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LEVOLUZIONE GLOBALE DELLOLIVICOLTURA

Piero Fiorino

Dipartimento di Ortoflorofrutticoltura Universit degli Studi di Firenze

Introduzione

Tra le 35 principali specie coltivate, lolivo occupa il 24 posto (Ellstrand, 2003), con quasi 11

milioni di ettari di superficie investita, e una produzione che, nel 2008-09, superer largamente i

3.000.000 di tonnellate di olio ed oltre 1.700.000 tonnellate di olive da tavola.

La superficie olivicola mondiale cresciuta negli ultimi trentanni di oltre il 30%, con aumenti

distribuiti nei diversi continenti, ed un raddoppio della produzione realizzato nello stesso arco di

tempo, aumento quindi pi che proporzionale allincremento delle superfici.

Questo dovuto alle migliorate tecniche di coltivazione nelle piantagioni tradizionali e

allentrata in produzione delle pi razionali nuove piantagioni effettuate sia nel bacino del

Mediterraneo sia nel resto del Mondo.

Lolivo, razionalmente coltivato, risulta essere una delle specie pi efficienti nel valorizzare le

risorse ambientali per la produzione di olio vegetale; la sua produttivit teorica nelle migliori

condizioni climatiche ed agronomiche sfiora rese di 2 t/ha di olio, eguagliando la produttivit della

palma da olio (Elaeis guineensis).

Lo sviluppo dellolivicoltura dovuto alla grande qualit dellalimento, sia sotto il profilo

nutrizionale sia del benessere, che hanno fatto lievitare linteresse commerciale per questo prodotto

sul mercato mondiale; dati relativamente vecchi (media 1999-2003) dicono che lolio di oliva con

appena il 4,35% delle quantit complessive degli oli fluidi vegetali muoveva il 24,44% del valore

commerciale, tenendo alto il ritmo di espansione di questa coltivazione; lattuale difficile situazione

del mercato e la crisi globale non mancheranno di far sentire i loro effetti su nuovi investimenti,

ma si stima che comunque nei vivai dei maggiori paesi olivicoli sono pronti per la prossima

campagna di impianto, pi di 60-70 milioni di nuove piantine.

Lalbero ed il frutto

Lolivo un albero o arbusto sempreverde, considerato tipico della flora mediterranea, ma con

una grande capacit di adattarsi agli ambienti pi diversi.

E una pianta assai vivace, in grado di riformare la chioma a partire da qualsiasi parte del fusto

(pollard tree); questa caratteristica conferisce una grande longevit agli individui che possono

rinnovare i tronchi danneggiati, malati o tagliati, superando i mille anni di vita in piantagione, o

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riuscendo a garantire la sopravvivenza di gruppi di piante spontanee (relitti), ricordo dei rifugi

glaciali (O. e. laperrinei nellHoggard).

Il frutto una drupa (fig. 1) di dimensioni assai variabili, che pu essere utilizzato sia per

consumo diretto sia per ottenimento dellolio; questultimo contenuto nella polpa e nella

mandorla, che per rappresenta meno del 2% della massa totale del frutto.

La peculiare caratteristica di avere lolio concentrato nella polpa, quindi in una parte tenera e

facilmente accessibile del frutto, probabilmente la ragione del successo e delle qualit dellolio di

oliva; semplice da separare, spremendo semplicemente la polpa dei frutti molto maturi, oppure

operando attraverso una frantumazione anche grossolana dellintero frutto seguita da una successiva

pressatura, con il recupero spontaneo dellolio che galleggia, procedimento laborioso ma basato su

operazioni semplici (sedimentazione-affioramento).

Tale semplicit di recupero ne ha consentito luso sin dalla prima et del bronzo, ed dalla sua

origine, direttamente dalle cellule della polpa, che trae la qualit che lo contraddistingue da tutti gli

altri oli vegetali, poich durante la separazione i trigliceridi che costituiscono il corpo dellolio e

che sono compartimentalizzati in siti specifici della cellula, entrano in contatto con il contenuto

cellulare ricco di principi attivi e si arricchiscono di quelle sostanze (0,5-2%) biologicamente

attive che danno unicit (alcuni principi attivi sono presenti nei frutti della sola O. e.), gusto,

conservabilit e salubrit al prodotto.

La classificazione botanica

La posizione tassonomica dellolivo coltivato stata recentemente rivista (Green, 2002) anche

alla luce dei dati che emergono dallapplicazione delle nuove tecnologie molecolari di

identificazione.

Il genere Olea viene suddiviso in 3 sottogeneri e, nel sottogenere Olea, sez. Olea, collocata la

specie Olea europaea, riunita come complesso di forme potenzialmente interfertili, compatibili

allinnesto e caratterizzate dalla presenza nei tessuti di glucosidi flavonoidi.

Il complesso O. e. articolato in 6 sottospecie: europaea, cuspidata, laperrinei, maroccana,

cerasiformis, guanchica; la sottospecie O. e. e. a sua volta ripartita in due variet botaniche,

leuropaea, che corrisponde allantica denominazione Olea sativa (Weston), ed alla quale

appartengono le cultivar di olivo, e la silvestris (Mill.), corrispondente alla vecchia presunta specie

Olea oleaster (Hoffmann e Link), lolivo spontaneo o oleastro.

Recenti lavori (Besnard et al., 2002) confermano che il complesso Olea e. appartiene ad un unico

ceppo, anche se con differenze che permettono di separare, allinterno della specie, sottospecie

evolutesi indipendentemente nel tempo (fig. 2).

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Questi taxa possono essere considerati entit geografiche che presentano differenze molecolari

anche notevoli (alcuni sono poliploidi, Besnard et al., 2007a), ma le cui caratteristiche morfologiche

sono cos simili che in certi casi le descrizioni sono sovrapponibili, il ch giustifica passate

imprecise classificazioni. Soprattutto nella unica sottospecie Olea europaea cuspidata vengono

ricondotte molte delle entit in passato indicate come specie separate, o addirittura incluse tra i

progenitori dellolivo coltivato (Simmonds, 1976), come lOlea crysophylla e lOlea ferruginea,

asiatiche, ora accomunate nella stessa sottospecie con la O. monticola e O. somaliensis, del corno

dAfrica.

In base a questa classificazione, lareale del complesso Olea europaea occupa tre continenti (fig.

3); partendo dal Sud Africa, attraversa lAfrica centrale, il corno dAfrica, e dallEgitto e dal Mar

Rosso si divide per entrare nel Mediterraneo ad Ovest, fino alle isole della Macaronesia, mentre ad

Est passa dalla Palestina, Siria, Mesopotamia, fasce orientali ed occidentali della catena

dellHimalaya fino alla Cina.

Origine e domesticazione della specie

Lidentificazione del periodo geologico nel quale questo complesso taxa si determinato ed ha

iniziato ad evolversi di difficile determinazione; lassenza di reperti fossili certi rende difficile

lindividuazione di unepoca definita.

Il comportamento fa ritenere lolivo un elemento floristico di origine paleotropicale africana, che

ha colonizzato la zona del mediterraneo in epoca pliocenica (Besnard et al., 2007b) e la

diversificazione in numerose sottospecie suggerisce uno scenario evolutivo determinato, negli

ultimi 3-4 milioni di anni, da successioni di eventi tettonici e climatici, che hanno determinato

periodi di isolamento per contrazioni ed espansione degli areali; dal plio-pleistocene, il

ricongiungimento dellAfrica allEuropa, la crisi salina (con lisolamento e levaporazione

dellintero Mediterraneo), la successiva riconquista delle acque, la formazione del Sahara, le

ricorrenti glaciazioni alternate a periodi pi caldi, sono eventi che hanno segnato la storia evolutiva

del complesso Olea soprattutto nellarea circummediterranea, e le differenze evolutive sono

evidenziate nei recenti risultati acquisiti attraverso analisi molecolari (DNA plastidiale e DNA

ribosomiale).

Probabilmente fino alla fine dellultima glaciazione la distribuzione dellolivo era predominante

nellarea africana, ma la successiva desertificazione ha determinato lisolamento delle popolazioni

sahariane (subsp. laperrinei), ed il Mediterraneo sarebbe stato colonizzato, attraverso la diffusione

da rifugi glaciali, da forme distinguibili per via molecolare; anche in questo caso sono fornite prove

molecolari che fanno ritenere lolivo spontaneo del Mediterraneo occidentale di origine africana,

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ridistribuito dopo lultima glaciazione fin lungo le coste della Spagna e della Francia (Besnard et

al., 2001).

La sottospecie europaea comprende sia lolivo spontaneo (Olea europaea europaea silvestris,

loleastro) che coltivato (Olea europaea europaea europaea, i cui semenzali sono chiamati

olivastri); queste due entit sono identificate come variet botaniche della sottospecie e sulla loro

origine e differenziazione vi stata in passato una notevole divergenza di opinioni:

1) fino alla prima met del XX secolo si riteneva che lolivo fosse stato originario, identificato e

selezionato in qualche parte del Mediterraneo orientale (Palestina e/o fascia caucasica) e

successivamente, attraverso il diffondersi delle coltivazioni, la disseminazione di semenzali che

naturalmente seguiva lespandersi della coltura, avrebbe determinato la nascita e la diffusione della

forma selvatica; ancora si riferisce in Simmonds (1976) a proposito dellorigine ed evoluzione di