la strategia della tensione - Zac7.it .gia della tensione che minaccia la tenuta sociale e l’incolumit 

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S E T T E

supplemento settimanale anno IV numero 45 di ZAC mensile anno IX edizioni amaltea raiano tel/fax 0864 72464 amalteaedizioni@gmail.com distribuzione gratuita registrazione trib. di sulmona n. 125

diffusione grAtuitA

www.zac7.it

il puntodi patrizio iavarone

Sabato scorso Sulmona ha vissuto lungo le strade del suo centro storico un momento di alta civilt, che come ci insegnano i lati-ni, da cui il termine deriva, la civilitas (a sua volta da civis-cittadino), cio linsie-me delle qualit e delle caratteristiche del membro di una comunit cittadina, o me-glio, nellaccezione attuale, linsieme degli aspetti culturali e di organizzazione politica e sociale di una popolazione. successo che centinaia di persone hanno gridato alla nudit del re, inseguendo prima il sinda-co e mezza giunta per strada ricordando loro di adempiere agli impegni presi (in particolare di approvare la delibera di in-compatibilit urbanistica di Case Pente con la centrale della Snam) e poi aspettando (il sindaco) indignati davanti alla sua auto parcheggiata, senza alcun senso civico, questo si, nel cuore di una zona vietata. Molti organi di stampa, che non erano pre-senti agli eventi, hanno presto annotato sul taccuino le direttive del potere, bollando, come lo stesso sindaco li ha definiti, questo manipolo di contestatori violenti e squa-dristi. C chi, anzi, ha parlato di inchieste della Digos e schedature di massa, sponso-rizzando lidea che in citt si respiri ormai un clima da anni di piombo, come fossimo alla vigilia non di Natale, ma di una strate-gia della tensione che minaccia la tenuta sociale e lincolumit pubblica. Qualche assessore, poi, si spinto anche pi in l, mettendo sullattenti alcuni manifestanti e avvertendoli per le vie brevi e riservate di lasciare stare le cattive compagnie, perch ci sono dei danni e la polizia indaga e se a qualcuno di noi ci succedesse qualcosa a voi verrebbero a prendere per primo. Io che ai fatti ero presente e che al taccui-no del potere ho una certa allergia, a dire il vero, non ho visto n danni, n spran-ghe, n black block, ma gruppi variegati e in gran parte spontanei di cittadini che, semplicemente, e a volto scoperto, davanti allinconsistenza e allarroganza della poli-tica hanno deciso di far sentire la loro voce, di dire basta. Una contestazione del genere a Sulmona non si era mai vista, questo vero, ma anche di una classe politica cos inconcludente non si ha memoria. E non un problema solo della maggioranza, se un giorno, ma non allimprovviso, centinaia di cives decidono di non delegare pi a nes-suno la loro sopravvivenza.

gli scacchi sul campo di calcio

SULMONA. Un castello di vetro con quattro torri che sovrastano lo stadio da 12 mila spettatori. Una sorta di scatola dei desideri che racchiude un centro polivalente con un albergo da 80 camere, decine di negozi, palestre

e unarea commerciale di circa 4000 metri. il progetto da 50 milioni di euro, tutti sborsati da privati, che nelle intenzioni dei proponenti, dovrebbe rilanciare leconomia di Sulmona e del suo comprensorio. Alliniziativa finora

SULMONA. Che la politica sia prioritaria rispetto alle necessit del territorio ormai chiaro a tutti. An-che se il territorio si trova ormai in uno stato di coma irreversibile con leconomia in costante recessione e la disoccupazione che sfiora il 30 per cento. Dare un futuro ai giovani e nuove opportunit imprenditoriali a chi ha voglia di provarci non in-teressa pi a nessuno. Lunica cosa che conta portare avanti la propria politica anche a costo di dire no a

norme tecniche:

approvazione tra distinguo

prima pagina politiCA

:. segue a p. 3

Il consiglio provinciale fa passare il provvedimento con i soli voti della maggioranza. Polemica tra Federico e Mastrangioli.

I sulmonesi ci dicano se vogliono lo stadio: gli imprenditori legati al Sulmona calcio lanciano lesca-ultimatum.

prima pagina CronACAprima pagina CronACA

tribunale: la chiamata della piazza

SULMONA. Il primo appuntamen-to in piazza, oggi (sabato 17) alle ore 11: un sit-in di protesta per far uscire la causa del tribunale dal pa-lazzo di Giustizia. Un incontro con la cittadinanza e le istituzioni a piaz-za Capograssi, davanti e in nome di

quelledificio che rischia la chiusura. Si mobilitano gli avvocati e non solo in difesa del tribunale di Sulmona, supera la quota di diecimila firme la petizione e si prepara la grande adu-nata degli stati generali del territorio: unassise composta da trentasei con-

:. segue a p. 3

Oggi sit-in a piazza Capograssi, il 23 convocazione degli stati generali del territorio.

:. segue a p. 3

sabato 17 dicembre 2011

Dott.ssa Roberta Romanelliconsulenza psicologica, psicoterapica e psicodiagnostica

Per appuntamento: tel. 339 3160562Iscrizione all'albo n.1066 del 05/02/2007

la strategia della tensione

S E T T E

la storia, come magistra-vitae, che ci fa spesso capire meglio lattualit. Dal 1915 per circa un secolo, i Comuni e le Provincie italiane venivano disciplinati da un regolamento del 1911 emanato dal governo Giolitti e dalla legge co-munale e provinciale del 1915 n 148 del governo Salandra: entrambi rima-sti parzialmente in vigore fino al 1990 (arrivo della L. 142 ). quindi con il decennio 1990\2000 che le autonomie locali subiscono unalluvione di inno-vazioni legislative: la separazione tra la funzione gestionale e politica, lelezio-ne diretta del sindaco e del presidente della Provincia e poi, con Bassanini, la soppressione dei controlli e la mol-tiplicazione di cariche, di indennit e di spese e sperperi. Sar quindi, presu-mibilmente il decennio 2011\2020 che sottoporr gli enti locali minori ad una drastica dieta con riduzione di incarichi, organi, amministratori e contenimento degli sperperi. Per dare continuit a questi tagli che, come si sa allonta-nano il consenso politico, occorreva un governo tecnico di non eletti, os-sia di non legati al popolo da quel rapporto virtuoso ma anche diabo-lico, del voto. Le misure del recente Decreto salva Italia di Monti, del 6 dicembre 2011 recitano: Crescita, equit e consolidamento dei conti danno continuit alle precedenti ma-novre di finanza locale ed accelerano il percorso per lattesa soppressione delle Provincie. Dopo la riduzione del numero di Comunit montane, il dimezzamento di consiglieri co-munali, la obbligatoria aggregazione dei Comuni polvere, lart 23 del decreto Monti modifica il codice dei contratti, togliendo ai Comuni infe-riori a 5.000 abitanti anche il potere di fare gare di appalto ed acquistare forniture: Al fine i perseguire il con-tenimento della spesa complessiva per il funzionamento delle autorit amministrative indipendenti i co-

muni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti ricadenti nel territorio di ciascuna provincia affidano obbli-gatoriamente ad ununica centrale di committenza lacquisizione di lavori, servizi e forniture... ovvero costituen-do un apposito accordo consortile tra i Comuni medesimi ed avvalendosi dei

competenti uffici dal 31 marzo 2012. Lo scopo appare evidente, creare uffici con una maggiore efficienza e profes-sionalit nelle procedure di affidamen-to di appalti di lavori e servizi, ridu-cendo il potere degli amministratori, troppo spesso finalizzato alla ricerca di consensi e clientele. Ovviamente nella

legge non poteva mancare la prima vera sforbiciata alle Province, sia per-ch si tratta di attuare previsioni pi volte annunciate, nei decreti, in tv e sui giornali, poi vanificate (nellultimo de-creto anticrisi di Berlusconi pur prevista la soppressione delle Provincie inferiori a 300.000 abitanti, questa veniva can-cellata in fase di conversione in legge) e sia perch ormai in un ordinamento territoriale avviato verso il federalismo, un ente intermedio tra Regione e Co-mune appare inutile e costoso. Ecco quindi la ricetta Monti: dal comma 12 al 21 dello stesso articolo 23 sono ride-finite le funzioni della Provincia conte-nendole esclusivamente nella formula-zione dellindirizzo politico e coordina-mento delle attivit dei Comuni nelle materie e nei limiti da fissare con suc-cessive leggi nazionale e regionale (da approvare inizialmente entro il termine del 30\4\2012 ma gi rinviato alla loro scadenza naturale). Sar quindi unal-tra legge nazionale a fissare le modalit di elezione di dieci consiglieri provin-ciali tra cui il presidente, mentre sar una legge regionale, in base a principi di sussidiariet e differenziazione, entro

la stessa data, che dovr disciplinare il trasferimento delle funzioni e del perso-nale a Regioni e ai Comuni maggiori, salvo quello sufficiente ad assicurare ai nuovi organi il necessario supporto di segreteria e di operativit. A garanzia di tale disposizione previsto anche lintervento sostitutivo del governo na-zionale, ma la rabbia dellUpi (unione delle Provincie) e i ricorsi a difesa delle poltrone e dello status-quo, sono gi tanti. Ad onor del vero, cos ridotte ad incidere poco o niente, le nuove Pro-vincie, solo in quanto ancora previste nella Carta costituzionale, potrebbero restare per il tempo utile alla procedu-ra costituzionale di soppressione (una proposta gi stata presentata dal precedente governo ma soggetta alla doppia lettura da parte di ognuna delle Camere). Lo stesso articolo, con lulti-mo comma, assicura opportunamente anche: La titolarit di qualsiasi carica, ufficio o organo di natura elettiva di ogni ente territoriale non previsto nella Costituzione a titolo esclusivamente onorifico e non pu essere fonte di al-cuna forma di remunerazione, indenni-t o gettone di presenza.

linChiestA

Dagli annunci ai tagli: come cambia la geografia istituzionale dopo il decreto Salva Italia.

di luigi tauro

laccorpamento

Il recente decreto Salva Italia ha esteso lattenzione anche a