Genius loci an sistema economico

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  • 1. Master FORMEZ UNIMOLPolitiche pubbliche e sviluppo del territorio Politiche regionali di sviluppo e analisi del contesto socio-economico Antonio Bonetti Campobasso, febbraio 2008
  • 2. 1. Obiettivi generali e limiti del seminario OBIETTIVI: LIMITI: Comprendere le basi Lattenzione si concentra logiche delle aggregazioni sulle politiche strutturali di statistico-territoriali e sviluppo socio-economico. Non si considerano delle stesse analisi socio- programmi settoriali e piani economiche territoriali. Approfondire i molteplici Si considerano come aspetti delle analisi socio- acquisite le conoscenze di economiche. statistica di base e quelle sui limiti delle varie fonti statistiche e dei dati statistici.
  • 3. 2. Collegamento logico con altri seminari del Master Analisi degli obiettivi di governo; Analisi del sistema dei bisogni; Analisi e mappatura dei territori; Programmazione delle politiche pubbliche. Analisi sistemi socio-economici
  • 4. 3. Il percorso logico del seminario1. Fondamento teorico delle politiche strutturali di sviluppo e programmi regionali complessi;2. Economie regionali e analisi territoriali;3. Classificazioni e fonti statistiche di riferimento nellanalisi dei sistemi socio- economici;4. Lanalisi del contesto socio-economico.
  • 5. 4. Il dibattito sullintervento pubblico in economiaLa teoria economica neoclassica ha sempre sostenuto chein condizioni di concorrenza perfetta e sotto altre ipotesi(condizioni che non si riscontrano mai nel concreto operaredei mercati) leconomia di mercato produce unallocazionedelle risorse efficiente ed anche equa.Lintervento pubblico in economia, quindi, non avrebberagione di essere (filosofia del laissez-faire).Le politiche pubbliche da realizzare sarebbero solo quelleproprie di uno Stato minimale: (i) sicurezza nazionale etutela dellordine pubblico; (ii) amministrazione dellagiustizia; (iii) interventi volti ad assicurare lordinatofunzionamento dei mercati.
  • 6. 5. La teoria neoclassica della crescitaLa teoria economica neoclassica della crescita (Solow,1957), in particolare, sostiene che in presenza di ipotesi diconcorrenza perfetta e mobilit dei fattori produttivi, iprocessi di squilibrio nel trend di crescita e gli eventualidivari di sviluppo (inter-regionali e/o internazionali) sonosolo temporanei e tendono ad essere riassorbiti attraverso glistessi meccanismi di mercato.Le forze di mercato producono un equilibrio di steady-state,caratterizzato dalla convergenza di tutte le regioni sulsentiero di sviluppo reso possibile dai fattori strutturali dellacrescita economica (popolazione, dotazione di capitale fisicoe progresso tecnologico).Anche lintervento pubblico a sostegno delle aree piarretrate, quindi, viene criticato.
  • 7. 6. I divari di sviluppo e i modelli centro-periferiaGi negli anni Cinquanta, nellambito delle analisi sullecondizioni di sottosviluppo del Terzo Mondo, invece, emergechiaramente lesistenza di processi circolari di causazionecumulativa: aree che registrano dei ritardi di sviluppo, invece diconvergere sui tassi di crescita di quelle pi avanzate (processi dicatching up), nel corso del tempo potrebbe perdere ulteriormenteterreno (Myrdal, 1957).Si inizia a parlare di modelli di centro-periferia (centre-periphery), per cui a livello regionale, nazionale e internazionale,esistono dei centri e delle periferie, con divari di crescitapersistenti se non destinati ad aumentare nel tempo. Lidea difondo che nelle aree gi sviluppate si inneschino dei processicumulativi per cui queste aree continuano ad attrarre i fattoriproduttivi mobili migliori a discapito delle altre.
  • 8. 7. La New Economic GeographyLidea che la presenza di imprese monopolistiche e di rendimentiproduttivi crescenti possano acuire i divari di sviluppo stataripresa nellambito della c.d. New Economic Geography(Krugman, 1991a; 1991b).In tale teoria suffragata da molteplici riscontri empirici suidivari di sviluppo - giocano un ruolo determinante nellalimentarei processi di causazione cumulativa le economie diagglomerazione, ossia i risparmi di costi connessi allaconcentrazione spaziale delle attivit produttive e alla migliorecircolazione su scala locale delle informazioni.Tale approccio ha costituito la base teorica di riferimento delQuadro Comunitario di Sostegno Ob. 1 2000-2006, imperniato sulrafforzamento nel Mezzogiorno della capacit di attrazione deifattori mobili.
  • 9. 8. Intervento pubblico e politica regionale comunitariaLa politica regionale comunitaria per le aree pi arretrate(aree Obiettivo 1) nasce sul finire degli anni Ottanta(riforma dei Fondi del 1988) anche per il fatto che, dopolingresso nel 1986 di Spagna e Portogallo, risultava semprepi evidente lesistenza di: (i) forti divari di sviluppo fra levarie regioni europee e (ii) un core costituito dalla c.d.hot banana e da molteplici aree periferiche.La politica regionale dellUE ha prodotto risultati discutibiliin termini di convergenza delle regioni pi arretrate.I divari di sviluppo fra le regioni, inevitabilmente, si sonoulteriormente acuiti con lingresso di 12 nuovi Stati Membripi poveri della media comunitaria della UE15.
  • 10. 9. Perch confermare oggi la politica regionale comunitaria?La politica regionale comunitaria ancora oggi serve perfavorire la crescita delle aree pi arretrate e/o limitareleventuale acuirsi dei divari di sviluppo, in quantolobiettivo politico sempre lo stesso: avvicinaregradualmente obiettivi di sviluppo e di policy di StatiMembri e Regioni tanto diverse.Lidea di fondo, in altri termini, sempre la stessa: laconvergenza economica pu produrre pi coesione socialee politica (Leonardi, 1998).La politica regionale dellUE, ovviamente, viene ancorafortemente difesa dalle regioni. Il processo di empowermentdelle regioni nellarena politica comunitaria, infatti, legatoanzitutto alla politica di coesione dellUE.
  • 11. 10. Classificazione indicativa delle politiche strutturali di sviluppo Politiche interne: interne - azioni di sistema (interventi di capacity building);Politiche di sviluppo - progetti; - programmi settoriali; - programmi territoriali complessi. Aiuto allo sviluppo
  • 12. 11. I programmi complessi cofinanziati dai Fondi StrutturaliI programmi cofinanziati dai Fondi Strutturali (inparticolare quelli per le regioni Ob. 1) si sono sempreconfigurati come programmi complessi, ossia:- multi-scopo: si deve raggiungere un obiettivo globale, multi-scopoattraverso il raggiungimento di vari obiettivi specificiintermedi. Non si interviene con dei progetti locali disviluppo, ma con autentici programmi pluriennali;- multi-azione: i programmi prevedono diverse tipologie di multi-azioneintervento, che interessano varie funzioni di policy e varisettori economici;- multi-target: i programmi complessi puntano a multi-targetmigliorare condizioni e opportunit di crescita sociali didiverse categorie di beneficiari.
  • 13. 12. La rilevanza dellanalisi di contesto nella fase di programmazioneI programmi territoriali hanno la finalit precipua dirimuovere i fattori di criticit ostativi dei processi di crescitaeconomica. Tali fattori potrebbero essere riconducibili avarie cause che si cerca di comprendere con lanalisi dicontesto: carenza locale di materie prime e di capitale fisico,scarsa disponibilit di lavoratori con elevati livelli diqualificazione, prevalenza di popolazione anziana e quindilimitata disponibilit di individui con elevata propensione alconsumo e/o agli investimenti, struttura produttivaimperniata su settori produttivi maturi e altr