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Aspetti psicologici della gravidanza e della genitorialit Pivetti Monica

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Introduzione Come ben sa chi ha figli, la nascita del primo figlio

2 un evento cruciale per la vita delluomo e

della donna3, sia negli aspetti pi concreti che in quelli psicologici, e diventa uno spartiacque tra il

prima e il dopo la nascita (Binda e Rosnati, 1997). Dal punto di vista psicologico, molti autori

concordano nel ritenere il divenire genitori non tanto il momento in cui si concepisce o si mette al

mondo un bambino, bens il periodo pi o meno lungo di transizione alla genitorialit. Questa

transizione prende origine dalla storia personale di ciascuno, dal contesto familiare in cui ognuno

inserito e dalle aspettative che la societ ha nei confronti dei ruoli genitoriali (Cristallo e Scamperle,

2006).

Nella societ odierna, avere un figlio sempre pi spesso frutto di una scelta volontaria per effetto

dellampia diffusione della contraccezione. Inoltre, molto spesso tale evento spostato in avanti

nella vita degli individui e delle coppie, sia per effetto della crescente scolarizzazione e presenza nel

mercato lavorativo delle donne, sia per effetto del gioco dellattesa di una situazione di coppia o di

una situazione lavorativa o abitativa pi adeguata.

Se accolta generalmente in un clima di festa, la nascita di un figlio rappresenta un momento critico

per la coppia e per la famiglia tutta, che necessita una riorganizzazione importante della quotidianit

e del funzionamento della famiglia. Spesso levento va aldil delle aspettative che nel tempo i

membri della coppia si sono costruiti a riguardo e forse per questa sua potenzialit innovativa

temuto da alcune coppie.

Inoltre la nascita di un figlio ristruttura i ruoli presenti allinterno della famiglia, dove chi era figlio

(i membri della coppia) si trova improvvisamente genitori e chi era genitore diventa nonno. In

questi legami familiari, il rapporto con il figlio diventa un rapporto di dono, nel quale il figlio si

trova in una situazione di debito fin dalla nascita che dovr a un certo punto estinguere, mettendo

al mondo a sua volta un figlio e facendosene carico (oltre che accudire la generazione precedente, in

caso di necessit) (Boszormenyi-Nagy e Spark, 1973; Godbout, 1992).

1. Il divenire genitori Pi ancora del trasferirsi fuori della casa materna e del rito del matrimonio, lavere un figlio

considerato un evento critico nella transizione allo status adulto. Rispetto a se stesso, lindividuo ha

il compito psicologico di ridefinire la propria identit personale e di acquisire una nuova relazione,

quella con il proprio primogenito. Secondo Erikson (1984), i membri della coppia sviluppano la

capacit di prendersi cura della generazione successiva, in unassunzione di responsabilit che

virt tipicamente adulta. Secondo la rassegna condotta da Binda e Rosnati (1997), rispetto al

primogenito, lo stile di parenting, ossia quellinsieme di comportamenti che la coppia adotta pi o

meno consapevolmente con i propri figli, influenzato da:

- le esperienze che ciascun membro della coppia ha vissuto nella propria infanzia; in particolare, Bowlby (1999; 2000) e Ainsworth (2006) parlano di legami di attaccamento per

descrivere la relazione specifica e stabile, che si instaura tra il bambino e il caregiver

(generalmente la madre ma pu essere anche unaltra figura adulta), sulla base degli scambi

interattivi che si svolgono tra loro, al fine di garantire il benessere dellindividuo e la

protezione dai pericoli4. Alcuni recenti studi sulla trasmissione intergenerazionale di questi

1 Monica Pivetti Ricercatore Universitario presso Universit G. DAnnunzio di Chieti-Pescara, Chieti

2 Per brevit espositiva, nello scritto si parler di primogenito o figlio, intendendo sia il primogenito (maschio) che

la primogenita (femmina). 3 Sebbene con il termine famiglia ci si riferisca a una pluralit di progetti di vita come le coppie omosessuali, le

famiglie adottive, eccetera (Fruggeri, 1998), in questo scritto ci riferiremo alla coppia eterosessuale che ha un figlio

biologico. 4 Attraverso numerose ricerche osservazionali, Bowlby e Ainsworth hanno definito 4 tipologie di attaccamento che

legano la madre (o la figura principale di accudimento) e il bambino: (1) Stile "Sicuro": il bambino esplora l'ambiente e

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stili di attaccamento hanno evidenziato una forte correlazione tra esperienze vissute dai

genitori nellinfanzia e legami che essi instaurano a loro volta con i figli, ossia una tendenza

degli individui a riproporre con i propri figli le stesse esperienze vissute nella propria

infanzia e quindi copiare lo stesso stile di attaccamento (Main e collaboratori, 1993).

Certamente, cambiamenti negli stili di attaccamento possono avvenire attraverso

lesperienza con altre relazioni adulte non congruenti con i modelli acquisiti nellinfanzia

oppure attraverso esperienze emotive particolarmente forti.

- gli stili di parenting adottati dalla coppia: per esempio Simons e collaboratori (1990; 1993) distinguono 3 tipi di parenting: (1) constructive parenting, ossia il mettere in atto pratiche

educative che attraverso uninterazione frequente e stimolante per il bambino favorisce il

suo sviluppo fisico, psichico e sociale; (2) destructive parenting, ossia il mettere in atto

pratiche orientate alla coercizione e allobbedienza al fine di instaurare una disciplina; (3)

supportive parenting, ossia comportamenti di sostegno reciproco tra genitori

nellaccudimento dei figli e nel grande coinvolgimento affettivo e nellutilizzo di metodi

soft per ottenere disciplina.

- lorientamento valoriale dei genitori; per esempio Luster e collaboratori (1989) hanno osservato che le madri che considerano un valore fondamentale lautodeterminazione,

tendono a comportarsi in modo da sostenere le iniziative del proprio bambino, mentre le

madri che ritengono pi importante il conformarsi alle norme sociali tendono a rinforzare

lobbedienza alle regole.

- il livello di soddisfazione coniugale: infatti le coppie soddisfatte del loro matrimonio tendono ad attuare uno stile di parenting costruttivo (Simons, 1990, 1993).

- le attese sociali nei confronti dei ruoli genitoriali; infatti seppure la presenza delle donne sul mondo del lavoro sia andata crescendo, richiedendo un maggior coinvolgimento degli

uomini nei lavori domestici e nella cura dei figli, con la nascita del primo figlio si osserva

spesso una tradizionalizzazione dei ruoli (La Rossa e La Rossa, 1981), che attribuisce alla

donna il lavoro domestico e di accudimento dei figli. In particolare, le attese sociali riguardo

il lavoro educativo delle madri le caratterizza come progettatrici scientifiche delleducazione

del figlio, richiedendo alla donna crescente tempo, energie e competenze specifiche di

puericultura e sviluppo cognitivo del bambino (DeSingly, 1994).

Il conciliare tempo di lavoro e tempo della famiglia (Bramanti e Rossi, 1991) e il lavoro psicologico

di assunzione del ruolo materno mettono spesso la donna in una situazione di fragilit psicologica.

Per molte donne, le aspettative riguardo alla vita familiare nel dopo parto, spesso idealizzate, si

scontrano con il carico concreto di lavoro legato alle continue richieste di cura del neonato, con i

cambiamenti nella relazione coniugale e con la significativa riduzione nei rapporti sociali

(Tammentie et al., 2004).

La figura paterna contraddistinta tra una certa asincronia tra le pressioni sociali e il

comportamento quotidiano: se da una lato ci si aspetta una progressiva interscambiabilit dei ruoli,

molto spesso nel quotidiano il padre di supporto alla figura materna, nellambito di una divisione

sbilanciata del lavoro di cura della casa e di accudimento del figlio verso la madre. Inoltre, spesso i

ruoli vengono rinegoziati allinterno della coppia: se era stato trovato un equilibrio sulla

distribuzione dei compiti domestici prima della nascita del figlio, tale evento lo rimette in

discussione, a causa proprio della stessa natura biologica dei ruoli che, per esempio, consente solo

alla madre lallattamento della prole.

Riguardo al rientro al lavoro dopo la maternit, Shuster (1983) ha osservato 4 modi principali in cui

le donne riescono a combinare gli impegni familiari con quelli lavorativi, anche in relazione alla

gioca sotto lo sguardo vigile della madre con cui interagisce. Quando la madre esce e rimane con lo sconosciuto il

bambino visibilmente turbato. Al ritorno della madre si tranquillizza e si lascia consolare; (2) Stile "Insicuro Evitante":

il bambino esplora l'ambiente ignorando la madre, indifferente alla sua uscita e non si lascia avvicinare al suo ritorno;

(3) Stile "Insicuro Ambivalente": il bambino ha comportamenti contraddittori nei confronti della madre, a tratti la

ignora, a tratti cerca il contatto. Quando la madre se ne va e poi ritorna risulta inconsolabile; (4) Stile "Disorganizzato":

il bambino mette in atto dei comportamenti stereotipici, ed sorpreso/stupefatto quando la