Bonifacio VIII

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Text of Bonifacio VIII

BONIFACIO VIIIEnciclopedia dei Papi (2000) di Eugenio Dupr TheseiderBonifacio VIIINon si conosce la data di nascita di Benedetto Caetani, il futuro B.: forse da situare nel quarto decennio del Duecento (1235?). Nacque quasi certamente in Anagni, da una famiglia della piccola nobilt della Campagna: il padre Roffredo e la madre Emilia dei signori di Guarcino (detti anche "di Patrasso"), imparentata con i conti di Segni, ebbero vari figli dopo il primogenito Roffredo: Benedetto era forse tra i pi giovani. Di lui non abbiamo notizia prima del 1260, quando Alessandro IV gli permise di assumere un canonicato nella cattedrale di Todi (un altro ne aveva gi in Anagni), dove Benedetto deve essersi portato allorch (1252) suo zio paterno Pietro Caetani ne divenne vescovo. Ebbe allora inizio una sua lunga e affettuosa consuetudine con quella citt umbra, di cui il fratello Roffredo (1283-1284) e quindi egli stesso (1297) vennero eletti podest. Presso Todi gli appartenne il piccolo castello di Sismano, forse lasciatogli dallo zio vescovo. Pu darsi che in Todi abbia iniziato privatamente lo studio del diritto, continuandolo a Spoleto e Perugia. Ipotesi abbastanza plausibile che vi si dedicasse in modo pi profondo e sistematico all'Universit di Bologna, dove fu certamente, ma in data non precisabile. Assai dubbio invece che abbia frequentato anche lo Studio di Parigi. Comunque, la sua eccezionale cultura giuridica, particolarmente nel campo del diritto canonico, dovette completarsi negli anni in cui fu alla Curia romana, impareggiabile scuola, che lo form anche come diplomatico e statista, durante un trentennio di attivit, in cui ebbe spesso incarichi di fiducia. Le sue grandi missioni in Francia e in Inghilterra gli permisero di formarsi una vasta esperienza e lo fecero apprezzare da parte dei capimissione e futuri papi; non un caso se durante i loro pontificati percorse rapidamente la carriera curiale, come avvocato concistoriale, notaio, cancelliere e infine cardinale. Nel 1264 andava a Parigi, come segretario del cardinale legato Simon de Brie (poi Martino IV). Di l, nell'anno successivo, e fino al 1268, accompagnava in Inghilterra un altro cardinale legato, Ottobono Fieschi (il futuro Adriano V). Benedetto ricorder, pi tardi, di esser stato assediato allora nella torre di Londra e liberato dal futuro Edoardo I. Da quel tempo ebbe sempre simpatia per quel re, e ne pu esser derivato, di riflesso, un certo pregiudizio verso il re di Francia, Filippo IV il Bello. Durante il suo brevissimo pontificato (1276) Adriano V lo inviava in Francia per sopraintendere alla raccolta delle decime della crociata, e fu anche questa una utile esperienza nel campo finanziario. Insieme col cardinale Matteo Rosso Orsini e per incarico di Niccol III condusse nel 1280 le trattative fra Rodolfo d'Asburgo e Carlo I d'Angi. Martino IV lo faceva cardinale diacono di S. Nicola in Carcere (12 aprile 1281), autorizzandolo a conservare i molti benefici di cui godeva (diciassette, dei quali otto in Francia). Una missione di scarso rilievo (presso Carlo d'Angi, per dissuaderlo dal duello con Pietro III d'Aragona) lo metteva a contatto con il grave problema delle conseguenze del Vespro siciliano, questione destinata a influire profondamente su tutto il suo pontificato. Fin da allora dovette simpatizzare con l'Angioino, tanto che (come pi tardi ricorder) lo rimproveravano di essere "gallicus", cio filofrancese e antiromano. Di positivo c' che protesse ed aiut sempre casa d'Angi. Nel 1289, essendo papa Niccol IV, suo grande protettore, unitamente al cardinale Latino Malabranca ed altri cardinali si occupava di una intricata questione giurisdizionale fra il re di Portogallo e quella Chiesa, a proposito di appropriazioni ed ingerenze indebite da parte dell'autorit laica, affrontando nella relazione conclusiva, forse opera sua, il problema dei rapporti fra i due poteri: un precedente d'indubbia importanza per gli altri pi gravi conflitti che impegneranno poi Benedetto da pontefice. Ebbe subito dopo a occuparsi del problema siciliano. Essendo Carlo II d'Angi assediato in Gaeta da Giacomo II d'Aragona, da Roma partivano in legazione i cardinali Gerardo di Sabina e Benedetto Caetani. Ma Carlo non volle neppure riceverli, finendo invece per accettare la mediazione inglese per una tregua. Pi tardi Caetani, da papa, gli rimproverer questo passo, troppo affrettato e non autorizzato dalla Chiesa. Speciale interesse presenta la grande legazione in Francia dei medesimi cardinali (primavera del 1290). Fu l'occasione in cui Benedetto si afferm veramente come abile negoziatore, ma anche come battagliero assertore del punto di vista della Curia romana. Varie e delicate erano le questioni da trattare, sia sul piano internazionale sia interno della Francia. Tra queste, e non riguardava solo la Francia, v'era il grosso dissidio fra clero secolare e clero regolare, provocato dalla bolla di Niccol III (Exiit qui seminat) a favore degli Ordini mendicanti. Nel novembre del 1290 si adunava per dirimere tale questione, in Parigi, un sinodo, nel quale Caetani, dimostrando una perfetta conoscenza e padronanza del problema, assunse una netta posizione, destinata a suscitare nel mondo francese vive ostilit e antipatie, che si sarebbero protratte assai a lungo. In quell'occasione Benedetto apparve per la prima volta nella sua piena personalit di duro polemista, beffardo, anzi mordace parlatore, altero formulatore di ordini. Durante tutto il 1290 i legati restarono in Francia, per condurre in porto due importanti accordi internazionali, tra Francia ed Aragona, e fra Aragonesi e Angioini (convegno di Tarascona, febbraio 1291). Al suo ritorno a Roma, Caetani venne promosso cardinale prete di S. Martino ai Monti (22 settembre 1291), anche questa volta senza perdere gli altri canonicati e prebende. Cos, grazie all'ascendente che aveva e che veniva consolidando sempre pi, pot favorire la fortuna della propria famiglia. Il fratello Roffredo diveniva senatore di Roma per il 1291-1292. Alla sua morte l'affetto del cardinale (e poi del papa) si concentr tutto sui nipoti, specie su Pietro, che egli fece marchese di Ancona. L'ingente capitale accumulato con i redditi delle sue varie prebende gli permise di accarezzare e poi tradurre in atto, valendosi senza scrupoli della sua alta posizione ufficiale, un vasto e organico piano di azione, inteso a costituire per la sua famiglia un solido patrimonio fondiario. Non soltanto gli premeva di mettere i Caetani in grado di reggere al confronto con le grandi casate dell'aristocrazia baronale romana, gi illustri per aver fornito alla Chiesa papi e cardinali, ma voleva anche costituirsi in tal modo una sicura piattaforma di potenza. Per tali acquisti patrimoniali Benedetto procedeva in modo sistematico, in genere preferendo localit che avessero valore di chiave o di capisaldi per ulteriori acquisizioni, s da accerchiare e costringere poi alla cessione un numero sempre maggiore di altri proprietari. Dopo i primi sporadici inizi (in Anagni, 1278), i suoi acquisti divenivano considerevoli con la compera del castello di Selvamolle presso Ferentino e si allargarono rapidamente nella zona fra Anagni, Alatri e Ferentino. stato assai bene rilevato da G. Falco (Sulla formazione e la costituzione della signoria dei Caetani) che, fin dall'inizio di tali acquisti, si manifest una sorda rivalit fra Caetani e i Colonna. Da principio ci avvenne in clima di accordo: insieme, Giacomo Colonna e Benedetto condussero le trattative di pace fra Roma e Viterbo (1291) ed a questa citt fecero un cospicuo prestito; nel 1293 Benedetto aiutava Pietro Colonna a comprare il dominio feudale su Nepi. Allo scontro palese fra Colonna e Caetani si giunse per due localit della Marittima, dove stava disgregandosi il patrimonio degli Annibaldi: Norma e Ninfa. Sembra che Caetani arrivasse per primo ad acquistare Norma (per 26.500 fiorini, nel 1292), al che i Colonna rispondevano con l'acquisto di Ninfa, che per nel 1297, dopo la loro rovina, sarebbe passata ai Caetani. In due altre zone Benedetto, prima da cardinale poi da papa, provvedeva ad acquistare terre e titoli feudali per i propri parenti: in Terra di Lavoro, dove s'avvalse del favore di Carlo II per ottenere al nipote Roffredo (II) l'investitura delle localit di Vairano e di Calvi, e poi (27 febbraio 1295) della Contea di Caserta; e nel Patrimonio di S. Pietro in Tuscia, dove per qualche tempo procur a un suo nipote la grande Contea aldobrandesca, attraverso un matrimonio veramente mal assortito e anche poco duraturo. Un altro sposalizio, ma con durevoli e positive conseguenze patrimoniali, assicur ai Caetani la Contea di Fondi. Da notare che, dove pot, Caetani fu attento a che le varie acquisizioni avvenissero in modo giuridicamente ineccepibile e fossero garantite da validi titoli di propriet o di possesso: tale, la bolla di investitura feudale che rilasci nel 1300 al nipote Pietro Caetani per tutti i suoi acquisti. In questo modo, alla sua morte la fortuna territoriale di casa Caetani era assicurata perch fondata su un complesso omogeneo di terre e di localit, anche se andr perduto quello che proveniva dal favore del re angioino. L'accusa dei Colonna, che Caetani per questo scopo avesse attinto senza scrupoli alle casse della Chiesa, probabilmente infondata. Piuttosto resta dubbia la correttezza del suo agire. I papi precedenti (Martino IV e Niccol IV) avevano vietato che si alienassero a baroni romani le terre della Campagna e della Marittima, ma Caetani giustific l'infrazione commessa, allegando la particolare devozione che la sua famiglia aveva ed avrebbe sempre avuto per la Chiesa. Il lungo conclave del 1292-1293, succeduto alla morte di Niccol IV, doveva vedere i cardinali discordi, e poi in fuga da Roma e dai calori estivi. Caetani si ridusse alla sua Anagni e poi al castello di Sismano, sempre solo e facente parte per se stesso, non essendo legato ad alcuno dei due schieramenti contrapposti dei Colonna e degli Orsini. E