e dal 1897 e - .tengono una sufficiente vitalit . ... disturbatori della quiete pubblica, in cui

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  • Anno 116

    20 OTTOBRE 2013

    e 1,10

    Poste italiane s.p.a. Sped. in a.p.D.L. 353/2003 (conv. inL. 27/02/2004 n 46) art. 1, comma 1, DCB Filiale di PistoiaDirezione, Redazionee Amministrazione:PISTOIA Via Puccini, 38Tel. 0573/308372 Fax 0573/28616e_mail: info@settimanalelavita.itwww.settimanalelavita.itAbb. annuo e 45,00(Sostenitore e 65,00)c/cp n. 11044518 Pistoia

    37VitaLaG I O R N A L E C A T T O L I C O T O S C A N O e 1,10

    dal 1897

    CONTIENE I.P.

    LA PARROCCHIA SINODALEAllinterno della comunit parrocchiale si vive laprima esperienza cristiana e si mettono in atto i carismi che ciascuno possiedeper il bene comune

    PAGINA 2

    SETTANTA ANNI FAINIZIAVA LIMPEGNODEI POLITICI CATTOLICI ITALIANILa memoria dellentusiasmo di quel tempo dovrebbe riaccendere gli stessisentimenti dei cristianidi oggi

    PAGINA 5

    LA LEGGE DI STABILITANiente macelleria socialee neppuregrandi svolte.

    PAGINA 13

    IL VECCHIO E ANNOSOPROBLEMA DELLE CARCERISi continua a parlare disituazioni drammatiche,quasi a livelli disumani, ma lasoluzionenon si vedeancora

    PAGINA 14

    CE UN VASTO MONDO CHE CHIEDE ANCORA PANEI Paesi in via di sviluppo fanno progressi, ma serve un maggior impegnosu vari fronti PAGINA 15

    osa deve fare un settimanale cattoli-co se non continuare a ripetere, opportu-ne et inopportune, le cose importanti e

    urgenti che attendono che qualcu-no le prenda decisamente in mano e le realizzi? Specialmente quando il papa le ripete in tutti i toni e fa capire che assolutamente neces-sario mettersi in pari con impegni che ormai risalgono al tempo pas-sato? Ora si d il caso che proprio lui abbia detto recentemente que-ste precise parole: Un vescovo che non ha i consigli pastorali non un vescovo, un parroco che non ha il consiglio pastorale non un parroco. Difficile essere pi chiari. Papa Francesco gode di una stima universale e convinta, ma non sufficiente che questa venga espressa a parole, bisogna dimo-strarla coi fatti. Si direbbe in ger-go: Non fiori, ma opere di bene. Per rinnovare la chiesa, Francesco che sta facendo le cose con molta determinazione e seriet ha biso-gno di essere aiutato da tutti noi.

    Urge sempre di pi il rinno-vamento della chiesa come era stato programmato dal concilio Vaticano II, il concilio della chiesa sulla chiesa. La chiesa, ci stato detto ormai quasi fino alla noia, di tutti e ha bisogno di tutti, nessuno eccettuato. Ognuno dal proprio posto pu e deve portare un contributo personale, che non pu essere delegato a nessuno. Il carisma che lo Spirito d a cia-scuno assolutamente personale; se il detentore non lo usa e non lo mette a frutto per il bene comu-ne, esso va perduto. E la comunit si impoverisce. Il mosaico non completo, manca di un tassello. Il pensiero che ognuno conserva la sua importanza nel piano di Dio dovrebbe riempire lanimo di gioia e mantenere vivo in noi il senso

    Cdi responsabilit. Il programma di J.H. Newman dovrebbe essere il punto di riferimento per tutti: Dio mi ha creato per rendergli un determinato servizio. Mi ha affi-dato unopera che non ha affidato a nessunaltra persona. Io ho la mia missione. Un dono e un im-pegno.

    Si conosce abbastanza bene la storia dei consigli presbiterali: accolti con entusiasmo alla fine del concilio, che trovava in essi la concretizzazione della sua idea fondamentale (la chiesa il popo-lo di Dio), anche perch, in quel tempo la partecipazione alla vita collettiva godeva di stima e simpa-tia, piano piano si sono sgonfiati e oggi soltanto raramente essi man-tengono una sufficiente vitalit. In non pochi casi sono addirittura scomparsi, il che pi duole senza rimorsi e rimpianti. Decisamente un ritorno allindietro, un vero e proprio abbandono di un mezzo in cui erano state riposte tante speranze. Le dure parole del papa

    avranno una positiva risonanza nelle nostre comunit? Tutti i veri cristiani ne dovrebbero essere pre-occupati e sollecitare, essi stessi, senza paure e senza timidezze, ladempimento di quanto ci sta-to richiesto. stato ancora papa Francesco a domandare in parti-colare ai giovani di diventare sani disturbatori della quiete pubblica, in cui le comunit cristiane tro-vano le loro preferenze. Fatevi sentire, parlate ad alta voce, con rispetto ma anche con decisione e risolutezza. Si tratta insieme di un vostro dovere e un vostro diritto. Ai diritti si pu anche rinunciare, ma ai doveri no. Se le voci riuscis-sero a formare un vero coro, quel-lo sarebbe il segno che la chiesa diventata realmente il popolo di Dio e potremmo anche aggiungere: Se un popolo si desta, Dio si met-te alla sua testa.

    La grande obiezione che si por-ta per esimersi dallimpegno di creare i consigli pastorali quella della impreparazione dei nostri

    fedeli a un compito cos delicato e difficile. Almeno qualche volta questo non vero, perch le nostre parrocchie dispongono normal-mente di piccoli gruppi di persone che hanno dimestichezza con la vita della chiesa, che partecipano alle sue gioie e alle sofferenze, ai suoi successi e ai suoi fallimenti. Potrebbe essere questo un uti-le punto di partenza, ricordan-do anche il vecchio programma dellAzione Cattolica, secondo il quale leducazione doveva essere fatta nellazione. Occorre pazien-za, costanza e capacit di non scoraggiarsi di fronte alle imman-cabili difficolt. Lo Spirito Santo far il resto e la preghiera supplir alle nostre deficienze.

    In fin dei conti, largomento della impreparazione si ritorce su se stesso. Perch chi sono i primi responsabili delleducazione e del-la formazione, se non coloro che sono stati posti a reggere e gui-dare la chiesa di Dio?

    Giordano Frosini

    Sinodaliturge

  • 2 n. 37 20 Ottobre 2013 LaVitaprimo piano

    a parrocchia lunit di base della comunit cristiana, normalmente, dopo quella familiare, la

    prima esperienza di chiesa. E, come dalla partecipazione alla sua vita si misura il grado di appartenenza e di vicinanza a essa, cos dalla parte-cipazione alla sua vita e alla missio-ne si misura il grado di sinodalit di cui siamo artefici e testimoni. Leducazione al senso di compar-tecipazione e di corresponsabilit comincia nella propria parrocchia, anche se pu essere completata e corroborata in gruppi specializzati di spiritualit. Purch questi non si abbandonino alla tentazione di vivere in modo estraneo e alterna-tivo la propria vocazione cristiana, fuori dalle tradizionali matrici della vita di fede e di comunione. La parrocchia, anche se porta i segni della propria specificit, non ha consistenza e autonomia completa, essendo parte integrante della chiesa particolare, che la chiesa del vescovo, di cui il parroco rima-ne il sostituto e il rappresentante. Nellunione col parroco si realizza anche lunione col vescovo, dando per scontato (il che purtroppo non sempre avviene) che il parroco viva in piena comunione di intenti col suo vescovo.

    Il consIglIopastorale

    Organo tipico della comunio-ne e della sinodalit parrocchiale rimane il consiglio pastorale, che vive e opera con le stesse modalit del consiglio pastorale diocesano. Ancora una partecipazione rap-presentativa di tutte le frazioni in cui divisa la parrocchia e di tutte le categorie di fedeli, ancora il voto consultivo, ancora limpegno comune di studiare e provvedere alle necessit dellintera comunit. Come sempre, forse in questo caso pi di sempre, si avverte la necessit di mettere allordine del giorno argomenti di effettiva importanza, che meritino latten-zione e suscitino limpegno dei cristiani pi maturi e responsabili. Chi condivide le preoccupazioni che gravano oggi sulle spalle della chiesa (il calo delle presenze nelle nostre celebrazioni, la necessit della testimonianza di vita della comunit parrocchiale, il problema sempre pi vasto e complesso dei lontani, la secolarizzazione e il materialismo imperanti, limpegno della carit in favore dei pi poveri e diseredati, la cura dei catechisti non di rado abbandonati alle loro deboli forze, laccoglienza dei forestieri, lattenzione alle celebra-zioni liturgiche, la diffusione del pensiero sociale della chiesa) non avr difficolt a trovare argomenti degni almeno di essere studiati e approfonditi con il contributo di tutti. Fra questi non dovrebbero

    ALLORDINE DEL GIORNO

    Sinodalit parrocchiale

    L

    essere dimenticati i problemi della gente, del paese, del lavoro, della povert in particolare. Leducazio-ne della Lumen gentium dovrebbe essere completata con quella della Gaudium et spes. La chiesa non c per se stessa ma per il Regno di Dio, per il mondo. Il superamento delle concezioni e delle pratiche autoreferenziali deve realizzarsi anzitutto allinterno delle comunit parrocchiali. proprio allinterno di esse che devono essere superati gli atteggiamenti dello spiritualismo e dellindividualismo, vecchia e quasi inguaribile malattia che la chiesa si porta da sempre dietro.

    I laici sono depositari di questa vocazione e missione per mandato divino e non per una semplice e posticcia autorizzazione ecclesia-stica. Non si cristiani soltanto perch si partecipa alla messa e alle altre funzioni religiose. C qualcosaltro da fare. E nessuno dispensato da questa attiva e ne-cessaria collaborazione. Veramente la chiesa di tutti e la sinodalit chiamata a spandersi su tutto quan-to il suo corpo.

    Due pIanI DIstIntISar necessario per questo im-

    postare la propria attivit pastorale su due piani distinti, per riservare ai pi fedeli e ai pi disponibili una formazione migliore e una cura pi adeguata alle attuali esigenze. Oggi si parla in questo senso di comunit alternativa, di minoranze creative, di pastorale a macchia di leopardo. Espressioni nuove che ripetono, al-meno in parte, una sostanza antica.

    Lattivit della chiesa si sempre svolta con queste caratteristiche, con queste impostazioni. Il richiamo impellente della sinodalit, dellazio-ne comune, della fraternit nelles-s