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Monteverdi Ulisse 1

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Text of Monteverdi Ulisse 1

Claudio Monteverdi

Il ritorno di Ulisse in PatriaDramma musicale in un prologo e cinque atti

Giacomo Badoaro

Prima rappresentazione Venezia, Teatro di San Cassiano (?) Carnevale 1640-41

PERSONAGGI Penelope sposa di Ulisse Ulisse Minerva / Fortuna Telemaco glio di Ulisse Pisandro / Umana fragilit Antinoo / Tempo Giunone / Amore Melanto al seguito di Penelope Iro parassita dei proci ghittoni Giove Annomo uno dei Proci Eurimaco amante di Melanto Eumete pastore di Ulisse Ericlea nutrice di Ulisse Nettuno soprano tenore soprani tenore soprani bassi soprani soprano tenore tenore contralto tenore tenore contralto basso

Cori di Nereidi e Sirene, Feaci, Naiadi, Marittimi, Celesti, Itacensi

Monteverdi: Il ritorno di Ulisse in Patria - Prologo

PROLOGOLUmana fragilit, Tempo, Fortuna, Amore

LUMANA FRAGILITMortal cosa son io, fattura umana: tutto mi turba, un sofo sol mabbatte; il tempo che mi crea, quel che mi combatte.

LUMANA FRAGILITMortal cosa son io, fattura umana: al tiranno dAmor serva sen giace la mia orita et, verde e fugace.

TEMPOSalvo niente dal mio dente. Ei rode, ei gode. Non fuggite, o mortali: ch, se ben zoppo, ho lali.

AMOREDio d di feritor, mi dice il mondo Amor. Cieco saettator, alato ignudo, contro il mio stral non val difesa o scudo.

LUMANA FRAGILITMisera son ben io, fattura umana: credere a ciechi e zoppi cosa vana.

LUMANA FRAGILITMortal cosa son io, fattura umana: senza perielio invan ricerco loco, ch frale vita di Fortuna un gioco.

TEMPOPer me fragile questuom sar. Il Tempo chaffretta pietate non ha.

FORTUNAMia vita son voglie, le gioie, le doglie. Son cieca, son sorda, non vedo, non odo. Ricchezze, grandezze dispenso a mio modo.

FORTUNAPer me misero questuom sar. Fortuna challetta pietate non ha.

AMOREPer me torbido questuom sar. Amor che saetta pietate non ha.

1

Monteverdi: Il ritorno di Ulisse in Patria - atto primo

ATTO PRIMOScena IReggia. Penelope, Ericlea E la sua pronta vela chogni uman caso porta fra lincostanza a volo sol per me non raccoglie un ato solo. Cangian per altri pur aspetto in cielo le stelle erranti e sse. Torna, deh, torna, Ulisse! Penelope taspetta, linnocente sospira, piange loffesa e contro il tenace offensor n pur sadira. Allanima affannata porto le sue discolpe, acci non resti di crudelt macchiato, ma fabbro de miei danni incolpo il fato. Cos, per tua difesa, col destino, col cielo, fomento guerre e stabilisco risse. Torna, deh, torna, Ulisse!

PENELOPEDi misera regina non terminati mai dolenti affanni! Laspettato non giunge e pur fuggono gli anni. La serie del penar lunga, ahi, troppo: a chi vive in angosce il tempo zoppo. Fallacissima speme, speranze non pi verdi ma canute, allinvecchiato male non promettete pi pace o salute. Scorsero quattro lustri dal memorabil giorno in cui, con sue rapine, il superbo Troiano chiam lalta sua patria alle ruine. A ragion arse Troia, poich lamore impuro, ch un delitto di foco, si purga con le amme; ma ben contro ragion, per laltrui fallo condannata innocente, dellaltrui colpe io sono lafitta penitente. Ulisse accorto e saggio, tu che punir gli adulteri ti vanti, aguzzi larmi e susciti le amme per vendicar gli errori duna profuga greca, e in tanto lasci la tua casta consorte fra nemici rivali, in dubbio de lonor, in forse a morte. Ogni partenza attende desitao ritorno: tu sol del tuo tornar perdesti il giono.

ERICLEAPartir senza ritorno non pu stella inuir: non partir, ahi, che non partir!

PENELOPETorna il tranquillo al mare, torna il zefro al prato; laurora, mentre al sol fa dolce invito, un ritorno del d ch pria partito. Tornan le brine in terra, tornano al centro i sassi, e, con lubrici passi, torna alloceano i rivo. Luomo quaggi ch vivo lunge da suoi principi porta unalma celeste e un corpo frale. Tosto more il mortale e torna lalma in cielo, e torna il corpo in polve dopo breve soggiorno. Tu sol del tuo tornar perdesti il giorno. Torna, ch mentre porti empie dimore al mio ero dolore, veggio del mio morir lore presse. Torna, deh, torna, Ulisse! [Ritornello]

ERICLEAInfelice Ericlea, nutrice sconsolata, compiangi il duol della regina amata.

PENELOPENon dunque per me varia la sorte? Cangi forse Fortuna la volubil ruota in stabil seggio? 2

Monteverdi: Il ritorno di Ulisse in Patria - atto primo

Scena II MELANTO

Melanto, Eurimaco Duri e penosi son gli amorosi eri desir; ma aln son cari, se prima amari, gli aspri martir; ch, sarde un cor, dallegrezza un foco, n mai perde in amor chi compie il gioco. Chi pria saccende procelle attende da un bianco sen; ma corseggiando trova in amando porto seren. Si piange pria, ma aln la gioia ha loco: n mai perde in amor chi compie il gioco.

Sio non tamo, cor mio, che sia di gelo lalma che ho in seno a tuoi begli occhi avante. Se in adorarti cor non ho costante, non mi sia stanza il mondo o tetto il cielo.

DUODolce mia vita sei, lieto mio ben sarai: nodo s bel non si disciolga mai.

MELANTOCome il desio minvoglia, Eurimaco, mia vita, senza fren, senza morso, dar nel tuo sen alle mie gioie il corso!

EURIMACOOh, come volentieri cangerei questa reggia in un deserto ove occhio curioso a veder non giungesse i nostri errori!

EURIMACOBella Melanto mia, graziosa Melanto, il tuo canto un incanto, il tuo volto magia. Bella Melanto mia, tutto laccio in te ci chaltri ammaga: ci che laccio non fa tutto piaga.

DUOCh a un focoso petto il rispetto dispetto.

EURIMACOTu dunque taffatica: suscita in lei la amma!

MELANTOVezzoso garruletto oh come ben tu sai ingemmar le bellezze, illustrar a tuo pro dun volto i rai. Lieto vezzeggia pur le glorie mie con tue dolci bugie.

MELANTORitenter quellalma pertinace, ostinata; ritoccher quel core chindiamanta lonore.

DUODolce mia vita sei, lieto, mio ben, sarai: nodo s bel non si disciolga mai.

EURIMACOBugia sarebbe sio lodando non tamassi: che il negar dadorar confessata deit bugia dempiet.

Scena III[Sinfonia navale] Marittima Coro di nereidi e sirene

MELANTO, EURIMACODe nostri amor concordi sia pur la amma accesa, chamato il non amar arreca offesa; n con ragione soffende colui che per offese amor ti rende.

NEREIDIFermino i sibili, sibili e fremiti 3

Monteverdi: Il ritorno di Ulisse in Patria - atto primo i venti e il mar.

GIOVEGran Dio de salsi utti, ch mormori e vaneggi contro lalta bont del dio sovrano? Mi stabil per Giove la mente mie pietosa pi charmata la mano. Questo fulmine atterra, la piet persuade, fa adorar la pietade, ma non adora pi chi cade a terra. Ma qual giusto desio daspra vendetta furioso ti move ad accusar lalta bont di Giove?

SIRENEAura, tranquillati; bellonda, calmati. Laddormentato deh, non svegliar.

NEREIDITacete, Sirene, se tace Nettuno.

SIRENENereidi, tacete se tace lirato.

NETTUNOHanno i Feaci arditi, contro lalto voler del mio decreto, han Ulisse condotto in Itaca sua patria, onde rimane dallumano ardimento, delloffesa deitade ingannato lintento. Vergogna, e non pietade, comanda il perdonar fatti si rei. Cos solo di nome son divini gli di?

NEREIDI, SIRENETacete, venti, silenzio, o mar. Ulisse dorme: non lo destar.

Scena IV

Passano i feaci in nave e sbarcano Ulisse dormiente. Lo pongono appresso lantro delle Naiadi col suo bagaglio. E questa scena muta, accompagnata in sinfonia, e poi entra la nave. (orgue)

GIOVENon en discare al ciel le tue vendette, ch comune ragion ci tiene uniti. Puoi da te stesso castigar gli arditi.

Scena VMarittima Nettuno sorge dal mare. Poi Giove.

NETTUNOOr gi che non dissente il tuo divin volere, dar castigo al temerario orgoglio: La nave loro andante far immobile scoglio.

NETTUNOSuperbo luom, ed del suo peccato cagion, bench lontano, il ciel cortese, facile, ahi, troppo in perdonar loffese. Fa guerra col destin, pugna con fato, tuttosa, tutto ardisce, lumana libertade, indomita si rende, e larbitrio delluom col ciel contende. Ma se Giove benigno i trascorsi delluom troppo perdona, tenga egli a voglia sua nella gran destra il fulmine ozoso. Tengalo invendicato. Ma non soffra Nettuno col proprio disonor luman peccato. 4

GIOVEFacciasi il tuo comando, veggansi lalte prove, abbian londe il suo Giove; e chi andando pecc, pera restando.

Scena VI

Coro di Feaci in nave. Poi Nettuno

CORO DI FEACIIn questo basso mondo luomo puol quanto vuol; tutto fa,

Monteverdi: Il ritorno di Ulisse in Patria - atto primo ch l ciel del nostro oprar pensier non ha. e per laure e per londe cos enorme peccato! Se puniti non son s gravi errori, lascia, Giove, deh, lascia de fulmini la cura, ch la legge del caso pi sicura. Sia delle vostre vele, falsissimi Feaci, sempre Borea nemico; e sian qual piuma al vento o scoglio in mare, le vostre inde navi: leggiere agli Aquiloni, allaure gravi!

NETTUNORicche dun nuovo scoglio sien questonde fugaci. Imparino i Feaci in questo giorno che lumano viaggio quandha contrario il ciel non ha ritorno.

Scena VII

Ulisse si sveglia dal sonno [Sinfonia di viole]

ULISSEDormo ancora, o son desto? Che contrade rimiro, qual aria vi respiro e che terren calpesto? Dormo ancora, o son desto? Chi fece in me, chi fece il sempre dolce e lusinghevol sonno ministro de tormenti? Chi cangi il mio riposo in ria sventura? Qual deit de dormenti ha cura? O sonno, o mortal sonno, fratello della morte altri ti chiama. Solingo, e trasportato deluso ed ingannato, ti conosco ben io, padre derrori. Pur degli errori miei son io la colpa, ch se lombra del sonno sorella o pur compagna, chi si conda allombra, perduto aln, contro ragion si lagna. O di sempre sdegnati, numi non mai placati, contro Ulisse che dorme anco severi, vostri divini

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