L'incoronazione di Poppea

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Text of L'incoronazione di Poppea

  • Lincoronazione di PoppeaOpera in un prologo e tre atti

    Libretto diGiovan Francesco Busenello

    Musiche attribuite aClaudio Monteverdi e Francesco Cavalli

    finale composto daFrancesco Sacrati e Benedetto Ferrari

    PERSONAGGI

    La Fortuna sopranoLa Virt sopranoLAmore sopranoOttone, cavaliero principalissimo altoDue Soldati tenoriPoppea, dama nobilissima favorita da Nerone,che da lui viene assunta allimperio sopranoNerone, Imperator romano soprano (tenore)Arnalta, vecchia nutrice e consigliera di Poppea altoOttavia, Imperatrice regnante, che viene repudiata da Nerone sopranoLa nutrice di Ottavia Imperatrice alto (tenore)Seneca, filosofo, maestro di Nerone bassoIl valletto, paggio dellImperatrice soprano (tenore)Drusilla, dama di corte innamorata di Ottone sopranoMercurio bassoLiberto, capitano de la guardia de Pretoriani bassoFamigliari di Seneca alto, tenore e bassoDamigella dellImperatrice sopranoLucano, poeta famigliare di Nerone tenoreLittore bassoConsoli tenoriTribuni bassi

    Prima rappresentazione assoluta:Venezia, Teatro SS. Giovanni e Paolo - Grimani, carnevale 1643

    Collazione acritica, revisione, completamento ed edizione dei manoscritti cosidetti di Venezia e di Napolia cura di Rinaldo Alessandrini

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    PROLOGO

    La Fortuna, la Virt e Amore nellaria contra-stano di superiorit, e ne riceve la preminenzaAmore. Scena aerea orizzonti bassi. Fortuna,Virt e Amor in aria sopra nuvole.

    FortunaDeh, nasconditi, o virt,gi caduta in povert,non creduta Deit,Nume ch senza tempio,Diva senza devoti, e senza altari.Disprezzata,disusata,aborrita,mal gradita,ed in mio paragon sempre schernita.Gi regina, or plebea, che per comprartiglalimenti e le vestii privilegi e i titoli vendesti.Ogni tuo professore,se da me sta divisosembra un foco dipintoche n scalda, n splende,resta un color sepoltoIn penuria di luce.Chi professa virt non speri maidi posseder ricchezza, o gloria alcuna,se protetto non dalla fortuna.

    VirtDeh, sommergiti, malnata,rea chimera delle genti,fatta Dea daglimprudenti.Io son la vera scala,per cui natura al sommo ben ascende.lo son la tramontanache sola insegno aglintelletti umanilarte del navigar verso lOlimpo.Pu dirsi senza adulazione alcunail puro, incorruttibil esser miotermine convertibile con Dio:che ci non si pu dir di te, Fortuna.

    AmoreChe vi credete; o Dee,divider tra di voi del mondo tuttola signoria, e l governoescludendone Amore,Nume ch dambe voi tanto maggiore?lo le virtudi insegno,io le fortune domo;questa bambina etvince dantichitil tempo e ognaltro Dio:gemelli siam leternitade ed io.Riveritemi,adoratemi,e di vostro sovrano il nome datemi.

    Fortuna e VirtUman non , non celeste core,che contender ardisca con Amore.

    AmoreOggi in un sol certameluna e laltra di voi da me abbattutadir, chel mondo a cenni miei si muta.

    Ad un cenno di Amore il cielo svanisce.

    ATTO PRIMO

    Scena prima

    Si muta la scena nel palazzo di Poppea.Ottone, due soldati della guardia di Nerone,che dormono.Ottone, amante di Poppea, al schiarir dellalbavisita lalbergo della sua amata, esagerando lesue passioni amorose, e vedendo addormentatein strada le guardie di Nerone, che in casa diPoppea dimora in contenti, compiange le suemiserie.

    OttoneE pur io torno qui, qual linea al centro,qual foco a sfera, e qual ruscello al mar,e se ben luce alcuna non appareahi, so ben io, che sta il mio sol qui dentro.Caro tetto amoroso,albergo di mia vita, e del mio bene,il passo, e l cor ad inchinarti viene.Apri un balcon, Poppea,col bel viso in cui son le sorti mie,previeni, anima mia, precorri il die.Sogni portate a volo,su lali vostre, in dolce fantasiaquesti sospir alla diletta mia.Ma che veggio, infelice?Non pi fantasmi, o pur notturne larve,son questi i servi di Nerone; ahi, dunqueaglinsensati ventiio diffondo i lamenti.Necessito le pietre a deplorarmi.Adoro questi marmi,amoreggio con lacrime un balcone,e in grembo di Poppea dorme Nerone.Ah perfida Poppea,son queste le promesse, e i giuramenti,chaccesero il cor mio?Questa la fede, o Dio?lo son quellOttone,che ti segu,che ti bram,che ti serv,che tador,

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    che per piegarti e intenerirti il coredi lagrime imperl prieghi devotigli spirti a te sacrificando in voti.Massicurasti al finechabbracciate averei nel tuo bel senole mie beatitudini amorose;io di credula speme il seme sparsi,ma laria, el cielo a danni miei rivolto,tempest di ruine il mio raccolto.

    Scena seconda

    (Ottone e due soldati, che si risvegliano.

    Soldati di Nerone che si svegliano, e da' pati-menti sofferti in quella notte malediscono gl'a-mori di Poppea, e di Nerone, e mormorano del-la corte - Soldati si destano.

    Primo soldatoChi parla, chi va l?Ohim, ancor non d?Sorgono pur dellalba i primi rai.Non ho dormito in tutta notte mai.

    Secondo soldatoCamerata, che fai?Par che parli sognando!Su, risvegliati tosto,guardiamo il nostro posto.

    Primo soldatoSia maledetto Amor, Poppea, Nerone,e Roma, e la Milizia!Soddisfar io non posso alla pigriziaun giorno, unora sola.

    Secondo soldatoLa nostra Imperatricestilla se stessa in pianti,e Neron per Poppea la vilipende.LArmenia si ribella,ed egli non ci pensa.La Pannonia d allarmi, ed ei se ne ride.Cos per quanto io veggio,limpero se ne va di male in peggio.

    Primo soldatoDi pur che il prence nostro ruba a tuttiper donar ad alcuni:linnocenza va afflitta,e i scellerati stan sempre a man dritta.

    Secondo soldatoSol del pedante Seneca si fida.Primo soldatoDi quel vecchio rapace?

    Secondo soldatoDi quel volpon sagace!

    Primo soldatoDi quel reo cortigiano,che fonda il suo guadagno,sul tradire il compagno.

    Secondo soldatoDi quellempio architetto,che si fa casa sui sepolcri altrui...

    Primo soldatoNon ridir quel che diciamo,nel fidarti va scaltro.Se glocchi non si fidan lun dellaltro,e per nel guardar van sempre insieme:

    Primo, Secondo soldatoImpariamo daglocchi,a non trattar da sciocchi.Ma gi simbianca lalba e vien il d;tacciam, Nerone qui.

    Scena terza

    Poppea, Nerone.

    Poppea e Nerone escono al far del giorno amo-rosamente abbracciati, prendendo commiatoluno dallaltro con tenerezze affettuose.

    PoppeaSignor, deh, non partire,sostien che queste bracciati circondino il collo,come le tue bellezzecircondano il cor mio.

    NeronePoppea, lascia chio parta.

    PoppeaNon partire, Signor, deh non partire.Appena spunta lalba, e tu che seilincarnato mio sole,la mia palpabil luce,e lamoroso d de la mia vita,vuoi s repente far da me partita?Deh non dir di partir,che di voce s amara a un solo accento,ahi perir, ahi spirar questalma io sento.

    NeroneLa nobilt de nascimenti tuoinon permette che Romasappia che siamo uniti, in sin che...

  • PoppeaIn sin che?

    Nerone... in sin chOttavia non rimane esclusacol repudio da me.

    PoppeaVanne, ben mio.

    NeroneIn un sospir che viendal profondo del cor,includo un bacio, o cara, ed un addio.Ci rivedrem ben tosto, idolo mio.

    PoppeaSignor, sempre mi vedi,anzi mai non mi vedi.Perch s ver, che nel tuo cor io siaentro al tuo sen celata,non posso da tuoi lumi esser mirata.

    NeroneAdorati miei rai,deh restatevi omai.Rimanti, o mia Poppea,cor, vezzo, e luce mia.

    PoppeaDeh, non dir di partir,che di voce s amara a un solo accento,ahi perir, ahi mancar questalma io sento.

    NeroneNon temer, tu stai meco a tutte lore:splendor neglocchi, e deit nel core.Se ben io vo,pur teco io sto.Il cor dalle tue stellemai, mai non si disvelle.Io non posso da te viver disgiuntose non si smembra la unit dal punto.

    PoppeaTornerai?

    NeroneTorner.

    PoppeaQuando?

    NeroneBen tosto.

    PoppeaBen tosto, meI prometti?

    NeroneTel giuro.

    PoppeaE me losserverai?

    NeroneE se a te non verr, tu a me verrai.

    PoppeaAddio Nerone, addio.

    NeronePoppea, Poppea addio.

    PoppeaAddio Nerone, addio.

    NeroneAddio Poppea, ben mio.

    Scena quarta

    Poppea, Arnalta.

    Poppea con Arnalta, vecchia sua consigliera, di-scorre della speranza sua alle grandezze; Arnal-ta la documenta, e ammaestra a non fidarsitanto de grandi, n di confidar tanto nella For-tuna.

    PoppeaSperanza, tu mi vaiil cor accarezzando.Speranza tu mi vaiil genio lusingando,e mi circondi intantodi regio s, ma immaginario manto.No, no, non temo, no, di noia alcuna,per me guerreggia Amor, e la Fortuna.

    ArnaltaAh! figlia, voglia il cielo,che questi abbracciamentinon siano un giorno i precipizi tuoi.

    PoppeaNo, no, non temo, no, di noia alcuna.

    ArnaItaLImperatrice Ottavia ha penetratidi Neron gli amori,ondio pavento e temochogni giorno, ogni puntosia di tua vita il giorno, il punto estremo.

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    La pratica coi regi perigliosa,lamor e lodio non han forza in essi:sono gli affetti lor puri interessi.Se Neron tama, mera cortesia,sei tabbandona non ten puoi dolere:per minor mal ti converr tacere.Perdi lonor con dir:Neron mi gode.Son inutili i vizi ambiziosi!Mi piaccion pi i peccati fruttuosi.Con lui tu non puoi mai trattar del pari.E se le nozze hai per oggetto e fine,mendicando tu vai le tue ruine.Mira, mira, Poppea:dove il prato pi ameno e dilettoso,stassi il serpente ascoso.Dei casi le vicende son funeste:la calma profezia de le tempeste.Ben sei pazza, se crediche ti possano far contenta e salvaun garzon cieco, ed una donna calva.

    Scena quinta

    Si muta la scena nella citt di Roma.

    Ottavia, Nutrice.

    Ottavia Imperatrice esagera glaffanni suoi conla Nutrice, detestando i mancamenti di Neronesuo consorte. La Nutrice scherza seco sopra no-velli amori per traviarla da cupi pensieri; Ot-tavia resistendo constantemente persevera nel-lafflizioni.

    OttaviaDisprezzata Regina,del monarca romano afflitta moglie,che fo, ove son, che penso?Oh, delle donne il miserabil sesso!Se la natura e l cielolibere ci produce,il matrimonio cincatena serve.Se