, 5 anni, polacca18. Witnski, Roman, 7 anni, polacco19. Zeller, Roman, 12 anni, polacco20. Zylberberg, Ruchla, 9 anni, polacca

  • 64

    Oggi la scuola di Amburgo, dove ven-nero impiccati i 20 bambini, ospita un giardino di rose bianche dedicato alle piccole vittime e ogni anno viene orga-nizzata una cerimonia commemorati-va in loro onore. La lapide nel roseto reca la seguente scritta:

    QUI SOSTA IN SILENZIO, MA QUANDO TI ALLONTANI PARLA

    Tra i 20 bambini uccisi cera anche un piccolo italiano, Sergio de Simone, nato a Napoli il 29 novembre 1937. Dopo lentrata in vigore delle leggi razziali del governo Mussolini, la mamma di Sergio si rifugi nella casa di famiglia in Istria, ma venne tradita da un delatore. Dalla Risiera di San Sabba a Trieste, Sergio fu deportato ad Auschwitz con la mamma, la nonna, la zia e due cuginette (Andra e Tatiana Bucci).

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    (*) Testo, tratto dal volumeThe Auschwitz Poemspubblicato dal Museo Statale di Auschwitz-Birkenau nel 1999, tradotto per la prima volta in italiano, su licenza del museo polacco, da Marilinda Rocca.

    (**) Lavoro di ricerca e redazione del Liceo Scientifico Statale R. Donatelli di Terni.

    - PoesieRacconti.it

  • Aprile - Anna FrankPoesia di un ragazzo - trovata in un ghetto nel 1941Un paio di scarpette rosse - Gioconda Beatrice Salvadori PaleottiPrimo Levi incipit di Vizio di formaSe questo un uomo - Primo Levi, 1947Tratto da SHOAH - Claude LanzmannJudenrein - Sandra BiancoFilo spinato - Peter, bambino ebreo ucciso dai nazisti nel ghetto di TerezinPer non dimenticare - Gina TotaDal diario di Anna Frank - la tua AnnaRudolf HSS (*) - Julius BalbinLe Arpe di Birkenau (*) - frammento - Zofia Grochowalska-Abramowicz,Birkenau, 1944Vita sciupata (*) - Halina Nelken,Auschwitz, 1944Infanzia miserabile - Zanus Zachenburg 19/07/1929 - Auschwitz 18/12/1943La Farfalla - Pavel Friedman (1921 - 1944)Vedrai che bello vivereInferno (*) - Halina Szuman, Auschwitz, 1944La Paura - Eva PickovPer Ricordare - LetiziaNotte su Birkenau (*) - Tadeusz Borowski,KL AuschwitzLettera alla Madre (*) - frammento - Monika Dombke,Birkenau, 1943Lappello del mattino (*) - Krystyna Zywulska,settembre 1943Ceneri (*) - Autore ignoto,KL BirkenauIl Sonderkommando (*) - Lily BrettLa garanzia (*) - Lily BrettVeduta aerea di una scena industriale (*) - Andrew HudginsCioccolata vera (*) - Stewart J. FlorsheimDa Auschwitz (*) - Elizabeth WyseLa valle delle ossa secche - Magda HerzenbergerQuel che rimasto (*) - Lily BrettMuseo di Auschwitz (*) - Michael EtkindAuschwitz (*) - Peter Paul WiplingerLa visita, Auschwitz 1971 (*) - Lisa RessAnniversario, 9 settembre (*) - Hilda SchiffAutunno 1975 (*) - Adam SzyperContinuo a dimenticare (*) - Lily BrettEnigma (*) - William HeyenA coloro che verranno - Bertolt Brecht - Poesie di Svendborg, 1939Il Piccolo Giardino - FrantiseK BassLa Casa - Frantisek BassLa Notte - Elie WieselTerezn - Mif - 1944 - dati anagrafici non accertatiTerezn - Hanus Hachenburg, da Vedem, settembre 1944Alena SynkovA Terezn - Teddy - 1943 scritta da un bambino di cui si conosce solo il nome

    INDICE

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  • Janusz KorczakVoi, Nuvole Grigio Acciaio - Hanu Hachenburg - Vedem (morto nel 1944)Sono Ebreo - Frantisek BassNostalgia della casa - Anonimo 1943Lacrime - Alena SynkovUna volta - Ivo KatzLettera a pap - Hajn - un bambino a Terezn cos - KolbaO chiaro ricordoM.Prenna (Istituto comprensivo Uruguay - Roma, Settebagni)Anonimo21 sul binario della morte - Manuela MagiInnocenza dumanit - Marcella MulasLodore della morte - Stefano CentroneBambina - Massimo di VeroliLa ragazza dallo scialle - Raffaella AmorusoScialbo il suo viso - Gianni Spadavecchia Con gli occhi di un bambino - Laura MarchettiSalmo - Paul Celan Ogni caso - Wisawa SzymborskaScritto a matita in un vagone piombato - Dan PagisPrima vennero - Martin Niemller(**) Janusz Korczak(**) Petr Fischl(**) Ilse Weber(**) Otto KraussUna donna. Ricordando la Shoah - Manuela MagiNegazione - Massimo di VeroliNumeri - Calogero PettineoSolo un numero - Cesare RighiLettera di un bambino di Terezin La Notte - Elie WielselLe rose bianche

    NOTE

    FIRME

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  • 2015 MIUR - Direzione generale per lo Studente, lIntegrazione e la Partecipazione

    Ricerca e raccolta testiCarlo Roscioli

    Hanno collaboratoMaria Cristina FrezzaMaria Dolores GarofaloLoredana Lo ZitoEvelina Roselli

    Immagine di copertinaGianfranco Valle