LINEE GUIDA

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2. Descrizione dell’impianto metodologico e progettuale del modello e impostazione della ricerca 2.1. Sistema statistico di rilevazione di sfondo dei fabbisogni formativi 1. QUADRO DI RIFERIMENTO: L’ANALISI DEI FABBISOGNI FORMATIVI E I SISTEMI ECONOMICO SOCIALI nuovi strumenti di attuazione attraverso accordi di cooperazione tanto locale quanto globale. L’ADF scaturisce dalla combinazione integrata fra tre livelli di analisi:

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  • LINEE GUIDAPER LA DEFINIZIONEDI UN MODELLODI ANALISIdei fabbisogni formatividel territorio

  • Ricerca realizzata nellambito delle attivit finanziative dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ai sensi della Legge 40/1987 - Annualit 2006

    Ente CommittenteScuola Centrale Formazione00187 Roma, via XXIV Maggio 46

    Ricerca realizzata a cura didott. Carlo Catania

  • INDICE1. Quadro di riferimento: lanalisi dei fabbisogni

    formativi e i sistemi economico sociali nel contesto piemontese

    5

    2. Descrizione dellimpianto metodologico e progettuale del modello e impostazione della ricerca

    9

    2.1. Sistema statistico di rilevazione di sfondo dei fabbisogni formativi

    12

    2.2. Metodologia di rilevazione di un sistema di indicatori per la valutazione delle aree professionali e delle relative proposte formative

    20

    2.3. Elaborazione dei report settoriali (aree professionali) di rilevazione dei fabbisogni

    29

    3. La continuit del modello proposto con le principali acquisizioni della ricerca in materia di analisi dei fabbisogni

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    4. Strumenti 35

    Riferimenti bibliografici 37

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    Da tempo, in ambito nazionale e comunitario, emersa lattenzione verso i te-mi legati alla costruzione di un sistema a rete di osservazione permanente sulle profes-sioni, strettamente connesso allanalisi dei fabbisogni occupazionali e formativi. Si trat-ta in effetti di ambiti che hanno acquisito centralit in relazione alle prospettive di inte-grazione tra sistemi economico-sociali e sistemi educativi e formativi. Di tale centralit ne testimonianza la ricca produzione legislativa degli ultimi anni (dal livello comunita-rio al recepimento nazionale) nonch limplementazione di modelli e sistemi regionali, provinciali e territoriali di rilevazione dei bisogni, che hanno tentato di dare coerenza e continuit al rapporto tra domanda di figure professionali e competenze e program-mazione dellofferta formativa territoriale, attraverso la creazione di sistemi informativi stabili e di monitoraggio/aggiornamento dei fabbisogni formativi, in relazione a spe-cifici comparti economico-produttivi e a circoscritti ambiti territoriali (almeno a livello provinciale e distrettuale).

    Alla luce di tali considerazioni lobiettivo primario del modello di seguito propo-sto dovr, pertanto, essere rappresentato dal consolidamento e dallulteriore sviluppo di forme di raccordo e/o integrazione allinterno del sistema di istruzione e formazione e tra sistema di education e domanda di competenze del sistema economico territoria-le. La costruzione di specifiche modalit di raccordo, interazione e integrazione tra si-stemi diventa sempre pi necessaria per migliorare non solo le performance di singole imprese o reti di imprese ma anche per orientare e programmare con maggiore effica-cia lofferta formativa rispetto ai fabbisogni formativi e professionali delle imprese.

    La necessit di creare forme stabili - o in via di progressiva stabilizzazione di comunicazione e di retro-azione tra sistemi determina consistenti mutamenti nei pro-cessi di costruzione delle pre-condizioni per sostenere la competitivit dei sistemi eco-nomico-sociali territoriali: i sistemi locali sono oggi denotati non solo dalla presenza di uno o pi settori produttivi caratterizzanti, ma dalla rilevanza crescente del settore ter-ziario sia in via autonoma ad esempio il settore turistico oppure il settore dei servizi alla persona e ai nuclei familiari sia integrato con il sistema produttivo sotto forma di servizi alle imprese. Ragionare solo in termini di sistemi produttivi rappresenta, quindi, una riduzione della complessit del rapporto tra sotto-sistemi istruzione/formazione professionale, impresa, mercati di riferimento e/o sviluppo anche quando si prenda-no come unit di osservazione le tradizionali partizioni territoriali definite come distret-ti industriali, milieux, aree socio-economiche omogenee, etc. Lunit di osservazione diventa il sistema territoriale e lobiettivo quello di individuare, allinterno dellunit di osservazione cos definita, gli asset materiali e quelli immateriali su cui costruire po-litiche di sviluppo che valorizzino le capacit degli attori locali di progettare e gestire

    1.QUADRO DI RIFERIMENTO:LANALISI DEI FABBISOGNI FORMATIVIE I SISTEMI ECONOMICO SOCIALI

  • 6nuovi strumenti di attuazione attraverso accordi di cooperazione tanto locale quanto globale. LADF scaturisce dalla combinazione integrata fra tre livelli di analisi:

    La capacit di governance pluri-attore, nella polarizzazione pubblico-privato, e multi-livello, nelle forme di interazione tra micro-imprese, PMI, Grandi Imprese, diventa centrale perch consente di coniugare locale e globale e di tenere assieme e potenzia-re capacit innovativa di impresa, di settore o di filiera e capacit innovativa di sistema, tramite la concertazione tra attori pubblici e privati e tutti gli stakeholders rilevanti. La necessit di integrare forme di competizione locale e globale ha determinato profondi mutamenti nellapproccio alle politiche di sviluppo locale e nella ridefinizione dei parametri strategici di sviluppo basati su tre elementi:

    La competizione tra sistemi territoriali si basa su un mix di elementi endogeni ed esogeni, in cui linnovazione di prodotto, di processo, di modelli gestionali e or-ganizzativi gioca un ruolo decisivo per il posizionamento nazionale e internaziona-le e in cui la formazione rappresenta una leva centrale per la gestione strategica e la crescita dellintero sistema territoriale;Le analisi dei fattori di competitivit vanno compiute mettendo in forte relazione lo- giche di tipo problem setting con logiche di problem solving, utilizzando in mo-do integrato strumenti che costruiscano unit di knowledge che possano aiutare a prendere decisioni, servano da facilitatori dei processi decisionali, agevolino forme di governance ad alto livello di inclusione dei principali stakeholders;Le politiche per lo sviluppo locale devono basarsi su approcci strategici di tipo reti- colare sia per le reti naturali sia nei confronti delle reti governate - indirizzate non solo alla co-progettazione degli strumenti di analisi ma anche alla implementazione omogenea e diffusa sul territorio e alla valutazione condivisa degli esiti in funzione di successive rimodulazioni.

    Questultimo aspetto risulta di particolare interesse per la costruzione di un mo-dello di rilevazione dei fabbisogni formativi. Il passaggio dalle reti naturali, basate sul-

    ambiente esterno

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    LADF si presenta sempre come processo di mediazione tra posizioni, aspettative e richieste dei diversi attori implicati

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    le relazioni fiduciarie tra operatori appartenenti a sotto-sistemi differenti, alle reti go-vernate, fondate sulla condivisione istituzionale di linguaggi e obiettivi operativi, deve essere facilitato e sostenuto, attraverso la presenza attiva delle Istituzioni intermedie (Province, Associazioni di categoria e Parti Sociali, centri di ricerca). Infatti le Istituzio-ni intermedie possono attivare relazioni e ottimizzare risorse in funzione del raggiungi-mento di obiettivi di sistema condivisi o, rispetto ai quali, gli stakeholders trovano for-me parziali di convergenza e sovrapposizione. Un possibile esito a livello territoriale delle reti governate la strutturazione di poli formativi allinterno dei quali si defini-scono quadri regolativi condivisi, modelli di erogazione dei servizi di education e di va-lutazione degli esiti comuni, forme stabili di interazione e scambio con il sistema eco-nomico-sociale di riferimento.

    Tale prospettiva ci pare costituisca lindispensabile sfondo su cui debba essere costruito un sistema stabile e riconosciuto (quindi legittimato) di rilevazione dei fab-bisogni formativi. Cos inteso, peraltro, il sistema chiama in causa gli attori sociali ed economici direttamente implicati (anzitutto le istituzioni locali e le imprese ma anche le parti sociali), attribuendo loro nuove (e pi attuali) responsabilit nel campo dellistru-zione e della formazione professionale:

    Nellindividuazione di una mappa di aree professionali (declinate in figure e spe-cifiche competenze) che possa sostenere le politiche si sviluppo territoriale e faci-litare le province e le regioni (ossia le istituzioni che sulla materia hanno le princi-pali competenze) nella programmazione dellofferta formativa. Tale mappatura do-vr caratterizzarsi in termini di essenzialit, verticalit (dinamica di filiera), coeren-za con il quadro nazionale e comunitario, entro un dispositivo periodicamente ag-giornabile;Nella definizione di un modello di intesa tra comparti/ambiti economici e sistema di istruzione e formazione professionale, basato sulla strategia delle reti territoria-li e settoriali (poli formativi, Campus). Tale modello deve poter evitare lautorefe-renzialit degli organismi formativi (fornire unofferta basata preferibilmente sui bi-sogni dellorganizzazione), consentire un sistema di cooperazione tra organismi di-versi, imprese ed altri attori portatori di interessi, condurre a piani formativi di in-