IL LAVORO NERO NELLA REGIONE LAZIO - .Rapporto regionale Inail sugli infortuni “ 36 Indicatori

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IL LAVORO NERO NELLA REGIONE LAZIO

(Ricerca della Fondazione Cesar per conto della Cgil Regionale del Lazio)

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La Repubblica (Italiana) riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilit e la propria scelta unattivit o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della societ.

(articolo 4 della Costituzione Italiana)

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Indice Perch questa ricerca di Walter Schiavella pag. 7

Premessa: Leconomia irregolare 9

Il lavoro nero nel Lazio 32

Rapporto regionale Inail sugli infortuni 36

Indicatori statistici relativi al territorio oggetto della nostra ricerca 39

Cenni storco-geografici della provincia di Frosinone 44

Storia dellindustria e dellartigianato in Ciociaria 49

Tasso di sviluppo della provincia di Frosinone 52

Morti bianche a Frosinone 54

La nostra ricerca 56

Frosinone: Agroindustria 60

Tessile e abigliamento 63

Edilizia 68

Cenni storico-geografici Pomezia 76

Anzio 79

Nettuno 81

Ardea 82

Nota aggiuntiva 86

Contributo ai tavoli tecnici dellEconomia del Mare di Cgil, Cisl, Uil 87

Evasori fiscali e fornitori della Pubblica Amministrazione 90

Territorio di Pomezia: Edilizia 94

Commercio-Tturismo,-Servizi- Vigilanza 105

Agroindustria 113

Cenni storico-geografici: Ostia 120

Fiumicino 123

Acilia 125

Territorio Municipio XIII: Edilizia 126

Commercio-Turismo-Servizi-Vigilanza 131

Agroindustria 132

Cenni storico-geografici della provincia di Latina 136

Inail Latina: Infortuni mortali nel periodo 2003 2005 138

Elementi generali 139

Latina: Commercio-Turismo-Servizi-Vigilanza 140

Agroindustria 141

Edilizia 145

Appendice: Infiltrazioni criminali nel Lazio 149

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Perch questa ricerca Quando lo scorso anno Paolo Guerra ci propose una collaborazione per la realizzazione di una ricerca sul lavoro nero e le infiltrazioni criminali in alcuni territori della nostra regione, aderimmo con entusiasmo. La Cgil era impegnata in una campagna nazionale IL ROSSO CONTRO IL NERO e Cgil Cisl e Uil avevano opportunamente deciso di realizzare una iniziativa forte e diffusa, a partire da una piattaforma che diventata poi la base del confronto con il Governo nazionale. Che il contrasto al lavoro nero resta uno dei temi centrali dellagenda politica lo confermano le stime dellISTAT. Il 17% circa del PIL nazionale e 4 milioni di lavoratori e lavoratrici condannati allinvisibilit. Risorse sottratte al fisco, agli istituti previdenziali, ai lavoratori. Diritti negati, dal salario contrattuale alla sicurezza, alla pensione. Il dato nazionale, per il quale lISTAT continua ad affinare i propri strumenti di rilevazione, viene costantemente confermato dalle ispezioni, ancora troppo scarse, delle direzioni provinciali del lavoro e dalle nostre esperienze sul campo. Anche nel Lazio, infatti, il fenomeno ha assunto dimensioni preoccupanti. Cresciuto allombra di una cultura della legalit che si tende ad interpretare in modo ristretto e che ancora non considera il rispetto del lavoro e dei suoi diritti un parametro oggettivo dellindice della legalit E allombra di una preoccupante rassegnazione che contempla lirregolarit come parte di un calvario al quale il lavoratore deve sottoporsi fino al raggiungimento, che talvolta non consegue, della regolarizzazione. E potuto cos accadere che perfino fuori dalla sede del Consiglio regionale un cantiere, visitato dagli ispettori, utilizzasse lavoratori in nero. La ricerca sul campo, della quale ringraziamo Palmieri e naturalmente la Fondazione Cesar, ci spiega anche come il lavoro nero non sia ai margini ma dentro le economie delle comunit. Lanalisi dei diversi comparti mette insieme le direttrici dello sviluppo dei territori osservati e luso distorto della forza lavoro. Le testimonianze aiutano a comprendere lumanit negata che sottende le cifre spaventose della irregolarit. Caporali e paghe da fame, infortuni denunciati come incidenti domestici, e ricatti soprattutto nei confronti delle migliaia di lavoratori migranti della regione. Non di rado, la ricerca prova a seguire questa strada, il lavoro illegale viene utilizzato in una parte del processo dellinfiltrazione criminale. Riciclo di denaro, o smaltimento dei rifiuti tossici, attivit finanziarie e mercati ortofrutticoli. Spesso infatti il tratto dellinvisibilit del sommerso si combina con la crescita e lo sviluppo di economie illegali. In alcuni casi il nero (ma anche lillegalit tout-court) incrocia lattivit della P.A.. Soprattutto le modalit con cui si affidano appalti o si rilasciano concessioni mostrano la loro intrinseca debolezza. Quando non colpevolezza. Si conferma cos, con questa che proponiamo come un contributo utile al dibattito regionale, non solo la ragione che ha condotto Cgil Cisl e Uil ad avanzare le proposte che hanno gi determinato, attraverso i decreti Bersani e la Finanziaria, un cambio di passo del governo nazionale, ma anche le motivazioni delle nostre proposte a livello regionale e lurgenza della legge, che gi concordata con le parti sociali, deve essere ora approvata dal Consiglio.

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C infatti la necessit di considerare la qualit del lavoro ed il rispetto dei diritti dei lavoratori come la premessa per la qualit dello sviluppo della nostra regione. Da questo punto di vista la definizione di nuove regole per laffidamento degli appalti della regione e dei comuni debbono essere utilizzate come norme positive per sostenere la crescita delle imprese sane. Siamo anche convinti che accanto alle norme ed ai comportamenti virtuosi e organizzati della P.A., in senso largo, vada decisa una campagna capillare nei territori, nelle scuole, che sappia fare del riconoscimento del valore del lavoro, a partire dai diritti e dalla cultura della legalit, un tratto della propria identit territoriale. Anche da questo punto di vista la nostra collaborazione con la Fondazione Caesar pu costituire un esempio di ricerca sociale e al tempo stesso, sollecitare le energie sane delle comunit regionali a misurarsi giorno per giorno nel contrasto, anche culturale, al lavoro sommerso e allillegalit. Walter Schiavella Segretario Generale CGIL Lazio

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Premessa: Leconomia irregolare Il lavoro sommerso e quello nero (preferiamo lasciare divisi i due aggettivi) non sono questioni marginali della realt italiana; sono, invece, parte consistente e funzionale della struttura produttiva nazionale, con tutte le ricadute che ad esso si riconducono, potenzialmente positive se assicurassero una sorta di accumulazione originaria in aree ancora poco sviluppate, o sicuramente negative in quanto obbligano le imprese a bloccarsi nellimpossibilit di emergere, ma soprattutto paralizzano i lavoratori alla necessit di restare invisibili. Indubbiamente il sommerso e il nero generano una sorta di attrazione/rimozione: rimozione perch intrattabili, poco monitorati, non inquadrati, quindi difficilmente stimabili perch sovrabbondanti di ipotesi poco verificabili; attrazione perch bisogna cimentarsi con argomenti di frontiera, dove le conoscenze non sono consolidate, pertanto destinate ad affinamenti e precisazioni. Lesistenza di unampia economia irregolare (dallevasione fiscale al lavoro nero) ha fatto s che i tanti problemi generati da questo fenomeno divenissero un fatto acquisito, tanto da trovare un riconoscimento istituzionale. Basti pensare alla costituzione, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, di un apposito Comitato per lemersione dal lavoro non regolare o alliniziativa dellINPS di autorizzare la stipula di protocolli dintesa con istituzioni e organismi interessati per la costituzione di osservatori regionali sul lavoro nero, leconomia sommersa, levasione e lelusione contributiva. Numerosi, inoltre, sono i segnali di crescente attenzione a questi temi anche da parte dellUnione Europea, che li ha fatti entrare in agenda come evidenziano alcuni espliciti riferimenti ed indicazioni contenute nelle Linee guida proposte dalla Commissione europea a partire dal 2000 come indir